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I semi antichi: non solo benessere ma una sfida per la sostenibilità

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L’Italia è il primo produttore di grano duro nell’Unione Europea, secondo il Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Palermo.

Nel 1927 nel nostro paese si contavano 291 varietà di frumento, 98 di queste venivano ampiamente coltivate. Nel 1971, si è registrata la scomparsa di 250 di queste popolazioni di grani.

Oggi, in Sicilia, Regione che è una delle prime regioni italiane per produzione di grano e l’unica in cui si concentra il 25% della biodiversità agraria presente in tutt’Europa, la metà del grano prodotto è di una sola specie.

La ragione di questo impoverimento delle varietà vegetali, è dovuta alla sempre maggiore concentrazione della produzione sulle varietà ad alta capacità di rendimento, tant’è che secondo la FAO, il 60% dei generi alimentari nel mondo viene attualmente prodotto con soltanto tre colture: grano, mais e riso. Varietà ad alto rendimento che provocano l’impoverimento della produzione agricola, impensabile senza l’impiego di fertilizzanti e pesticidi chimici. Questo porta inevitabilmente a conseguenze disastrose per la salvaguardia dell’ambiente.

L’impiego massiccio di fertilizzanti di sintesi ha infatti provocato un rapido dilavamento dei microelementi del suolo. L’uso dei diserbanti ha poi distrutto o paralizzato l’attività̀ microbiologica del suolo; gli agrofarmaci hanno portato grandi squilibri nelle popolazioni di insetti e nelle catene trofiche dell’ecosistema agricolo. Infine, un uso inappropriato della meccanizzazione ha provocato la distruzione della struttura dei terreni e, nelle zone di collina e montagna, estesi fenomeni di erosione del suolo, la risorsa agricola per eccellenza di un’azienda agricola.

Da queste considerazioni, prende le mosse l’azione di AVASIM, l’Alleanza per la Valorizzazione delle Antiche Sementi Italiane e del Mediterraneo. Un nome che è già una dichiarazione programmatica:fondare un consorzio internazionale che accolga e aggreghi tutti gli attori delle filiere agroalimentari delle antiche sementi italiane. Nella convinzione che la nostra heritage seeds economy delle antiche sementi autoctone sia una risposta alle attuali sfide della sostenibilità, in quanto filiera legata a doppio filo all’ambiente, alla storia di luoghi unici, alla qualità, ai saperi e alle tradizioni contadini, alla cultura di scambio e di reciprocità tra comunità e generazioni”. Come spiega l’avv. Alessia Montani, neo presidente del consorzio.

L’agricoltura è infatti uno dei settori maggiormente coinvolti nel conseguimento dell’obiettivo di “Arrestare il declino della biodiversità” sancito nel Consiglio Europeo di Göteborg e ribadito come ambizioso obiettivo per i prossimi anni dal Consiglio dell’Unione Europea, nonché dal piano di implementazione della Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica.

I semi “antichi”, selezionati per secoli dalle popolazioni locali italiane rappresentano un presidio e un riferimento per la tutela dell’agro biodiversità, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo di filiere sostenibili.

E ciò per più di un motivo: innanzitutto i grani cosiddetti antichi consentono di rioccupare spazi di alta collina e montagna ritenuti marginali e spesso abbandonati, in quanto questi sono i propri areali tradizionali di coltivazione. Ciò significa dare la massima importanza, dal punto di vista agroambientale, alla varietà e agli ecotipi locali, alla promiscuità̀ di colture annuali e perenni, alla complessità̀ del sistema con la piantumazione di specie arboree ed arbustive, alla centralità̀ degli avvicendamenti e delle rotazioni, all’uso delle di una meccanizzazione appropriata e responsabile.

Ma anche perché per l’alta taglia, i grani antichi non gradiscono le concimazioni chimiche e dunque, per la loro coltivazione occorre la giusta fertilità dei suoli, ripristinando la giusta percentuale di sostanza organica nello strato coltivato ottenibile mediante rotazione, sovescio, somministrazione di letame e compost. Infine, la diffusione di varietà adatte alla gestione integrata e biologica favorisce la sostenibilità delle attività agricole e l’eliminazione di sostanze dannose all’ambiente.

– Il grano antico è quindi sostenibile;

il grano antico è sano perché è senza residui di pesticidi e diserbanti, grazie alla messa in atto di una tecnica di produzione rispettosa dell’ambiente attraverso la tecnica dell’agricoltura biologica, biodinamica, organico rigenerativa;

-il grano antico è solidale perché rappresenta una valida risposta per le economie del territorio.

Purtroppo nell’attuale mondo agricolo continua la sua rarefazione, a favore di varietà brevettate o di interesse commerciale inadatte ai contesti locali e che necessitano di forti input esterni con ripercussioni sulla qualità ambientale.

Su questa scia, la prima sfida con cui nasce AVASIM è proprio quella di agevolare, potenziare e promuovere collaborazioni virtuose e sinergiche, ancora troppo residuali e localizzate all’interno di questo mondo produttivo e dei suoi protagonisti. Si tratta di facilitare la realizzazione, l’integrazione e la promozione di filiere già esistenti e di nuova generazione, con una metodologia e processi in grado di sviluppare, produrre e distribuire un’ampia offerta di prodotti della migliore tradizione italiana da antiche sementi autoctone, per soddisfare la crescente domanda.

A tale scopo il consorzio ha anche scritto un manifesto di azioni e intenti rappresentato simbolicamente dal bollino MAMA SEEDS®,  per unire e dare forza a questa alleanza dai valori dichiarati e dagli obiettivi concreti, per un’innovativa visione delle antiche sementi autoctone italiane e delle loro filiere, all’insegna dell’eccellenza e della valorizzazione di risorse, comunità locali, territori e ambiente, imprese, agricoltori, artigiani e intelligenze che puntano su trasparenza, sostenibilità, innovazione e biodiversità genetica e culturale.

 

Parte integrante del progetto AVASIM è la promozione di una proposta legislativa nazionale di tutela, a oggi assente. «Attraverso un comitato tecnico-scientifico formato da docenti universitari e professionisti del diritto, stiamo promuovendo una proposta di legge con l’obiettivo di riconoscere e qualificare la natura originaria ed autoctona delle antiche sementi, il cd. MADE IN ITALY DEI SEMI, proteggerle da fenomeni di “italianità” fittizia e, in quanto patrimonio della collettività, dalla possibilità di brevettazione. Una norma che protegga non solo il processo di trasformazione enogastronomico italiano, ma ciò che vi è alla base, i nostri semi autoctoni. La tutela legislativa comprenderà un quadro normativo d’insieme che permetta (oltre che di qualificare l’originarietà del seme antico e proteggerlo) l’ingresso dei semi antichi all’interno del patrimonio culturale nazionale nell’accezione di beni culturali, fondamentali della tradizione agroalimentare italiana», ha aggiunto Alessia Montani.

 

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