Home C'era una volta Valaida Snow, una stella del jazz in campo di concentramento

Valaida Snow, una stella del jazz in campo di concentramento

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Il 30 maggio 1956 nei camerini del Palace Theatre di New York muore per un’emorragia cerebrale la trombettista e cantante Valaida Snow. Nata il 2 giugno 1900, anche se sull’anno c’è chi ipotizza il 1901 a Chattanooga, Tennessee o a Washington, D.C (la ragazza amava dare versioni diverse), è stata una delle prime grandi stelle della musica e dello spettacolo internazionale. Figlia di un’insegnante di musica ha due sorelle, Lavaida e Alvaida, anche loro cantanti.

La vedette di Blackbird

Intorno alla metà degli anni Trenta Valaida sposa il ballerino Ananias Berry uno dei celebri Berry Brothers. La sua carriera inizia verso il 1920 ad Atlantic City e Filadelfia. Canta al Barron’s nel 1922 e poi va in tournée con la Will Masten’s Revu’. Fino al 1926 partecipa a vari spettacoli attraverso tutti gli Stati Uniti e nel 1926, in agosto, canta e suona a Shanghai con l’orchestra di Jack Carter. Ritornata negli Stati Uniti si esibisce a Chicago e nel 1929 parte per una lunga tournée alla volta della Russia, del Medio Oriente e dell’Europa. Nel 1933 partecipa alla Grand Terrace Revue e nel 1934 è la vedette della rivista Blackbird che proprio nell’agosto di quell’anno debutta a Londra. Rimane a Londra vari mesi e il 18 gennaio 1935 incide i primi dischi sotto suo nome con l’orchestra di Billy Mason.  Nel maggio del 1935 torna negli Stati Uniti e quel periodo gira anche due film: ‘Take it From Me” di William Beaudine e “Irresistible you”.

Sciocca i benpensanti

Valaida sciocca i benpensanti. Veste in modo eccentrico, viaggia in una Mercedes Benz color orchidea, portando con sé la sua scimmietta abbigliata allo stesso modo dello chauffeur. Afroamericana e donna nell’America degli anni ’30, quando discriminazioni razziali e sessuali sono ancora all’ordine del giorno sa tenere testa a tanti colleghi, maschi. La chiamano “The Queen of Trumpet” oppure “Little Louis” perché sa suonare la tromba come Louis Armstrong. La pianista Mary Lou Williams racconta «Prendeva quei Do alti, proprio come Louis Armstrong. Sarebbe stata una grande trombettista se avesse abbandonato il canto e il ballo e si fosse concentrata sullo strumento». Catturata dai nazisti nel 1940 a Copenaghen viene internata in un campo di concentramento nel quale resta fino alla metà del 1943. Nel 1944 riesce a ritornare negli Stati Uniti e ritrova qualche ingaggio nel New Jersey e poi in California. La sua stella torna a brillare e fino alla fine non lascia il palcoscenico. La scrittrice afroamericana Candace Allen ha raccontato la sua vita nel romanzo Valaida, nel quale ha ricostruito con la finzione narrativa le parti mancanti di un’infanzia che la stessa Valaida non ha mai voluto raccontare.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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