Il 14 maggio 2004 si svolge il primo dei due concerti romani con i quali gli Assalti Frontali presentano al loro pubblico l’album HSL.

Meglio stare alla larga

Il titolo dell’album va spiegato. “HSL” significa “Hic Sunt Leones”, che, tradotto vuol dire “lì ci sono i leoni, è meglio stare alla larga”. Così i cartografi dell’Impero Romano contrassegnavano le aree africane fuori dal controllo del “loro” ordine. Che i leoni ci fossero davvero o meno non era poi così importante, l’essenziale era evidenziare che in quelle zone le legioni romane non garantivano nulla. L’acronimo HSL viene poi utilizzato dai “conquistadores” per segnare sulle mappe nautiche gli approdi da evitare nei loro traffici coloniali. Naturalmente a loro agio nei territori ribelli gli Assalti Frontali hanno scelto questa sigla per il nuovo album, il primo dopo cinque anni e dopo la rottura con la BMG.

Un filo antico

Cinque anni lo separano dal precedente Bandit diversissimo sia per i testi che per il clima. Militant A, il deus ex machina del gruppo conferma: «Il disco è diverso perché diversa è l’aria che si respira oggi con milioni di persone che nel cuore dei paesi occidentali hanno iniziato a far scricchiolare il nuovo ordine unipolare, la sua folle politica guerrafondaia e a gridare che un altro mondo è possibile». Alla fine il gruppo ritrova un filo antico, visto che questo album sembra il più vicino, per atmosfere e immediatezza, all’ormai storico Batti il tuo tempo. Militant A  conferma: «È vero. Abbiamo abbandonato i codici da tribù, è esplicito, diretto e ci sembra stia conquistando anche i figli di quelli che ci seguivano ai tempi del nostro primo album». Se gli si chiede che tempo sia quello che sta vivendo risponde: «È il tempo dell’indignazione, della rivolta, della mobilitazione per fermare la guerra, mandare a casa i guerrafondai e cambiare il sistema. Ogni giorno che passa la guerra è più vicina e bisogna fermarla». Era il 2004.

 

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".