Foto scattata dalla figlia di Marisa Zattini, Andrea Pompili in un sito archeologico del Karnakata in India
“I MERCOLEDÌ DELLE MUSE. La creatività al femminile: un percorso nell’Arte” a cura di FIDAPA BPW Italy sezione di Ravenna, in collaborazione con Ordine della Casa Matha. Gli incontri si terranno presso la Casa Matha in Piazza Andrea Costa, 3 a Ravenna – dal 25 febbraio al 6 maggio 2026 nelle giornate di mercoledì alle ore 17:00, secondo calendario. L’ingresso è libero.
Mercoledì 25 febbraio 2026 alle ore 17:00 prende inizio il ciclo di conversazioni dedicato a donne che si sono distinte per le proprie attività artistiche, anche in ambito internazionale, cominciando dall’incontro con Marisa Zattini dal titolo “Arte intesa come Arte di vivere”.
Laureata alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, con il massimo dei voti e lode, ha svolto la libera professione fino all’anno 1992, ma artista e scrittrice, nonché organizzatrice di eventi – ha realizzato sue mostre personali in Italia e all’estero a partire fin dal 1976 ed ha pubblicato cataloghi monografici, con alcune sue poesie.
In tale contesto si capisce quanto Marisa Zattini intenda e quanto sia importante per lei il connubio imprescindibile Arte/Vita, quando titola il suo intervento con queste parole “Arte intesa come Arte di vivere”. Entrambe per sono legate al cambiamento, all’adattabilità creativa nel dialogo con il Mondo, mentre in psicologia si chiama “Resilienza” quella forza d’animo o flessibilità vitale che conserva la capacità di rispondere anche ad eventi stressanti o traumatici, traendone forza e apprendimento.
Del resto lei stessa testimonia che l’attualità del sistema dell’arte (e non solo) è sempre più orientato oggi alla velocità, al consumo mentre la sua ricerca si muove in direzione opposta, esigendo quindi il tempo della meditazione, della sedimentazione, dell’accesso alla ricca complessità del pensiero profondo, opere che si offrono al dialogo anche nell’immersione in spazi desueti, dove possono svilupparsi percorsi che esigono collegamenti, che fanno riflettere, che stimolano la memoria collegandola al presente. Dobbiamo assolutamente riportare il baricentro dell’umanità alla sua funzione originaria, a quella da più parti auspicata di integrazione “tra mente e cuore” nella capacità di fare sistema tra creatività e tecnologia, superando le ansie scatenate dal mezzo digitale.

In tal senso il termine “Surmodernità”, termine ideato dall’etnologo francese Marc Augè, già si riferiva a varie forme d’eccessi che stavano caratterizzando il lento evolvere del Postmodernismo in qualcosa di diverso (o meglio, l’altra faccia del medesimo) andando a descrivere un’umanità immersa nelle problematiche della “tripla accelerazione o eccesso”. L’eccesso e l’accelerazione del tempo, insieme allo sforzo e la fatica nel dare un senso alla “realtà liquida” del sociale ed alla propria vita nella sovrabbondanza di informazioni ed avvenimenti in contraddizione tra loro. L’eccesso dello spazio, quando sempre più si moltiplicano i “non luoghi”. Infine l’eccesso di ego, un’ipertrofia dell’Io attraverso il quale l’individuo tende a proteggersi con modalità autoreferenziali. Ne risulta uno schiacciamento tra la memoria del passato e la progettualità del futuro, annegate entrambe in un ansioso, frenetico e infruttuoso “eterno presente” (una paradossale “perennità” come scriveva il grande Gillo Dorfles già nel 1997) votato per quanto possibile, ad un consumismo compulsivo, compensativo quanto insoddisfacente.
Ma per dare la parola all’artista di seguito alcune note essenziali sulla sua vita intessuta d’arte:
- Era il lontano giugno 1976 – avevo appena 20 anni – quando presi l’abitudine di accompagnare i pieghevoli critici delle mie mostre con alcune mie composizioni poetiche, come questa:
- I colori si scatenano
– strappati si rimuovono all’interno cercando –
accettano la visione malata
(si saldano per un attimo)
e finalmente spaziano aperti
nelle alternanze opposte
continuando ogni aspetto migliore
ogni pezzo che ha velocità di fuggire
distinguendo i sedimenti ombelicari
ai margini di una supplica chiamata “arte”.
Nel presentarmi nel catalogo della mia personale “La memoria del sogno” alla Rocca di Caterina Sforza, a Forlì, nel 1987, Giorgio Ruggeri introduceva il suo testo con una mia poesia e poi rifletteva
- «Ma che cos’è la poesia, questa balenante essenzialità della sillaba, che cos’è se non l’arte di fare entrare il mare in un bicchiere?»
- Da quando avevo 15 anni scrivo poesie … Non le ho mai riordinate: le tengo affastellate nei diari che nel tempo mi hanno accompagnato. So che si intrecciano parola e segno, parola e immagine così come con le suggestioni della musica…
- Dal 1981 ebbe inizio anche la mia attività professionale di “architetto”. Aprii il mio studio a Villa Selva, dove ero nata – una piccola frazione posta fra Forlimpopoli e Forlì – e cominciai a seguire i cantieri dei miei lavori. Nel 1981 conobbi anche Augusto, che diventerà mio marito nel 1985, ponendo fine agli amori giovanili che mi avevano visto a Roma, nelle frequentazioni delle scenografie teatrali cinematografiche. Dal 1981 al 1985 mi trasferii nel ravvenate, a San Pietro in Campiano. Nel 1989 fondai con l’architetto Augusto Pompili la società di servizi culturali & progetti espositivi IL VICOLO, nella convinzione che i tempi fossero maturi per un rapporto fruttuoso fra pubblico e privato.
- La mia carriera di architetto si concluse poi nel dicembre del 1992 e dal 1993 iniziai una nuova vita. Decisi di dedicarmi “anima e corpo” agli artisti che avevo proposto nel nostro progetto per realizzare al meglio testi critici e cataloghi, mentre Augusto si occupava della logistica e degli allestimenti. Avrei fatto per loro ciò che desideravo potesse essere fatto per me. Furono gli anni delle mostre dedicate a Giuliano Vangi, Mattia Moreni, Giannetto Fieschi, Bepi Romagnoni e di tanti altri. Per la direzione del 3° anno ricevetti incarico diretto dal Sindaco e poi vincendo il 2° Bando quinquennale proseguii con la mia direzione fino al dicembre dell’anno 2000, con la mostra dedicata a Enrico Baj. Furono anni splendidi, testimoniati dalla collana di cataloghi “Arreton” realizzati metodicamente per ogni evento.

Marisa Zattini è nata a Forlì il 13 ottobre 1956. Laureata cum laude nel febbraio del 1981 alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, con una tesi in Restauro e Consolidamento dei monumenti, ha svolto per tre anni il ruolo di Assistente per il Prof. Lorenzo Nizzi Grifi. Iscritta all’Ordine Professionale degli Architetti di Forlì-Cesena è stata membro di Commissione Territoriale e Consigliere dell’Ordine di Forlì-Cesena e Rimini per due mandati (dal 1981 al 1991) e ha svolto la libera professione fino all’anno 1992. Già artista – pittore, ceramista, poeta – ha realizzato mostre personali, in spazi pubblici, in Italia e all’estero (Svezia, Inghilterra, Germania e Grecia) a partire dal 1976 e pubblicato cataloghi monografici, con alcune sue poesie.
Attualmente è Direttore Artistico de Il Vicolo Sezione Arte di Cesena – società fondata con l’architetto Augusto Pompili, nel 1989 – già ideatrice e curatrice di oltre duecento rassegne di arte contemporanea in sedi pubbliche, di cui più di quaranta solo per la città di Cesena (Galleria Comunale d’Arte, Rocca Malatestiana e Galleria Comunale Ex Pescheria). La sua direzione artistica della Galleria Comunale d’Arte di Cesena (Palazzo del Ridotto) – sulla base di due Concorsi Nazionali vinti – ha caratterizzato la proposta culturale del territorio dal 1993 al 2000. Sue sono l’ideazione e la cura delle esposizioni “in rete”, dal 2001 al 2005, Rocche & Scultori Contemporanei – sostenute dalla Regione Emilia-Romagna, da 3 Province (Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna) e da 7 Comuni del territorio romagnolo – dedicate ai maggiori scultori contemporanei e realizzate nelle più suggestive Rocche della Romagna.
È inoltre Art Director di dodici Collane per i tipi de Il Vicolo Divisione Libri [Editore], dedicate all’Arte contemporanea, saggistica, letteratura fantastica, poesia, narrativa, storia del territorio. Realizza filmati e documentari – firmandone la regia e dirigendone il montaggio – per mostre da lei ideate e di artisti e poeti contemporanei. Sue sono le realizzazioni di eventi “speciali”, con acquisizioni di opere commissionate e realizzate dagli artisti invitati a implemento di pubbliche collezioni per Enti pubblici e Istituti di Credito. Fra i più significativi ricordiamo: Omaggio a Melozzo (1994), Homo Faber (1996), L’Ebbrezza di Noè (2003), Il Diavolo & L’acquaSanta – Tarocchi Fantastici (2008-2009), 1912-2012 Giovanni Pascoli – Un mito del Novecento (2012).
È Direttore Artistico di “Graphie”, rivista trimestrale di Arte e Lette-ratura, fondata nel 1998, distribuita su abbonamento e in alcune librerie del territorio nazionale. Ha inoltre ideato e organizzato numerosi concorsi letterari e artistici a livello territoriale e nazionale. Fra questi ricordiamo il Concorso di Narrativa “Graphie”, (otto edizioni), e quello di “Scrittori in Erba – Fiabe per il terzo millennio” (tre edizioni) in collaborazione con alcuni Comuni della Romagna.
Si sono occupati del suo lavoro artistico, fra gli altri: Mario De Micheli, Giorgio Seveso, Floriano Bodini, Rossana Bossaglia, Maria Grazia Morganti, Domenico Montalto, Luigi Riceputi, Renato Turci, Andrea Brigliadori, Davide Argnani, Giorgio Ruggeri, Nicola Micieli, Roberta Bertozzi, Antonio Bertoli, Gabriella Baldissera, Chiara Settefonti, Loredano Matteo Lorenzetti, Giuliana Pagnoni, Franca Mazzei, Giovanni Ciucci, Enrico Bertoni, Veronica Cre-spi, Gian Ruggero Manzoni, Janus, Gianfranco Lauretano, Pier Guido Raggini, Riccardo Belloni, Laura Piro, Maddalena Casalis, Davide Brullo, Vittorio D’Augusta, Giorgio Di Genova, Carlo Franza, Emanuela Fiori, Mons. Jean Marie Gervais, Giorgio Vulcano, Serena Ciliani, Carla Guidi, Domenico Settevendemie, Angela Fabbri, Luigi Innocenti, p. Matteo Ferrari, p. Giulio Michelini, Luca Maggio, p. Alessandro Barban, Marco Cassuto Morselli, Andrea Pompili, Giorgio Cozzolino, Fabrizio Parrini, Giovanni Gardini, Roberto Pagnani, Simona Negrini.



























