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Viaggiare è vivere, parla la scrittrice Delia L. Sant

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Delia L. Sant
La copertina di "La Stagione dei Papaveri" di Delia L. Sant

Può un fiore come il papavero racchiudere in sé tutta l’essenza di una vita? Scorrendo le pagine del libro dell’autrice Delia L. Sant, La Stagione dei Papaveri (Rupe Mutevole, 2014) sembra proprio di sì. Sotto questo pseudonimo, infatti, si cela una scrittrice proveniente da una terra lontana dall’Italia, l’Ecuador, e come tutte le persone che hanno viaggiato tanto, ha vissuto molto dei luoghi in cui ha soggiornato. Daily Green l’ha intervistata alla vigilia della presentazione il prossimo 6 febbraio alla Biblioteca Elsa Morante di Ostia.

Delia L. Sant, tra viaggio e speranza

Delia L. Sant, pseudonimo dietro il quale si cela una scrittrice dalla spiccata sensibilità. Come mai questa scelta?

Ho voluto fare un omaggio a mia madre. Quando ho detto alle mie sorelle che avevo appena “ucciso” me stessa come scrittrice e che avrei pubblicato i miei libri con uno pseudonimo, sono rimaste un po’ male. Quando invece hanno letto il nome di nostra madre, Delia, sono rimaste affascinate, non se l’aspettavano. La parola Sant è una parola che nella lingua norvegese significa “vero, verità”. Mia madre è una donna straordinaria e questa parola riflette, secondo me, ciò che lei è. Una donna vera, unica. In questi giorni lei ha ricevuto una copia del libro e quando le ho chiesto che ne pensava del fatto che ho preso il suo nome, mi ha detto molto umilmente, “questo dipende solo da te figlia mia, se per te va bene, allora va bene anche per me.”

Delia, Addentrandoci nelle pagine del tuo libro, troviamo due elementi cardine della narrativa di tutti i tempi: l’amore e il viaggio. E troviamo anche, come in molti romanzi contemporanei, un elemento naturale che cambia la vita del protagonista, nel tuo caso il fiore del papavero. Delia, come sei riuscita a inserire e ad armonizzare questi tre elementi nel tuo libro?

L’amore e il viaggio sono sempre stati determinanti nella mia vita. Per me, una esistenza senza amore non ha senso, ma come amore intendo un sentimento nelle sue diverse sfaccettature; innanzitutto l’amore per noi stessi: se siamo felici, riusciamo a fare felici chi ci sta accanto. Per quanto riguarda il viaggio, io non posso vivere una vita monotona; devo muovermi, sempre. E per viaggio non intendo andare necessariamente in capo al mondo. Ma viaggio come metafora di vita e cioè, movimento di pensiero; devo cercare di fare diverse cose, di scoprire altre cose, altrimenti mi sento morire. Anche solo fare una passeggiata e vedere volti nuovi, seguire l’alternarsi delle stagioni e come cambia la natura giorno dopo giorno.

E poi il papavero, con il suo colore rosso intenso. Quando sboccia sembra forte come l’acciaio, sembra che vivrà in eterno, così come pensiamo che durerà l’amore quando ci innamoriamo o quando viaggiamo. Invece tutto dura un attimo e il risveglio ci fa capire la nostra fragilità umana, con un limite di tempo a cui nessuno può sfuggire.

Forse, però, il tema principale che sottintende tutto il volume è la speranza. Non è così Delia?

Sì, la Speranza è l’unica cosa che non deve mai morire, l’unica cosa che abbiamo a cui afferrarci quando la vita ci schiaffeggia senza pietà. Che cosa potremmo fare senza la speranza? Nulla. Quando cadiamo, dobbiamo sempre rialzarci. L’importante è che dopo ogni caduta riusciamo ad alzarci più forti di prima, riusciamo a guardare avanti e camminare sapendo che ogni nuovo passo ci avvicina alla meta desiderata.

Parliamo anche un po’ di te, Delia. Quanto conta la tua terra d’origine non solo per l’ispirazione del libro ma anche per la vita?

Sono legata alla mia terra come se fosse con il cordone ombelicale ancora attaccato al ventre di mia madre. Più mi allontano e più questo cordone cresce. Amo l’Italia, era il mio sogno sin da bambina, il mio “el dorado”. Ma le radici natie sono cresciute a dismisura in questi lunghi anni vissuti lontana da casa. Purtroppo, non sempre si può “andare dove ci porta il cuore” altrimenti io sarei già là. La maturità ci porta la consapevolezza di tante cose che, quando siamo giovani, ignoriamo. Adesso basta sentire un solo accordo di una canzone della mia patria perché le corde della mia anima si spezzino e il cuore pianga di dolore. Nel mio libro ho narrato i ricordi dell’infanzia, la terra dei nonni paterni dove ho vissuto giorni felici e tristi. La Stagione dei Papaveri è il mio primo libro, scritto nel 1997 e originariamente in lingua inglese. Avevo bisogno di scrivere di qualcosa che sapevo bene, ed è questo il motivo per cui ho descritto dei posti che conoscevo anche se adesso non esistono più.

 E per il futuro, Delia? Progetti in cantiere?

Ho scritto nove libri e quindi cercherò di pubblicarli con calma. A gennaio è uscita una fiaba con i miei disegni, in italiano e in spagnolo, e stiamo preparando la versione inglese. Ancora non ci credo. Sto imparando a dipingere e l’adoro, mi da tanta gioia quando riesco a finire un quadro. Ho come maestro uno dei migliori acquerellisti norvegesi, quindi devo fare una bella figura. A fine febbraio uscirà un’altra fiaba, questa volta con le illustrazioni del mio maestro. Poi ho un volume in lettura e ho diversi libri iniziati che spero di poter continuare più avanti.

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