Il 5 giugno 1953 nella Spagna ancora dominata dal franchismo la catena di montaggio della SEAT – Sociedad Española de Automóviles de Turismo (Società spagnola di automobili per il turismo) inizia a lavorare per la prima volta.
La supponenza italiana
Negli anni Cinquanta qui in Italia la casa automobilistica viene chiamata, con un po’ di supponenza, la “Fiat spagnola”, una sorta di colonia produttiva come ce ne sono tante in giro per il mondo. Nessuno pensa che quel marchio possa in futuro vivere di vita propria fuori dal caldo grembo della casa torinese, né esistono i presupposti per poterlo pensare. Tutto inizia il 9 Maggio 1950 quando nasce la SEAT. Il suo capitale iniziale è di 600 milioni di pesetas. I soci fondatori sono lo spagnolo Istituto nazionale per l’Industria (INI) con il 51 %, sei banche con il 42% e la FIAT con il rimanente 7 %. La casa torinese, nonostante la piccola quota, è la vera “padrona” dell’azienda, perché ha nelle sue mani la licenza di costruire automobili in Spagna. Pochi giorni dopo la nascita della società inizia la costruzione dello stabilimento a Barcellona. Il 5 giugno 1953 la fabbrica inizia a lavorare e il 13 novembre dello stesso anno la prima vettura esce dalla catena di montaggio. È una 1400. In quel periodo il marchio produce esclusivamente una sorta di versione spagnola di alcuni modelli della FIAT.
Un accordo sindacale inaspettato
Il 27 giugno 1957 inizia la produzione della 600, la vettura che convincerà gli spagnoli a muoversi su quattro ruote, il simbolo della motorizzazione di massa del paese. Nonostante la delicata situazione politica della Spagna, da più di vent’anni sotto il tallone di una dittatura fascista, nel 1959 grazie alla linea di relazioni sindacali decisa dalla casa torinese viene firmato il primo Accordo Sindacale della storia della Seat. L’azienda spagnola è vivace e mostra potenzialità inaspettate come quando, nel 1964, con una produzione giornaliera di trecento vetture si piazza tra i maggiori costruttori di autoveicoli in Europa. Sono anni di grande sviluppo che vedono il marchio Seat stabilire un ponte con il sudamerica attraverso un accordo d’esportazione con la Colombia. Nello specifico si tratta di un’operazione quasi esclusivamente simbolica, vista l’elevata domanda del mercato interno, ma finirà per rivelarsi azzeccata sia sul piano dell’immagine che su quello del posizionamento commerciale futuro. Negli anni Settanta l’espansione sembra inarrestabile e stimola la voglia di differenziarsi un po’ dall’ingombrante padrone torinese. Nel 1971 i progettisti iniziano anche a lavorare a un modello da competizione su pista. All’inizio degli anni Ottanta Fiat se ne va. Vende le sue quote all’INI e toglie il disturbo. L’azienda, ormai interamente spagnola, comincia a delineare una propria strategia al di fuori del semplice adattamento dei modelli Fiat.


























