Home C'era una volta Deep Purple? Cinque ragazzotti di campagna

Deep Purple? Cinque ragazzotti di campagna

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Il 21 giugno 1968 la Parlophone, un’etichetta minore di proprietà della EMI, pubblica Hush, il primo singolo di un nuovo gruppo britannico che risponde al nome di Deep Purple. Il brano in Gran Bretagna non viene neppure considerato menzionato sui giornali specializzati ma, a sorpresa, in breve tempo arriva ai primi posti delle classifiche statunitensi.

E chi sono questi?

Il successo oltreoceno spinge la critica e i media a dedicare un po’ più d’attenzione a quello che, fino a qualche tempo prima, era considerato uno dei tanti gruppi che popolavano la scena musicale britannica di quel periodo. Scoprono così che questi cinque «ragazzotti che arrivano dalla campagna dell’Hertfordshire», come vengono definiti da un giornalista poco intenzionato a prenderli sul serio, non sono proprio dei novellini. Il carismatico tastierista John Lord, l’anima musicale del gruppo, ha precedenti importanti nel jazz con il The Bill Ashton Combo, una lunga militanza negli Artwoods e una presenza significativa in gruppi come i Santa Barbara Machine Head e The Flowerpot Men, mentre il bassista Nicky Simper è reduce dall’esperienza di Johnny Kidd & The Pirates. Il chitarrista, potente e ricco d’energia Ritchie Blackmore è un vagabondo che negli anni precedenti è stato anche in Italia con i Trip e ha accompagnato per qualche mese Riki Maiocchi, l’ex cantante dei Camaleonti. Completano la formazione il batterista Ian Paice e il cantante Rod Evans che sono stati reclutati attraverso annunci sulla stampa specializzata.

Un nome ispirato dalla nonna di Blackmore

Il nome del gruppo è ispirato al titolo di una vecchia canzone amata dalla nonna di Ritchie Blackmore che si intitolava proprio Deep Purple ed era stata il maggior successo della carriera del pianista Peter De Rose. Questo è dunque il gruppo che ha conquistato l’America fin dal primo disco. Un colpo di fortuna? Sono in molti a crederlo e qualcuno si azzarda anche a scriverlo con il rischio di fare l’ennesima figuraccia. I “cinque ragazzi di campagna”, infatti, alla faccia degli scettici, dopo un annetto passato a mettere a punto le idee entusiasmeranno il mondo e diventeranno uno dei più grandi gruppi hard rock di tutti i tempi.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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