Home C'era una volta Si spegne il banjo di George Guesnon

Si spegne il banjo di George Guesnon

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Il 5 maggio 1968 a New Orleans, in Louisiana, si spegne George Guesnon, uno dei più grandi banjoisti della storia del jazz. Ha sessantun anni. È nato, infatti nella stessa città il 25 maggio 1907 e fin da bambino ha iniziato a lavorare come imbianchino insieme al padre. La sua non è una famiglia ricca e nessuno pensa che la musica possa essere un modo per guadagnarsi da vivere. Il ragazzo non può permettersi di sognare e le sue velleità musicali si limitano all’ukulele che ha imparato a suonare sotto la guida di uno zio. Proprio con questo strumento però comincia a conquistarsi una discreta popolarità tra amici, conoscenti e abitanti del suo quartiere esibendosi in pubblico a soli dodici anni.

Un autodidatta geniale

Sull’onda della crescente popolarità comincia a immaginare che la musica possa diventare la sua vita. Inizia così a studiare il banjo da autodidatta e attira l’attenzione di John Marrero, il banjoista della Celestin’s Tuxedo Orchestra che diventa il suo maestro e gli insegna i segreti dello strumento. Lo aiuta anche a farsi strada nell’ambiente che conosce bene e a ventidue anni Guesnon ottiene così il suo primo importante ingaggio professionale con gli Happy Pals di Kid Clayton che suonano all’Hummingbird Cabaret. È la svolta. La musica diventa il suo unico interesse e a partire da quel momento Guesnon sarà intensamente impegnato al fianco dei più prestigiosi leaders  di quel periodo, da Sam Morgan a Papa Celestin, da Chris Kelly a Buddy Petit. Tra il 1930 e il 1931 si fa conoscere anche al di fuori dei confini della sua città andando in tournée per gli Stati Uniti con la jazz band di Sam Morgan, nella quale sostituisce il banjoista Johnny Dave impossibilitato a lasciare New Orleans per motivi famigliari. Guesnon allarga quindi i suoi orizzonti e nel corso degli anni Trenta si trasferisce a New York dove si esibisce alla testa di piccole formazioni da lui stesso assemblate e dirette. Il repertorio di questi gruppi è composto in gran parte da sue composizioni spesso arrangiate da Jelly Roll Morton, con il quale per molto tempo Guesnon divide la casa.

Uno dei più originali banjoisti che il jazz di New Orleans

Nel 1935 si trasferisce a Jackson nel Mississippi dove si aggrega al gruppo del pianista Little Brother Montgomery. Sempre accompagnato da quest’ultimo si esibisce anche in veste di cantante l’anno successivo al St. Charles Hotel di New Orleans. Di questi concerti resta traccia in un interessante disco dal vivo. Ancora in veste di blues-singer suona e incide a New York nel corso degli anni Quaranta alla testa di un suo gruppo nel quale si avvicendano buoni musicisti come Wingy Carpenter, Jimmy Shirley, Henry Goodwin, Art Hodes e Pops Foster. Nel dopoguerra torna da trionfatore nella sua città natale prima a fianco di Kid Thomas con il quale registra altri dischi per la American Music nel 1951 e quindi alla testa di una propria jazz band comprendente Kid Clayton, Joe Avery, Albert Burbank, Emma Barrett. Nel 1955 subentra a Lawrence Marrero nell’orchestra di George Lewis con la quale si esibisce prima in California e poi a New York, dove prende parte ad altre importanti sedute di incisione per la Blue Note. Tra il 1959 e il 1960 realizza a New Orleans diversi dischi per la Icon, la Jazzology e la Jazz Crusade, in veste di cantante, chitarrista e banjoista solista, che lo consacrano definitivamente come uno dei più originali banjoisti che il jazz di New Orleans abbia avuto. Negli anni Sessanta effettua vari tour con i Livig Legends, esibendosi regolarmente alla Preservation Hall, sia alla testa di proprie formazioni sia con altri gruppi fino al 1965 anno in cui si ritira dalle scene. Tre anni dopo

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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