Home C'era una volta The Rose: la condanna moralistica del rock e degli anni Sessanta

The Rose: la condanna moralistica del rock e degli anni Sessanta

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No Merchandising. Editorial Use Only. No Book Cover Usage. Mandatory Credit: Photo by Moviestore/REX/Shutterstock (1628777a) The Rose, Bette Midler Film and Television

Il 10 ottobre 1979 a Los Angeles viene presentato in prima visione mondiale “The Rose, un film diretto da Mark Rydell destinato a suscitare più di una perplessità.

Riferimenti facilmente riconoscibili

Annunciato da una colossale campagna promozionale il lungometraggio racconta gli ultimi cinque giorni di vita di una rockstar che muore per overdose nella quale è facilmente riconoscibile il personaggio di Janis Joplin. L’evento è tra i più attesi della stagione non solo per l’argomento ma anche perché segna il debutto cinematografico da protagonista della cantante Bette Midler. La affiancano il navigato Alan Bates nel ruolo del manager e un sorprendente Frederic Forrest. Nelle dichiarazioni che precedono la proiezione il regista ha parlato di un’opera impegnativa nella quale il personaggio principale viene visto con grande rispetto. Le schede diffuse dalla casa produttrice descrivono l’opera come “un grande affresco del mondo del rock negli anni Sessanta”. Le anticipazioni hanno contribuito a creare l’attesa giusta per cui alla prima proiezione pubblica del film sono presenti oltre che i principali critici cinematografici, anche gran parte degli inviati delle maggiori testate musicali. Mentre sullo schermo scorrono le splendide immagini curate dal direttore della fotografia Vilmos Zsigmond in sala si percepiscono due atteggiamenti decisamente diversi.

Questo film è ambiguo e fastidioso

Se i critici cinematografici sembrano esprimere una soddisfazione di massima, più perplessi appaiono i giornalisti musicali. Un grande applauso accoglie la fine della proiezione e il regista rinvia ogni commento alla successiva conferenza stampa che si apre con i ringraziamenti e le impressioni di una emozionata Bette Midler. La serata sembra scorrere via liscia con i critici cinematografici che danno un giudizio sostanzialmente positivo del film riservando qualche appunto soltanto alla interpretazione di Alan Bates, ritenuta leggermente al di sotto del suo standard abituale. Improvvisamente, però, dal settore riservato ai giornalisti musicali si alza, chiara e forte, una voce: «Questo film è ambiguo e fastidioso. Fin dall’inizio traspare un solo obiettivo: la condanna moralistica del rock e degli anni Sessanta». La guerra è dichiarata. Gran parte della stampa musicale considererà per sempre “The Rose” un tentativo di rileggere in senso reazionario un pezzo di storia del rock degli anni Sessanta.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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