Questo il titolo del Congresso Associazione Nazionale Sociologi (ANS) tenutosi all’Universita’ di Roma “La Sapienza” – ROMA 11.XII.2025 che segnaliamo per la sua attualità.

Ha dato il via ai lavori il Prof. Stefano Scarcella Prandstraller Socio Vitalizio, Dip.nto ANS Emilia-Romagna, Docente presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, “Sapienza” Università di Roma, che ha portato i saluti dei docenti dell’Università “Sapienza” di Roma, i Proff. Luca Dezi, Direttore del CoRiS, e Alberto Marinelli, già Direttore del CoRiS, entrambi assenti per motivi vari. Il Dr Pietro Zocconali, Presidente nazionale ANS, Socio Benemerito e Vitalizio, giornalista, ha salutato i convegnisti portando i saluti del Prof. Paolo De Nardis, Presidente Onorario ANS e docente emerito dell’Università “Sapienza” di Roma, e di altri colleghi impossibilitati dal partecipare, per vari validi motivi; tra questi, in particolare, la Dirig. Naz.le ANS Daniela Gensabella, Vicepresidente ANS Lombardia, ha inviato una relazione.

Introduzione e Chairman il Prof. Stefano Agati, Dirigente Nazionale ANS, Presid. On. Dip. Veneto, Socio Vitalizio, che ha salutato i convegnisti e avviato i lavori con l’intervento/lectio Magistralis del Prof. Stefano Scarcella Prandstraller, dal titolo: “Intelligenza Collettiva, Connettiva e Artificiale”. Ha poi relazionato sul tema dei lavori, il presidente ANS Pietro Zocconali.

Nell’impossibilità di riportare tutte le interessanti relazioni, ringraziamo il prof Stefano Agati per aver inviato la sua dal titolo “Il peso dell’accelerazione sociale sugli individui e sui sistemi di governo delle democrazie liberali”

FOTO DI GRUPPO

Per comprendere la sociologia dell’accelerazione sociale è utile ricorrere al concetto di “contrazione del presente” (Gegenwartsschrumpfung) sviluppato dal filosofo tedesco Hermann Luebbe (2009), il quale sostiene che le società occidentali vivono una continua contrazione del presente come conseguenza dei ritmi sempre crescenti dell’innovazione sociale e culturale. Come afferma Reinhart Koselleck (2009), il presente è l’arco temporale per il quale spazio di esperienza e orizzonte di aspettativa coincidono.

  • “Solo in questi archi temporali di relativa stabilità possiamo richiamarci a esperienze del passato per orientare le nostre azioni e inferire dal passato conclusioni valide per il futuro; solo in questi archi temporali troviamo qualche certezza di orientamento, valutazione e aspettativa. In altre parole, l’accelerazione sociale è definita da una crescita nei ritmi di decadenza dell’affidabilità di esperienze e aspettative e da una contrazione degli archi temporali definibili come presente” (Rosa, 2015, 13).

Si ha l’impressione che i computer eseguano calcoli a velocità sempre più elevate, che la comunicazione e i trasporti richiedano solo una frazione minima del tempo richiesto qualche decennio fa e tutto sembra confermare la nostra volontà di accelerare il ritmo delle nostre attività quotidiane.

  • Osservando più da vicino questo spettro di fenomeni, risulta chiaro che è possibile dividerli in tre categorie analiticamente ed empiricamente distinte: accelerazione tecnologica, accelerazione dei mutamenti sociali e accelerazione del ritmo di vita” (Rosa, 2015, 9).
Stefano Agati e Pietro Zocconali

La dinamica incrementale diventa una coazione e la società assume la forma della stabilizzazione dinamica, che trova il suo equilibrio strutturale nel continuo movimento. Diventa così possibile, ma anche richiesto, un numero sempre più elevato di azioni e di esperienze nella stessa unità di tempo (Maccarini, 2022). Si tratta evidentemente di un processo che evolve per lo più alle spalle degli individui in quanto “attori sociali” e ne condiziona la direzione della vita, crea inevitabili problemi di desincronizzazione sociale provocando alienazione intesa come stato depressivo di esaurimento dell’io (Eherenberg, 1999).

Nel mondo politico questa condizione è ancora più accentuata.

  • “Come hanno chiarito a sufficienza sia lo stesso Habermas (1992) sia chi segue la sua idea della democrazia deliberativa, la forza politica nella modernità può essere legittimata soltanto se è il risultato di un processo democratico pluristratificato, che necessita di un gran numero di filtri e di arene di dibattito” (Rosa, 2015, 62).

Ma oggi la realtà prodotta dall’accelerazione sociale e dalla contrazione degli archi temporali del presente ci dice altro. Per l’establishment politico e per tutti noi, quello che sta accadendo sotto i nostri occhi nello scacchiere internazionale occidentale ha quasi dell’incredibile. Ad esempio negli USA, l’agire del governo è veloce, imprevedibile, contraddittorio. Il Presidente americano agisce da autocrate con scelte di politica interna decisamente drastiche e sa spaventare il mondo con una politica dei dazi spregiudicata, organizzando nel contempo suggestivi, anche se discutibili, “colpi di teatro” per la pace nel mondo. Questi sono soltanto alcuni aspetti del fenomeno, in realtà il presidente sembrerebbe essere la punta di diamante di un progetto politico più profondo e complesso sostenuto dai noti giganti del tech, potentissime realtà frutto dell’accelerazione tecnologica. Si è creato un forte gruppo di potere determinato a combattere il pensiero liberal e gli eccessi della cultura woke. Non a caso uno dei primi obiettivi di questa presidenza è stato quello di tentare di destrutturare il sistema scolastico e universitario americano, a detta loro, colpevole del conformismo culturale dilagante e dominante (Maggioni, 2025).

Il loro pensiero tende a offrire soluzioni “semplici” a problemi complessi e affonda le sue radici in una visione elitaria del mondo, con uomini “illuminati” liberi dai vincoli delle “regole”, destinati a decidere e governare la massa. Si assume un numero maggiore di decisioni in un tempo minore e pertanto i processi decisionali seguono ritmi più elevati.

  • Dunque gli orizzonti di tempo e gli schemi temporali della formazione di una volontà deliberante e democratica e le sfere della tecnologia, scienza, economia e cultura divergono verso posizioni opposte” (Rosa, 2015, 63).

Paradossalmente dopo la caduta del muro di Berlino, l’Occidente si aspettava un’era di pace e di prosperità per il mondo intero. La democrazia liberale e le procedure democratiche sembravano diffondersi ed affermarsi, quasi ovunque, e l’adesione al diritto internazionale sembrava essere quasi unanime. La prospettiva di sviluppo economico e la stabilità dei mercati finanziari appariva sempre più rosea. Ma già a partire dal decennio successivo qualcosa è andato storto. Dopo la tragedia delle Torri gemelle, si è aperta una stagione costellata di aspri conflitti a partire dalle sciagurate guerre in Iraq e in Afghanistan fino a quelle degli ultimissimi anni in Ucraina e Medio Oriente.

Nel 2007 è scoppiato il bubbone dei mercati finanziari che ha rivelato al mondo il fallimento del modello di concorrenza perfetta auspicato e sostenuto dagli economisti liberali. L’accelerazione sociale ha contribuito a spezzare gli ingranaggi che sostenevano la formula della “democrazia liberale”, divenuta una macchina decisionale troppo lenta per sostenere i ritmi dell’accelerazione. Questo ha comportato l’emergere di soggetti politici di carattere fortemente identitario e di un autoritarismo politico ostile alla democrazia.

Negli Stati Uniti come in Europa questi gruppi identitari sembrerebbero disposti a rinunciare agli ideali di civiltà moderni propri delle democrazie, favorendo la disuguaglianza sociale e la logica del dominio da parte di una elite, facendosi così carico prevalentemente dei propri privilegi e non del sistema mondo nel suo insieme. Così facendo, la pratica del “dominio” senza il possesso di una visione più ampia, rischia di non dare soluzione ai problemi strutturali della società, che potrebbero a loro volta essere destinati a riemergere ancora più forti e cronicizzati.

  • “Il punto è che, nelle fasi di transizione, arroccarsi intorno ai propri privilegi vuol dire voltare le spalle all’ordine del mondo e rinunciare quindi a un’effettiva egemonia. E’ facile ipotizzare perciò che, prima o poi, sia la dinamica stessa del sistema a consegnare l’egemonia ad altri attori e altre forze emergenti, più capaci e disposte al governo del mondo nel suo insieme. E’ una lezione antica su cui l’occidente farebbe bene a riflettere, se è ancora intenzionato a salvare il nucleo più prezioso della propria civiltà” (De Carolis, 2025, 182).

Pertanto sia per gli individui che per i sistemi di governo la soluzione normativamente proposta non è la decelerazione, come verrebbe spontaneo pensare, ma se l’accelerazione è il problema, la risonanza potrebbe rappresentarne la soluzione attraverso l’idea di una sociologia della “relazione-col-mondo” (Weltbeziehung) (Maccarini, 2022).

Hartmut Rosa intende la risonanza come un modo di relazione con il mondo che si costituisce attraverso tre dimensioni: l’essere toccati affettivamente dal mondo (un movimento dal mondo verso il soggetto) che provoca un interesse per la relazione intrinseco e non utilitaristico; il provare una emozione (una direzione dal soggetto verso  l’esterno); la reciproca trasformazione che avviene tra soggetto e mondo attraverso cui sia il soggetto che il mondo vengono reciprocamente modificati (ibidem).

La relazione con il mondo può assumere cioè due modalità fondamentali: una appropriativa-strumentale volta al controllo e al dominio e una di risonanza che si esplica nella cura, nella responsività e nell’impegno reciproco. Va da sé che quest’ultima implica un cambiamento di paradigma culturale che conduca dall’accelerazione e dalla dinamica incrementale che producono quantità – di risorse, di potere, di capacità – alla qualità delle relazioni con il mondo.

BIBLIOGRAFIA

De Carolis Massimo (2025), Rifeudalizzazione – La mutazione che sta disintegrando le democrazie occidentali, Feltrinelli Gramma, Milano
Eherenberg Alain (1999), La fatica di essere se stessi. Depressione e società, Einaudi, Torino
Koselleck Reinhart (2009), Is There an Acceleration of History?, in Rosa e Scheuerman 2009, pp. 113-34
Luebbe Hermann (1998), Gegenwartsschrumpfung, in K. Backhaus e H. Bonus (a cura di), Die Beschleunigungsfalle oder der Triumph der Schildkroete, Schaeffer-Poeschel, Stuttgart, pp. 129-64
Maccarini Andrea (2022), L’aggressione  e l’incontro: risonanza e critica della modernità in Hartmund Rosa, SocietàMutamentoPolitica 13 (26): 31-4. doi: 10.36253/smp-14103
Maggioni Monica (2025), The Presidents, Rai Libri, Roma
Rosa Hartmut (2015). Accelerazione e alienazione. Torino: Piccola Biblioteca Einaudi

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Carla Guidi
CARLA GUIDI – www.carlaguidi-oikoslogos.it Giornalista pubblicista, iscritta ODG Lazio, ha collaborato per più di 10 anni con il settimanale (in cartaceo) “Telesport”, adesso collabora con alcune testate e riviste periodiche online, tra queste “Abitare a Roma”, “ll Paese delle donne”, “Lazio ieri ed oggi”, “About Art online” e “Daily Green” ove è in redazione. Conseguito il diploma superiore di Accademia di Belle Arti di Roma, sezione pittura (tenuto dal maestro Gentilini), è docente di Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole pubbliche, medie superiori. Si è occupata di Computer Art dal 1981 e sue immagini sono state pubblicate nel volume Computer image di Mauro Salvemini (Jackson Libri, 1985). Ha gestito la Galleria d’Arte “5x5” in via Garibaldi in Trastevere negli anni ’70/’80 insieme a Rinaldo Funari ed ha organizzato varie mostre, manifestazioni e convegni anche presso istituzioni come la Casa delle Donne, la Casa della Memoria e della Storia di Roma, alcune Biblioteche comunali di Roma ed un Convegno di sociologia a Bagni di Lucca. Dal 1975 si è avvicinata alla psicoanalisi e dal 1982 è stata accettata dalla Società italiana di psicodramma analitico – SIPSA in qualità di membro titolare. In seguito ad una formazione quinquennale con trainer internazionali, ha svolto attività di collaborazione presso la Società Medica italiana di Analisi Bioenergetica SMIAB ed è divenuta membro titolare dell’International Institute for Bioenergetic analisys di New York, rimanendo iscritta fino al 1995. Attualmente è stata invitata più volte a relazionare in Convegni Nazionali ANS alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione. Ha scritto alcuni libri sulla memoria storica quali Operazione balena - Unternehmen Walfisch sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro, giunto alla sua terza edizione (Edilazio, Roma 2013); Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco alleato del 1944, alla sua seconda edizione (A. Sacco, Roma 2013); Estetica anestetica - Il corpo, l’estetica e l’immaginario nell’Italia del Boom economico e verso gli anni di Piombo (Robin Edizioni, Torino 2018). Sempre per Robin Edizioni nel 2019 ha pubblicato il libro socio-fotografico in collaborazione con Valter Sambucini e con la presentazione di Franco Ferrarotti, Città reali, città immaginarie - Migrazioni e metamorfosi creative nelle società nell’Antropocene tra informatizzazione ed iper/urbanizzazione, con i contributi del giornalista e sociologo Pietro Zocconali, Presidente A.N.S, dello storico dell’arte Giorgio Di Genova, dello scrittore Roberto Morassut e del Presidente dell’Ass. Etica Massimo De Simoni. Una sezione del libro approfondisce la grande diffusione della tecnica del tatuaggio, valutandone aspetti storici, sociologici ed artistici, con i contributi dello scrittore Eliseo Giuseppin ed una intervista all’artista Marco Manzo. Ha curato insieme allo storico dell’arte Giorgio Di Genova, l’esposizione online Quintetti d’arte dal 06/04/2020 al 31/08/2020, con una parte, Vetrina dell’invisibilità, dedicata agli artisti che hanno rappresentato visivamente la tragedia della pandemia. Di questo progetto nel 2021 è uscita l’edizione in cartaceo (Robin Edizioni, Torino). Appena uscito il libro - Lo sguardo della Sibilla. Dal Daimon all’Anima Mundi: la poetica di Placido Scandurra (Robin editore 2022) - http://www.robinedizioni.it/nuovo/lo-sguardo-della-sibilla. Al suo attivo anche alcune pubblicazioni di poesia su tematiche ambientali: Ha curato, insieme a Massimo De Simoni, l’antologia I poeti incontrano la Costituzione (Ediesse, 2017) -