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Zafferano, il frutto dell’amore sin dall’antichità

Lo zafferano è il vero frutto dell’amore. Stando alla mitologia greca, lo zafferano sarebbe, infatti, il frutto dell’amore tra un giovane bellissimo di nome Krocos e una ninfa di nome Smilace. La ninfa, purtroppo, era la favorita del dio Ermes che, per invidia, trasformò il giovane Croco in un bulbo dal bellissimo fiore. Lo zafferano, al di là della leggenda, è conosciuto da millenni. Se ne parla nei papiri egiziani, nel Cantico dei Cantici della Bibbia, nell’Iliade. Lo citano nelle loro opere Virgilio, Plinio e Ovidio.

Zafferano, il frutto dell’amore sin dall’antichità

Isocrate, famoso maestro di retorica greco, si faceva profumare i guanciali con lo zafferano prima di andare a dormire e le donne troiane lo usavano per profumare i pavimenti dei loro templi.

L’uso dello zafferano era molto diffuso tra i popoli antichi: lo si utilizzava  in campo medico, cosmetico e religioso. Serviva per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi, per  tingere le bende delle mummie.  Sfruttandone le  prorietà  emmenagoghe, le  donne egizie lo usavano  come abortivo. In  Persia  era  ampiamente usato come afrodisiaco. Anche  nella mitologia  greca  possedeva una valenza  erotica: il dio Ermes, consigliere degli innamorati, risvegliava il desiderio sessuale servendosi di questa spezia. Il mito greco  attribuisce la nascita dello zafferano all’amore ardente ma ostacolato dagli dei tra il giovane  Croco, un mortale, e la ninfa Smilace. I due amanti  furono trasformati, lui, nella pianta dello zafferano e lei in quella della salsapariglia. Lo zafferano lo si ritrova anche nella mitologia romana, collegato alla figura del dio Mercurio protettore dei commerci e dei guadagni che, avendo sbagliato il lancio del disco, colpì a morte il suo amico Crocus e  fece  tingere  del  suo sangue  il  fiore  della pianta affinché gli uomini, attraverso il colore ed il nome, lo ricordassero per sempre.

Zafferano, usi e costumi: cosmetico e abortivo

Vesti e  veli,  come  testimonia  lo  scrittore latino Ovidio nell’Arte  di Amare, erano  tinti  color  zafferano  e  molti  cosmetici  e  medicinali  si ottenevano dal fiore prezioso. Lo zafferano ha offerto il suo bel colore dorato ad abiti sacri e religiosi, dalle toghe degli antichi Egizi all’abito del Dalai Lama, ma è stato usato anche per la tintura dei fili di lana degli splendidi tappeti persiani e per i tessuti del Kashmir. Prezioso come la porpora, lo zafferano serviva per tingere gli abiti dei re Assiri e dei re d’Irlanda, le calzature dei re di Babilonia, ma anche le bende con cui si avvolgevano le mummie egiziane. Le spose dell’antica Roma portavano dei veli tinti con lo zafferano e questa tradizione giunse fino al Medioevo: le nobili dame sotto gli abiti nuziali indossavano infatti una tunica di seta anch’essa tinta con lo zafferano,  probabilmente per le proprietà afrodisiache possedute dalla spezia.

Zafferano, l’oro delle miniature

Nelle miniature poi, lo zafferano sostituiva molto spesso l’oro e con esso si tingeva anche il cuoio, inoltre, nei secoli passati aveva usi cosmetici: le donne si tingevano le guance, le labbra, le unghie e i capelli con la preziosa spezia.

I popoli dell’antichità, Egiziani, Greci, Romani, Cinesi e Indiani, se ne servivano per la preparazione  di  profumi,  unguenti e  belletti, Cleopatra,  ad  esempio,  lo  usava per  dare un tocco dorato alla pelle. Bagni, olii per  i   massaggi  e  belletti a base di  zafferano  erano noti  ovunque, e si ritrovano anche ” nell’arte di amare ” araba e persiana. Oggi in Occidente lo zafferano viene ancora impiegato nell’arte profumiera e, con il rinnovato interesse per la cosmesi naturale, il suo uso è esteso a creme, olii profumati e cosmetici in genere.

Quanto all’uso culinario, lo zafferano era conosciuto in Italia sin dall’ epoca romana e veniva utilizzato per cucinare la selvaggina, per preparare vini aromatici. Si dice che i cuochi che fossero riusciti ad esaltare i cibi con lo zafferano fossero molto contesi fra le famiglie patrizie. E’  noto che dopo l’invasione araba della Spagna nel 961 a.C. e il conseguente dominio marittimo dei Saraceni,  vi fu un aumento notevole dell’uso di questa spezia in tutto il bacino del Mediterraneo. La Spagna capì rapidamente che lo zafferano sarebbe stato fonte di ricchezza e cercò di ottenere il monopolio della coltivazione. Questo portò all’emanazione di leggi molto severe verso chi cercava di esportare i bulbi fuori dal paese: era prevista la prigione ma perfino la morte. Padre Cantucci, in altri documenti Santucci, inquisitore all’epoca di Filippo II, riuscì a trafugare la pianta portandola in Abruzzo, a Navelli per l’esattezza, che oggi è una delle tre regioni italiane, insieme alla Sardegna ed alla Toscana, dove si coltiva maggiormente lo zafferano. Nella seconda metà del XII secolo L’Aquila, città appena nata, trovò nello zafferano il perno su cui far ruotare la  sua  economia. Carlo Magno, colpito  dal  valore  dello zafferano, lo portava con sé in Oriente per scambiarlo con tessuti pregiati.

Zafferano, una pianta della famiglia delle iridacee

Lo zafferano appartiene alla famiglia delle iridacee a seconda delle regioni in cui vive prende diversi nomi locali.

Si chiama sofran in Piemonte, Zafarana in Lombardia, Giallozafferano domestico in Toscana, zuffrano in Abruzzo, cianfarano in Sardegna.

Lo zafferano è costituito da parti essiccate di Crocus sativus L.
Fam Iridaceae), una pianta bulbosa originaria del Mediterraneo
orientale e spontanea in Italia in alcune varietà. Non ha frutti e si
propaga per via vegetativa per mezzo dei bulbi che si piantano in
luglio-agosto e fioriscono in settembre-ottobre dell’anno successivo.

I fiori sono di un viola pallido ed i pistilli di colore arancione, con
lobi molto lunghi (3-3,5 cm). I lobi costituiscono la droga,
che si presenta sotto forma di fili intrecciati, fragili, di odore
caratteristico e di sapore amaro. Per ottenere 1 kg di zafferano sono necessari 100.000 fiori. Per questo motivo lo zafferano è un prodotto molto costoso e spesso viene adulterato.

I principali composti chimici presenti nello zafferano sono: la crocina con i suoi derivati di colore giallo e responsabili quindi del
colore dello zafferano, la picrocrocina, un composto amaro e responsabile del gusto ed un olio essenziale contenente il safranale,responsabile dell’odore dello zafferano.

Lo zafferano è un rimedio tradizionale adoperato come
sedativo, per contrastare gli spasmi e nei casi di asma. Tuttavia,   l’efficacia dello zafferano per queste indicazioni non è stata dimostrata scientificamente. Al contrario, risultano interessanti
le proprietà chemiopreventive attribuite allo zafferano sulla
base di studi sperimentali.

Lo zafferano è stato utilizzato nella medicina persiana per il trattamento della depressione ed i risultati riportati recentemente sono incoraggianti (seppur molto preliminari). Il primo di questi studi, effettuato su 30 pazienti con depressione lieve o moderata  ha evidenziato equivalenza terapeutica tra
lo zafferano  e l’imipramina.

Gli stessi Autori hanno poi dimostrato, in due ulteriori studi, utilizzando lo stesso dosaggio e la stessa durata di trattamento, che lo zafferano era superiore al placebo e terapeuticamente equivalente alla fluoxetinain pazienti con depressione lieve o moderata.

Dall’analisi degli studi clinici risulta che gli effetti collaterali dello
zafferano non differiscono significativamente da quelli del placebo.
Tuttavia si può osservare una certa tendenza all’aumento dell’appetito,nonché ansia e mal di testa.

La dose letale dello zafferano è di 20 g e che una dose di
10 g provoca aborto. L’effetto abortivo viene preceduto dai seguenti sintomi: porpora (emorragia sotto la cute e sotto le membrane mucose) con necrosi del naso, trombocitopenia, ipotrombinemia,collasso grave ed uremia. Sintomi addizionali di tossicità (alla dose di 5 g di droga) sono: sanguinamento dell’utero, diarrea sanguinolenta, ematuria, sanguinamento dal naso, dalle labbra e dalle palpebre, vertigine, ronzio e colorazione della pelle che può somigliare ad un ittero.

I consigli del farmacista

L’uso improprio dello zafferano può dar luogo a pesante intossicazioni scatenare contrazioni uterine e risultare pericolosamente abortivo.

Per uso esterno, lo zafferano entra nella composizione di preparati a base di miele da usare per le gengive irritate e dolenti in generale e durante la fase di dentizione in particolare.

Preparati di zafferano vengono tradizionalmente applicati sui fimosi, scottature ed escoriazioni.

L’uso dello zafferano è sempre meno consueto perché la droga è costituita dagli stigmi è particolarmente costosa.

Nella terapia domestica l’impiego è reso difficile dalle piccolissime quantità necessarie che devono essere pesata con estrema cura

Le erbe in cucina

Ingredienti

Ingredienti Pasta con zucchine e zafferano per quattro persone

  • 360 gr di pasta corta secca oppure 400 gr di pasta corta fresca
  • 2 spicchi di aglio
  • olio d’oliva extra vergine q.b.
  • parmigiano grattugiato q.b.
  • 500 gr di zucchine, possibilmente con i fiori
  • una bustina o due di zafferano
  • sale e pepe q.b.

    Lavate le zucchine e i fiori, se ci sono. Pelate gli spicchi di aglio.

    Tagliate le zucchine a fettine sottili usando la mandolina, schiacciate gli spicchi d’aglio, oppure se amate molto il suo sapore tagliatelo a fettine; mettete il tutto in padella con tre cucchiai da minestra di olio extra vergine di oliva.

    Spolverate con un po’ di sale e fate cuocere per 5/6 minuti.

    Unite poi i fiori tagliati a striscioline; bagnate con un pochino di acqua calda e portate a cottura, ma attenzione le zucchine devono rimanere croccanti, non sfatte.

    Spolverate con un po’ di pepe e unite lo zafferano.

    Cuocete ancora un minuto mescolando per diluire lo zafferano, e aggiustate di sale.

    Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela lasciandola un po’ umida e fatela saltare nella padella con il sugo di zucchine e zafferano.

    Togliete dal fuoco, completate la pasta con un filo di olio d’oliva extra vergine crudo e servite portando in tavola il parmigiano grattugiato.