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Santoni, tra le fusa e le parole

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Santoni
La cover del libro di Lucilio Santoni

Sosteneva lo zoologo ed etologo austriaco Konrad Lorenz che “pochi animali riescono a manifestare il loro umore attraverso le espressioni in modo tanto distinto quanto i gatti”. Non è dato sapere se Lucilio Santoni, autore di Fusa e parole tra umanità e gatti (Infinito edizioni, 2014) si sia ispirato al grande studioso viennese per scrivere questo piccolo ma prezioso libro; di sicuro, come Santoni ha scritto in uno dei racconti che compongono quest’agile volume, ne ha tratto l’insegnamento fondamentale per mettere su carta alcuni tra i sentimenti che si intrecciano tra noi umani e i nostri amici felini perché, in fondo, “le fusa non dicono nulla, ma permettono a chi le produce di prendersi cura del sole che nasce e che muore, dei gattini che crescono, del silenzio, della fragilità, della dolcezza. Di accettare la pioggia quando cade. Di accompagnare il sonno quando viene. Vibrano nella sofferenza e nella gioia. Forse favoriscono la capacità di ammirare la bellezza e forse di ringraziare per tutto questo”.

Lucilio Santoni e la sua “gattesca”

Santoni, brevi racconti per parlare di ”noi” e “loro”

Come già accennato, il libro di Santoni si compone di alcuni brevi racconti tutti incentrati sul rapporto, misterioso e affascinante allo stesso tempo, tra l’umanità e i gatti. Non è impresa facile delineare con poche ed efficaci parole questa relazione tra uomo e felino perché “è difficile descrivere alcune sensazioni a chi non ha provato la vicinanza di un animale. Il rischio è apparire pazzi, o almeno bizzarri. Qualcuno dice che tendiamo ad attribuire a questi compagni caratteristiche e sentimenti umani che non hanno”. E così, di volta in volta, i nostri fedeli quattrozampe diventano protagonisti nelle pagine di Santoni. È il caso di Una gravidanza felice e su come una dolce gattina bianca incinta faccia definitivamente sbocciare l’amore tra due ragazzi. È il caso di Camillo che scoprì l’amore, e dello struggente sentimento del “biondo” per una gattina morente. Ed è il caso Un gatto a teatro, la storia di un grosso micio rosso amante del teatro, ospite fisso alle relative rappresentazioni.

Ma la sensibilità di Santoni tocca il suo apice con due delicati e teneri racconti sui quali è davvero difficile trattenere le lacrime. Il primo è Ascolto vivo, la storia del “pazzo” Arturo e dei suoi gatti del porto. In realtà Arturo è la persona più sensibile del quartiere, compra i mici al negozio per dargli poi la libertà. Nelle sue quotidiane vicende, fa la conoscenza di una ragazzina, Carla, curiosa di conoscere meglio queste sue “stranezze”; che altro non sono che una particolare capacità di comprendere la lingua dei gatti e di scoprirne pensieri e sentimenti. E Carla la intenderà appieno davanti alla tragica morte del micio Calimero, il miglior amico di Arturo: “In quel momento a Carla sembra di udire qualcosa. Come una voce che le parla. Si concentra, cercando di dare un senso al dolore che prova. Le sembra assurdo tutto ciò che la circonda, auto, persone, case come alveari. La voce diventa più nitida. Riesce ad afferrarne le parole, il significato. È Calimero che le parla. Le dice di portare i saluti ad Arturo, suo unico e grande amico. Le dice che gli dispiace morire proprio adesso che aveva trovato lei, un’altra amica. A ogni modo, s’è divertito. Ha vissuto la propria vita libero e innamorato. È stato sempre davvero innamorato. Non ha sprecato neppure un giorno dietro a un padrone, un umano di mezza tacca. L’unico vero umano che ha stimato è Arturo. Si raccomanda ancora di salutarglielo. Le dice che magari si ritroveranno in cielo, lui nel paradiso degli animali, che sicuramente sarà molto vicino a quello degli uomini. E allora potrà sconfinare e andare a trovare l’amico. Per parlare ancora, della vita e della morte, degli amori e delle risate fatte insieme. Per l’eternità”.

Il secondo racconto di Santoni è Come spuntano le ali sul dorso dei gatti e su come possa essere struggente l’addio tra il padrone e il suo amico a quattrozampe dopo aver scoperto una malattia incurabile del micio: “Poi quando è quasi l’alba, luglio avanzato, dalla finestra aperta entra l‘amico felino sostenuto da grandi ali. Si posa, un attimo, sul cuscino sudato del bipede, lo sfiora con i polpastrelli morbidi e lo guarda di nuovo, un’ultima volta: ‘Già mi manchi, vita mia, ma chissà che un giorno, in un altro luogo lontano nel mondo e nel tempo, tu non mi porti nuovamente del cibo, come quella notte, e io una lucertola in dono’. Poi vola via”.

E se non dicessero altro che Libertà?

Si narra che il grande cantante Freddy Mercury, durante gli ultimi giorni della sua vita, volesse accanto a sé solo la sua compagna e i suoi amatissimi gatti. E che Delilah, la micia protagonista di una canzone di Innuendo, si trovasse proprio sul letto di Freddy al momento del trapasso.

E ci piace pensare che il suo mieow, reso magistralmente dalla chitarra di Brian May nella canzone, l’abbia accompagnato nell’ultimo viaggio. Quel mieow che, ci dice Lucilio Santoni, altro non significa che libertà.


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