Home C'era una volta Slide Hampton, un trombone senza confini

Slide Hampton, un trombone senza confini

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Il 21 aprile 1932 nasce a Jeannette, in Pennsylvania il trombonista Slide Hampton, un jazzista curioso e sperimentatore refrattario agli schemi e alle barriere tra i generi musicali. Registrato all’anagrafe con il nome di Locksley Wellington Hampton inizia a suonare il trombone in giovanissima età. Nel 1955 ottiene la sua prima importante scrittura al fianco di Buddy Johnson, con cui resta fino al 1956 quando entra a far parte dell’orchestra di Lionel Hampton. Nel 1957 lascia il suo più celebre omonimo per unirsi al gruppo del trombettista Maynard Ferguson, con cui rimane fino al 1959 quando oltre a dar vita a un proprio gruppo collabora con Curtis Fuller e Melba Liston, confermando le qualità d’arrangiatore già messe in mostra nella band di Ferguson. Unisce il suo trombone al lavoro di jazzisti come Art Blakey, Woody Herman e Dizzy Gillespie prima di trasferirsi a Parigi nel 1968. Instancabile giramondo se ne va poi in Germania dove, a Berlino, suona in varie orchestre radiofoniche. Con il trombettista Dusko Gojkovic dà vita alla Summit Big Band, un’orchestra che nei primi anni Settanta ottiene un grande successo in molte nazioni europee.

L’Europa è il paradiso per gli improvvisatori

La sua fissazione sono i gruppi composti da più tromboni, nei quali può sperimentare innovativi impasti timbrici con improvvisatori quali Kenny Clarke, Benny Bailey, Dexter Gordon e Bob Burgess. In quel periodo registra anche con la cantante Miriam Klein e con l’italiano Guido Manusardi. Convinto che in Europa gli improvvisatori abbiano maggior libertà e siano più apprezzati non torna frequentemente negli Stati Uniti. Nel 1977 suona con Dexter Gordon, Woody Shaw e Maynard Ferguson e guida, insieme a Jimmy Heath, il gruppo Continuum, che celebra le composizioni di Tadd Dameron. Nel 1979 forma a New York uno dei suoi gruppi migliori tra quelli composti da più tromboni con Clifford Adams, Clarence Banks, Curtis Fuller, Earl McIntyre, Douglas Purviance, Janice Robinson, Steve Turre e Papo Vasquez. Tra le sue collaborazioni vanno anche citate quelle con Barry Harris e con l’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis.

La tardiva rivalutazione della critica USA

Spesso sottovalutato dalla critica statunitense ha trovato in altre parti del mondo, soprattutto in Europa, i riconoscimenti che il suo talento merita. La sua tecnica, il suo gusto musicale, la sua abilità come arrangiatore ne fanno un artista tra i più completi della scena jazz internazionale. Musicista dal multiforme ingegno ha saputo superare con intelligenza e senza perdersi i ristretti confini dei generi per aprirsi a nuove esperienze. Anche la critica statunitense, che a lungo ha storto il naso di fronte alle sue scelte musicali, pian piano lo ha rivalutato regalandogli tardive soddisfazioni. È stato arrangiatore ufficiale della Carnegie Hall Orchestra di New York e ha lavorato con alcune star del pop come Diana Ross. Nel nuovo millennio per il suo lavoro come arrangiatore al fianco della cantante Dee Dee Bridgewater ha ricevuto nel 2005 un Grammy Award.

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Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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