Home C'era una volta Little Walter Jacobs, l’armonicista che amava Chicago

Little Walter Jacobs, l’armonicista che amava Chicago

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Il 15 febbraio 1968 a Chicago si chiude drammaticamente la carriera e la vita di uno dei più grandi armonicisti della storia del blues. Aggredito e accoltellato per strada da una banda di teppisti Little Walter Jacobs, collaboratore e grande amico di Muddy Waters, viene soccorso e ricoverato in ospedale, ma muore per il sopravvenire di una grave emorragia cerebrale.

Inizia a suonare a otto anni

Ha trentotto anni ed è originario di Marksville, in Louisiana. Il suo vero nome è Marlon Walter Jacobs e l’appellativo “Little” (piccolo) se lo guadagna sul campo nel 1942, accompagnando, a soli dodici anni, varie bands nei fumosi jazz club di New Orleans. Autodidatta, inizia a suonare l’armonica all’età di otto anni e ben presto diventa popolarissimo più tra gli addetti ai lavori che tra il pubblico. Per qualche anno arricchisce la sua esperienza esibendosi con il chitarrista James DeShay finché, dopo il suo diciassettesimo compleanno, decide di coronare un sogno trasferendosi a Chicago. Nelle sue fantasie d’adolescente precocemente cresciuto, infatti, la città dell’Illinois rappresenta una sorta di terra promessa dove poter conoscere i grandi del blues e, magari, suonare anche con loro. Inaspettatamente i sogni sembrano realizzarsi fin dal primo momento.

Una profonda espressività, soprattutto sui tempi lenti

La sua armonica accompagna le esibizioni di Lazy Bill Lucas, Johnny Young e Jimmy Rogers, prima di affascinare il grande Muddy Waters, che gli propone di unirsi al suo gruppo. È il 1948 e Little Walter ha compiuto da poco diciott’anni. Non abbandonerà mai il suo amico Muddy, neppure quando, nel 1953 darà vita anche a un suo gruppo: Little Walter and His Jukes. Nel corso degli anni la critica gli riconosce il pregio di essere riuscito a valorizzare nel blues il ruolo di uno strumento “povero” come l’armonica conferendogli una rara e profonda espressività, soprattutto sui tempi lenti. A lui si ispirano un gran numero di bluesmen, soprattutto gli alfieri del blues bianco degli anni Sessanta, come Paul Butterfield e John Mayall. Proprio nelle vie di quella che lui considerava la “città dei suoi sogni” subisce l’aggressione mortale. Uno scherzo del destino per il suonatore d’armonica che aveva accompagnato, chissà quante volte, con il suo strumento i versi malinconici di un antico blues da strada: «Quel Chicago dà, amico, Chicago si riprende».

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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