In Sicilia il 73,1% delle abitazioni è dotato di impianti di condizionamento. È il dato più alto d’Italia, e racconta meglio di ogni altro indicatore come il raffrescamento sia diventato una componente strutturale del fabbisogno energetico delle famiglie meridionali. Un cambiamento che non riguarda solo il Sud, ma che in quelle regioni assume un’intensità particolare.
A livello nazionale, gli impianti di condizionamento sono presenti in oltre il 56% delle abitazioni. L’incremento più marcato si registra proprio al Sud e nelle Isole, dove la domanda è aumentata in modo consistente negli ultimi anni. Come illustrato dalla guida di Acea Energia, la classificazione climatica del territorio, articolata in sei zone dalla A alla F, aiuta a comprendere perché nelle regioni meridionali il raffrescamento sia diventato essenziale: le zone più calde del Paese concentrano il loro fabbisogno energetico nei mesi estivi, quando le temperature rendono il condizionamento indispensabile.
Accanto alla Sicilia, spicca il dato del Veneto, con il 71,1% delle abitazioni raffrescate, e dell’Emilia-Romagna, al 67,6%. Questi numeri confermano come il cambiamento delle condizioni climatiche stia modificando progressivamente le abitudini di consumo anche nelle regioni del Nord, storicamente più orientate verso il riscaldamento invernale.
Il quadro complessivo delinea un Paese in cui la domanda di raffrescamento cresce su tutto il territorio, con effetti diretti sui consumi elettrici estivi. I dati del 2025, con un calo del -0,7% al Sud e nelle Isole rispetto all’anno precedente, non devono trarre in inganno: la diffusione degli impianti di condizionamento è in aumento costante, e questa tendenza è destinata a continuare nei prossimi anni.
Sul fronte del riscaldamento, il quadro è speculare. Nelle regioni settentrionali, caratterizzate da inverni lunghi e temperature rigide, il riscaldamento rappresenta la principale voce di consumo domestico. Il 79% delle famiglie italiane utilizza sistemi autonomi, con percentuali più elevate nel Nord-est e nel Centro. Gli impianti centralizzati restano più diffusi nelle aree urbane del Nord, mentre risultano marginali nel Mezzogiorno, dove il fabbisogno invernale è storicamente più contenuto.
Un divario infrastrutturale che riflette esigenze climatiche profondamente diverse tra le due estremità della Penisola.
























