Home C'era una volta Siamo neri come James Brown !

Siamo neri come James Brown !

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“Ehi man, guardami bene. Vedi come sono nero? Nero come lui, come James Brown. Capisci? Eppure l’arena è piena di fottuti bianchi. Sai perché? Perchè loro possono comprare i biglietti e noi no!”

La prevendita si fa ovunque ma non nei quartieri neri

“Non è una questione di soldi. Io i soldi ce li ho, ma sono venuto qui e mi hanno detto che è tutto esaurito. E sai perché è esaurito? Perché i biglietti sono stati venduti tutti in prevendita. E dove si fa la prevendita? Dappertutto ma non nei nostri quartieri! Io sono nero, James Brown è nero, mi piacciono le sue canzoni ma non posso ascoltarlo!” Il 10 luglio 1966 sono migliaia i ragazzi dei quartieri neri di Los Angeles che affollano i dintorni della stracolma Sports Arena nella speranza di poter assistere al concerto dell’ex rapinatore, bracciante, lustrascarpe e pugile James Brown che da almeno quattro anni è il loro idolo indiscusso. La rabbia per l’esclusione, che appare ai loro occhi come l’ennesima ingiustizia di un sistema che tende a emarginarli, sembra destinata a esaurirsi dopo qualche intemperanza verbale, magari ritmata in coro, e alcuni bidoni della spazzatura presi a calci e rovesciati.

I ragazzi reagiscono

I pochi agenti di polizia che presidiano all’esterno la Sports Arena vengono rinforzati da colleghi muniti di scudi, caschi e manganelli, più a scopo preventivo contro eventuali tentativi di sfondamento agli ingressi che per reale necessità. Almeno così pare ai cronisti che seguono l’evolversi della situazione. Man mano che il tempo passa la protesta tende ad affievolirsi e la folla lentamente si scioglie in piccoli gruppi che si rilanciano le note delle canzoni di James Brown e qualche slogan ironico. Improvvisamente, forse per sgomberare le uscite, agli agenti di polizia viene dato l’ordine di avanzare. È il panico. La folla si ricompatta, qualcuno corre, qualcun altro cade, i più decisi reagiscono. Vola qualche bottiglia, partono i primi lacrimogeni. I ragazzi reagiscono. In breve tempo è l’inferno. Le radio e le televisioni presenti diffondono la notizia e dai quartieri neri arrivano altri giovani, mentre la polizia fa affluire rinforzi. Per ore le strade che circondano lo Sports Arena sono teatro di scontri feroci. All’alba del giorno dopo il bilancio è di centinaia di arrestati e di altrettanti feriti.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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