Home C'era una volta Sacrilegio, il jazz in chiesa!

Sacrilegio, il jazz in chiesa!

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Il 6 settembre 1965 Duke Ellington riesce finalmente a realizzare uno dei suoi sogni d’artista cui tiene di più: un concerto di musica sacra in una chiesa.

Ritmi sensuali più vicini al demonio

Non è stato facile perché per lungo tempo il progetto è stato ostacolato dagli ambienti religiosi più conservatori che, pur non obiettando in linea di principio sul fatto che il jazz possa servire ad avvicinare a Dio come gli altri tipi di musica in realtà lo contrastano nei fatti ritenendo che quei suoni e soprattutto quei ritmi sensuali siano più vicini al demonio che al creatore dell’universo. Non son mancate aperte prese di posizione contrarie, ma in genere la linea scelta è stata quella del muro di gomma, della scoperta di qualche cavillo imprevisto per negargli il luogo. Perché non svolgere il concerto in un teatro? Perché no. Cocciuto come sempre Duke Ellington non si arrende e vuole suonare in una chiesa.

Un brano mai eseguito prima

Finalmente il 6 settembre del 1965 il sogno si avvera. Con la sua orchestra esegue lo speciale e desiderato concerto sotto le ampie volte della Cattedrale della Grazia di San Francisco. La sua esecuzione si articola su una concatenazione di brani tra i quali spiccano quelli tratti da altri suoi lavori già conosciuti come Black Brown and Beige o My People. Il cuore del concerto è però uno splendido brano mai eseguito prima, In the Beginning God, che si avvale del contributo speciale delle voci di Esther Marrow e Jon Hendricks. Il successo dell’esibizione non placa né le polemiche né le proteste da parte degli ambienti religiosi più ortodossi, ma il tabù è ormai rotto. Sull’onda del successo Duke Ellington replica il suo concerto in altre cinquanta chiese statunitensi e poi in Inghilterra, nelle cattedrali di Coventry e Cambridge.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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