Home C'era una volta Milt Buckner, l’inventore del locked-hands

Milt Buckner, l’inventore del locked-hands

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Il 27 luglio 1977 muore a Chicago, nell’Illinois, il tastierista e arrangiatore Milton Buckner detto Milt. Nato a St. Louis, nel Missouri, il 10 luglio 1915 è fratello dell’altosassofonista Ted Buckner.

Una famiglia di musicisti

La sua è una famiglia di musicisti. Un altro fratello George, morto nel 1969, suona la tromba. Rimasto orfano all’età di nove anni, si trasferisce a Detroit, dove lo zio, il trombonista John Tobias, gli insegna la musica. Nel 1930, a quindici anni, comincia a scrivere i primi arrangiamenti per l’orchestra di Earl Walton. Nello stesso periodo studia al Detroit Institute of Art, dove resta per due anni, suonando di tanto in tanto con gli Harlem Aristocrats, Mose Burke e The Dixie Whangdoodles. In seguito suona e scrive diversi arrangiamenti per i McKinney Cotton Pickers, e nel corso degli anni Trenta, a Detroit, per Lanky Bowman, Howards Bunts, Don Cox e Jimmy Raschelle. Nel 1941 entra nell’orchestra di Lionel Hampton con cui resta fino al 1952, salvo una parentesi tra il 1948 e il 1950 in cui dirige una propria big band.

Il locked hands

La sua lunga permanenza nella formazione di Hampton contribuisce in misura determinante al suo successo come pianista, non solo come solista nel celebre brano Hamp’s Boogie-Woogie ma anche come primo interprete a fare uso della tecnica detta locked-hands (o block-chords), attuata eseguendo con ambedue le mani serie di accordi paralleli. Pur riducendosi in qalche caso a un semplice raddoppio di ottave, questa tecnica si diffonde notevolmente nel jazz moderno, e viene adottata da molti pianisti, tra i quali George Shearing, Dave Brubeck, Oscar Peterson. Abbandonato Hampton il pianista crea un proprio trio, utilizzando anche l’organo Hammond. Negli anni Sessanta viene riscoperto dalla critica e dal pubblico e suona con jazzisti quali Buddy Tate, Illinois Jacquet, Roy Eldridge, Wallace Bishop, Jo Jones e Alan Dawson. Nel 1971 torna a suonare con l’orchestra di Lionel Hampton.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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