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Erroll Garner e la dialettica delle due mani

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Erroll Garner e la dialettica delle due mani

Il 15 giugno 1921 a Pittsburgh, in Pennsylvania, nasce il pianista Errol Garner. La sua è una famiglia di musicisti e anche il fratello Lyndon ha goduto di una certa notorietà come pianista di jazz. I primi insegnamenti musicali, specialmente di teoria e di pianoforte, gli vengono dati dal padre

Il pianista più completo dopo Art Tatum

Fra gli amici d’infanzia di Garner ci sono altri due futuri pianisti di jazz come Billy Strayhorn e Dodo Marmarosa, tuttavia la sua tecnica è quasi totalmente autodidatta. Nel 1937 esordisce in orchestre locali e nel 1944 si trasferisce a New York, dove inizia a frequentare i musicisti che stanno elaborando la nuova scuola del be bop. Nel 1947 la critica lo definisce “il pianista più completo apparso in scena dopo Art Tatum” ed esalta il suo linguaggio aspro che deriva “dall’adozione di continue dissonanze prodotte dalla dialettica delle due mani: la sinistra batte dei bassi vigorosi con un suono fosco, quasi chitarristico, mentre la destra inventa linee melodiche e blocchi armonici molto elaborati e posti in tensione da continui effetti”. Dopo aver suonato con Slam Stewart e con Charlie Parker, si mette in proprio. Nel 1957 suona con la Orchestra Sinfonica di Cincinnati e intensifica progressivamente questo tipo di esibizioni, specie all’inizio degli anni Settanta.

Le critiche dei puristi

Con il passare degli anni sempre più spesso Garner si sperimenta in ambiti diversi al di fuori del jazz attirando le critiche dei puristi che lo rimproverano di essersi “standardizzato e perduto in concessioni sentimentali che prima gli erano del tutto estranee, adottando procedimenti tautologici e ornamentali”. Lui non si cura troppo dei giudizi e continua a suonare con successo. Il destino però è in agguato. Nel 1975 contrae una grave malattia polmonare che lo obbliga a sospendere l’attività. La convalescenza sulla costa californiana, che si prolunga per tutto il 1976, si conclude il 2 gennaio 1977 con la morte.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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