Home C'era una volta Connee Boswell, l’anima delle Boswell Sister

Connee Boswell, l’anima delle Boswell Sister

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L’11 ottobre 1976 muore a New York la cantante Connee Boswell, registrata all’anagrafe con il nome di Connie, voce solista e instancabile animatrice del trio delle Boswell Sister con le sorelle Martha e Vet.

Indifferente ai pregiudizi

Nel 1935, quando il trio, nonostante i suoi tentativi di tenerlo in piedi, si scioglie perché Martha si sposa e Vet preferisce abbandonare le scene la coraggiosa Connee continua da sola l’attività artistica nonostante sia ormai da anni costretta a vivere su una sedia a rotelle, conseguenza evidente della poliomielite che l’ha colpita quando era bambina. La grave menomazione non le impedisce di svolgere una vita artistica intensa, anche se non sempre il music business gradisce la sua presenza. Mentre nei programmi radiofonici la presenza scenica è del tutto irrilevante, i teatri e, negli anni successivi, la televisione accampano spesso pretestuose scuse per evitare di mostrare al pubblico una cantante costretta a stare seduta su una sedia a rotelle. Sono pregiudizi che non fiaccano la sua determinazione e non le impediscono di partecipare a vari film musicali da “Artisti e modelle” del 1937 a “Una stella in cielo” del 1942, a “Swing parade” del 1946.

Un’attività intensa

Negli anni la sua attività artistica resta intensa e si sviluppa su piani diversi. Ai concerti affianca infatti la preparazione di programmi musicali per la radio e la televisione e l’oscuro lavoro di arrangiamento per se stessa e per altri interpreti. Negli anni Cinquanta, ormai considerata uno dei personaggi più significativi della scena jazz e pop statunitense, riduce progressivamente le sue apparizioni in pubblico, anche se non rinuncia a qualche saltuario concerto o a rare apparizioni televisive, quasi sempre in qualità di ospite d’onore. La sua voce non sembra mostrare tracce del tempo, ma il suo fisico si. Negli anni Sessanta decide infine di ritirarsi a vita privata nella sua casa di New York con il marito Harold Leery, suo ex manager. Alla sua morte vengono ripubblicati numerosi dischi incisi nell’arco della sua carriera.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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