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Usa, terremoti in aumento per il fracking

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Nel corso di questi ultimi anni, in particolare nelle zone centrali ed orientali degli Stati Uniti, il numero dei terremoti è aumentato notevolmente anche per via del fracking; in California alcuni indizi fanno di nuovo temere per l’apertura della Faglia di Sant’Andrea.

Negli anni tra il 2010 e il 2013 (mediamente oltre 100 all’anno) sono stati quasi 450 terremoti, a fronte di un tasso medio di 20 all’anno osservati tra il1970 e il 2000.

Terremoti in aumento. La colpa è anche del Fraking

L’aumento esponenziale di questi fenomeni è stato oggetto di analisi da parte degli scienziati dell’ USGS (United States Geological Survey), i quali hanno notato che l’aumento di sismicità coincide troppo spesso con l’iniezione di acque reflue nei pozzi profondi smaltimento, una tecnica meglio conosciuta come Fracking.

In California alcuni indizi geofisici emersi recentemente hanno riportato in auge le altissime probabilità di apertura della faglia di Sant’Andrea, un evento devastante che porterebbe danni enormi in tutta la zona. Stessa tragica prospettiva anche per gli Stati federati collocati nel sud degli Usa (Texas, Kansas e Oklahoma) i quali però non si estendono su territori particolarmente soggetti a movimenti sismici come la California e non a caso sono subiscono generalmente scosse di piccola intensità.

Il Fraking altro non è che una “fratturazione idraulica”, una tecnica usata per estrarre gas naturale da sorgenti non convenzionali,come le rocce o i depositi profondi di carbone e si esegue effettuando trivellazioni profonde ed iniezioni di fluidi chimici misti ad acqua.

William Ellsworth geofisico presso l’ US Geological Survey riesamina la questione dei terremoti a seguito di questi dati: “Anche se può sembrare fantascienza, i terremoti artificiali sono una realtà che va avanti da decenni e possono essere indotti proprio attraverso l’iniezione di fluidi nelle formazioni sotterranee. Per di più l’acqua che viene pompata all’interno dei tunnel (che è salata o inquinata da sostanze chimiche) dovrebbe quantomeno essere smaltita, in modo da impedire di contaminare sorgenti d’acqua dolce”.

Il caso dell’Oklahoma

Mark Petersen, coordinatore della ricerca, ha recentemente dichiarato al New York Times che il drammatico aumento del tasso di sismicità nelle zone centrali degli Stati Uniti negli ultimi 5-7 anni è in costante aumento. In alcune aree (specialmente in Oklahoma e a sud del Texas) l’incremento della sismicità continua ancora oggi e spesso l’attività sismica è cresciuta contemporaneamente alle operazioni di pompaggio di acqua nel sottosuolo, diminuendo e anche terminando con il cessare delle operazioni. Secondo lo studio, l’attività sismica indotta è spesso differente zona per zona, un dato che riporta alla necessità di ulteriori approfondite analisi. “In Oklahoma c’erano uno o due terremoti all’anno di magnitudo superiore a 3, ora ce ne sono 1 o 2 al giorno, più che in California”.

Invece in Pennsylvania, l’acqua è contaminata a causa del fracking

Gli scienziati dell’USGS si sono anche dedicati ad una migliore comprensione delle condizioni geologiche e delle pratiche industriali associate a terremoti indotti, cercando di determinare come il rischio sismico potrebbe essere gestito.

Recentemente l’amministrazione Obama ha emanato alcune norme per la regolamentazione del fracking nei circa 100.000 pozzi di petrolio e di gas che si trovano su terreni pubblici e tribali americani, provocando la reazione degli ambientalisti, in primo luogo per il pericolo di inquinamento delle falde acquifere del sottosuolo ma non solo.

Per approfondire: Fracking, gli ambientalisti contro Obama

Se anche qualcosa si muove sulla tematica dell’inquinamento, l’attuale quadro normativo non affronta minimamente la sicurezza sismica, anche se vi è un crescente interesse per la comprensione dei rischi connessi ai terremoti da fraking, soprattutto nelle zone del paese in cui, prima dell’espansione di questa tecnica, i terremoti erano rari.

Ad esempio, il terremoto di magnitudo 5.6 che ha colpito una zona rurale dell’Oklahoma nel 2011 e che ha causato un paio di infortuni e qualche danno struturale, è stato causato proprio dal fraking. Ci si chiede ora, cosa potrebbe accadere se il terremoto colpisse una zona più densamente popolata?

L’Oklahoma ha registrato 585 terremoti di grado 3.0 o superiori, posizionandosi seconda solo dopo l’Alaska, ma a seguito di studi come questo inizia a riconosce il nesso tra fracking e terremoti: la governatrice, Mary Fallin, ha finalmente ammesso che le operazioni di fracking sono all’origine dei 585 terremoti che nel 2014 hanno attraversato lo Stato.

In questo caso specifico, la Oklahoma Oil and Gas Association, ha contestato le conclusioni negando l’esistenza di prove in grado di dimostrare che lo stop all’iniezione delle acque reflue, proposto per contrastare il fenomeno, sia veramente in grado di rallentare o fermare i terremoti.

Ma questo sembra essere solo l’inizio di una lunga battaglia, non solo in America ma nel mondo intero, anche a colpi di sensibilizzazione: l’attore gallese Michael Sheen ad esempio, racconta, in un documentario sul fracking, il rischio di inquinamento del fiume Afan che attraversa l’Afan Forest Park nel Galles. Si uniscono alla lotta con il contributo della loro musica anche Robert Del Naja e di Euan Dickinson dei Massive Attack.

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