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Parrandas: la festa patrimonio culturale immateriale di Cuba

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Foto di Ahmel Echevarría

Le Parrandas sono delle feste di quartiere nel cuore di Cuba. Antiche e folcloristiche, le Parrandas rappresentano un evento autentico, emozionante, colorato e rumoroso. Per i lettori di dailygreen il brillante foto reportage del nostro corrispondente latinoamericano, Ahmel Echevarría, con relativa traduzione a cura di Alessandro Oricchio.

Lavare l’onore col fuoco

Tra gli ultimi giorni di dicembre e i primi di gennaio il centro di Cuba diventa il palcoscenico di una sfida durissima: due quartieri si affrontano per l’onore. Non c’è più spazio per il cameratismo, la tensione sale alle stelle. Un viavai di stoffe, pezzi di legno, chiodi, vernice, cavi, carta, cartone, colla, materie prime per gli artiglieri. Tutto viene immagazzinato nel quartier generale. Donne, uomini; giovani, vecchi e bambini. Danno l’anima per il loro quartiere. Mano a mano che si avvicina il giorno del combattimento, si vedono per le strade gruppi di persone che si riuniscono per pianificare la sfida. Perché è su questo che si basa la festa.

Si dorme poco nei giorni precedenti e durante la festa. L’appartenenza al quartiere, che non viene identificato solo da un nome: perché un animale, un colore, un oggetto o il ritornello di una conga indicano il contesto e la giurisdizione. Un’appartenenza che si trasmette da generazioni come fosse una malattia ereditaria. Il paragone non è proprio bello, ma descrive molto bene quello che succede tra i familiari.

Le Parrandas: Patrimonio Culturale Immateriale di Cuba

A metà giugno di quest’anno, Cuba ha richiesto di inserire le parrandas (così si chiama questa festa) nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’isola. Nella IV Assemblea Generale degli Stati parti è stato reso pubblico il suo impegno per la salvaguardia di questa festa attraverso la Presidente del Consiglio Nazionale del Patrimonio Culturale. Così insieme al Son, alla Rumba, al Repentismo e alle letture nelle tabaccherie, le parrandas della regione centrale ora fanno parte del Patrimonio Culturale Immateriale di Cuba.

A Villa Clara e Sancti Spritus, province del centro dell’isola, non sono pochi i paesini dove le parrandas costituiscono senza alcun dubbio l’evento dell’anno. Remedios, Caibarién, Vueltas, Punta Alegre, Guayos, Zulueta, Camajuaní, Placetas, Yaguajay, Quemado de Güines, Arrollo Blanco. Delle feste della zona di Remedios avevo solo visto foto e sentito storie. Motivato da quei racconti ho cercato delle informazioni, e ho capito che si trattava di un grande evento.

Dovevo convincermi a partecipare a una parranda. Nel 2014 c’era come anfitrione Pedro Manuel
González Reinoso/Roxana Rojo, amico residente a Caibarién, municipio di Villa Clara. Sono stato alla parranda di Villa de San Juan de los Remedios (Villa Clara) e a quella di Caibarién (chiamato anche Villa Blanca) nel 2014 e nel 2015. Sono due feste incredibili, superlative.

Parrandas, Cuba, festa
Foto di Ahmel Echevarría

Sia a Caibarién che a Remedios ho assistito alla festa e ai preparativi. Ogni quartiere ha un leader. Comandare significa, oltre che sperimentare nell’anima e nel corpo la tradizione, coordinare coloro che devono disegnare e cucire i vestiti, che si occupano di trucco e parrucco, che seguono giorno per giorno il disegno e la costruzione del carro e il progetto della piazza (una struttura rigida innalzata nel parco, di diversi metri di altezza, concepita sul disegno di un carro, la cui illuminazione consente di rappresentare forme geometriche statiche e animate di notevole complessità). In entrambi i casi lo sforzo implica lavorare fino all’alba, sia sull’asfalto che a decine di metri d’altezza.

Il fuoco non è lasciato assolutamente al caso, è l’onore in gioco; il leader deve vegliare affinché sia una vera opera di un Vulcano. Parlo di artiglieri, dell’organizzazione della pirotecnica, di rischiare il minimo, della spettacolarità. Parlo di fuochi che volano, pannelli, bengala, cascate, mortai, batterie, colombe. A seconda della zona, gli artefatti vengono chiamati in maniera diversa: buscapiés, güines, palometas, bateas. Non importa come si chiamino, la cosa importante è il rumore dell’esplosione, l’adrenalina, la paura, il rischio della bruciatura, l’odore di polvere e un singolare aroma di pollo fritto: per caso è l’odore di qualche composto chimico successivo alla combustione? Giovani e bambini percorrono il parco e le strade del villaggio alla ricerca dei petardi inesplosi.

La parranda ha luogo nella piazza principale del paese, vicino alla parrocchia. Èil centro di una passione che trascina cubani residenti in questi paesini, quelli che ci sono nati ma che si sono trasferiti in altre province o paesi, centinaia di cubani vestiti a festa provenienti dalle altre province, turisti di mezzo mondo. Non sono pochi gli abitanti di Caibarién e Remedios che collaborano. Non importa dove risiedano. Gli abitanti di

Remedios e Caibarién arrivano anche da mezzo mondo, perché l’immigrazione cubana cresce, senza fermarsi, molti cubani affollano le navi e si allontanano alla ricerca di un futuro o una idea di futuro migliore, e spediscono risorse ai loro quartieri d’origine. Comprano stoffe, oggetti vari, trucchi. Una parte degli oggetti è materiale riciclato dal carnevale brasiliano, che arriva a Cuba da Miami.

Parrandas, Cuba, festa
Foto di Ahmel Echevarría

La sfida tra i sanseres del quartiere San Salvador e i carmelitas del Carmen en Remedios, le tensioni tra La Marina e La Loma a Caibarién sono ancora vive nel mio ricordo. Entrambe sono celebrazioni cattoliche che si svolgono rispettivamente tra il 24 e il 25 e il 27 e il 28 di dicembre a Caibarién. L’origine delle parrandas si rinviene a Remedios: poi alcuni abitanti portarono queste feste in altri paesi della regione dopo essercisi stabiliti; nell’anno 1820 iniziarono le celebrazioni, molto semplici allora, con un prete che convocava i bambini del villaggio affinché, facendo un grandissimo rumore, convincessero ad uscire di casa i fedeli poco interessati a partecipare alla messa di Aguinaldo. Le parrandas presero la struttura attuale nel 1851.

I quartieri, identificati da bandane, bandiere e stendardi, si appropriano della piazza principale sfilando accompagnati da un gruppo di musicisti o parranderos. L’inno unificatore è la conga o la rumba; scatena la passione, anima la sfida. Ed è nel pomeriggio il momento in cui si produce la prima parte di questa passione, tra le quattro e le sei. I quartieri si alternano a sfilare nella piazza, e questo continuo ricambio viene chiamato Entrata. Succederà spesso durante la festa. Baldoria, caos e ordine sancito dalla musica di questo gruppo travolgente: percussioni e rumore di metalli per animare la festa. Rumba e conga alternate con un altro ritmo, che definiremo polca nonostante sembri un’assurdità.

Parrandas, Cuba, festa
Foto di Ahmel Echevarría

Senza che la musica smetta di suonare del tutto, gli altoparlanti informano su chi sta sfilando. Viene annunciato anche il passo successivo prima dell’ululato della sirena. Il parco viene chiuso ai passanti con una transenna metallica. All’interno della recinzione, pompieri, polizia, artiglieri. Arriva ora l’ora del fuoco, nonostante sia ancora il giorno a regnare. Senza tanti complimenti. Sparare mortai, lanciare fuochi volanti, dare fuoco alla miccia delle cascate, delle batterie e i mortaretti. La saggezza è nella testa di pochi: in quella della polizia, dei pompieri e di coloro che prendono le precauzioni necessarie per cercare protezione sotto le arcate della piazza costruita nel XIX secolo.

Di notte, verso le 10, iniziano le parrandas. Immagino che quello accaduto nel pomeriggio sia solo il primo piatto di una tavola molto succulenta. L’istante in questione ha il nome di Saluto ed è eseguito da ogni quartiere. Molta musica, ancora una volta fuochi d’artificio. Anche lì si verifica di nuovo l’accensione progressiva della piazza.

La calma, chiamarla così non è esatto, scende verso la mezzanotte. Nella parrocchia Mayor di San Juan Bautista si celebra la messa. Siamo a Remedios, si tratta della Messa del Gallo, quella del 24 dicembre. Curiosi e fedeli confluiscono. È costante l’andirivieni. Foto, baci, abbracci alla fine della messa. Fuori c’è la citata calma. Poi continuano le Entrate dei quartieri, insieme con lo scoppio e le fiamme dei giochi pirotecnici, oltre alla sfida ravvivata dagli strumenti musicali. Il fuoco degli artiglieri copre, sia di giorno che di notte, il frammento dell’unanime cielo sopra la piazza principale e la parrocchia. Bisogna lavare l’onore con il fuoco. Il fuoco del pomeriggio, inizio della guerra; quello della notte, colophon. Fuoco che brucia la pelle di alcuni artiglieri. Fuoco che colpisce una parte del pubblico, vestito per la maggior parte con camicie a maniche lunghe, cappelli o sombreros. L’alba è il momento dei carri. La sfilata dei carri viene accompagnata da una narrazione, moltiplicata dalla voce del locutore grazie agli altoparlanti. I personaggi, sistemati sui diversi piani del carro, rimangono fermi con espressioni solenni. Recuperano il movimento solo quando il carro ha compiuto la sua parranda. A Remedios e Caibarién, il disegno dei carri non conosce limiti. Oggetti, colori, moltissima luce. Lì si scatenano con le narrazioni di saghe nordiche, dell’Egitto dei faraoni, delle violenze dell’impero romano, dell’antica Grecia. Così sembra, sì, una super produzione made in Hollywood.

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Foto di Ahmel Echevarría

Non è molto animato il trascorrere del tempo in questi paesini. La festa occupa solo un paio di giorni l’anno. Nonostante il sostegno dei servizi e degli aiuti governativi, in questi paesini la vita va avanti tra la pigrizia e la mancanza di risorse. Gli abitanti emigrano in massa. Altri si sposano, procreano, vivono la vita negli stessi quartieri dei loro genitori, dei loro nonni. Ci sono quelli che si organizzano in maniera diversa e la famiglia rientra poco e niente nei loro piani. Non manca il piacere, ma la vita dura fa pagare il suo conto. Croce e delizia. Pascolare nel piacere, ma anche nel dolore. Fino all’arrivo della parranda, momento dove il delirio raggiunge il suo punto massimo.

 

 

Lavar con fuego la honra

En el centro mismo de Cuba, justo entre los días finales de diciembre y los iniciales de enero, tiene lugar un duro enfrentamiento. Dos barrios disputándose el honor. Va cesando la camaradería, aumenta la tensión. Trasiego de telas, madera, clavos, pintura, cables, papel, cartón, pegamento, insumos para los artilleros. Lo almacenan en su “cuartel general”. Mujeres, hombres; jóvenes, viejos y niños. Lo dan todo por el barrio. En la calle se puede advertir, cercano el día de la lidia, parlamentos donde va implícito el reto. Porque de eso va una parranda.

Se duerme poco en los días previos y durante las parrandas. La pertenencia al barrio, identificado no solo por un nombre, porque un animal, un color, un objeto o el estribillo de una conga indican contexto o jurisdicción, se transmite entre generaciones tal cual una enfermedad hereditaria. El símil no es propiamente bello, pero caracteriza cuanto sucede entre familiares.

A mediados de junio del año en curso, Cuba integró el Comité Intergubernamental para la salvaguardia del Patrimonio Cultural Inmaterial. En la VI Asamblea General de Estados Partes hizo público su compromiso con el cuidado de tales bienes a través de la Presidenta del Consejo Nacional de Patrimonio Cultural. Junto al Son, la Rumba, el Repentismo y las lecturas de tabaquería, las parrandas de la región central forman parte del Patrimonio Cultural Inmaterial de Cuba.

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Foto di Ahmel Echevarría

En Villa Clara y Sancti Spíritus, provincias del centro de la isla, no son pocos los pueblos donde las parrandas sin lugar a dudas constituyen el acontecimiento del año. Remedios, Caibarién, Vueltas, Punta Alegre, Guayos, Zulueta, Camajuaní, Placetas, Yaguajay, Quemado de Güines, Arrollo Blanco. De las fiestas remedianas solo había visto fotos y escuchado relatos. Motivado por aquellos cuentos, busqué información, entonces supe de un verdadero suceso.

Debía animarme a vivir una parranda. En 2014, teniendo de anfitrión a Pedro Manuel González Reinoso/Roxana Rojo, amigo residente en Caibarién, municipio villaclareño. A las parrandas de la Villa de San Juan de los Remedios (municipio de Villa Clara) y a las de Caibarién (también llamado Villa Blanca) en 2014 y 2015 fui. Estas son fiestas inverosímiles o superlativas.

Tanto en Caibarién como en Remedios viví las fiestas y los preparativos. Cada barrio tiene un líder. Estar al mando significa, además de experimentar en alma y cuerpo la tradición, conducir a quienes se encargan de diseñar y confeccionar los vestuarios, el maquillaje y la peluquería, de seguir día a día el diseño y la construcción de la carroza y el trabajo de plaza —estructura rígida levantada en el parque, de varios metros de altura, su concepción responde al diseño de la carroza, su iluminación consigue representar formas geométricas estáticas y animadas de notable complejidad—. En ambos casos, el esfuerzo implica trabajar hasta entrada la madrugada al nivel del asfalto o a decenas de metros de altura.

El fuego tampoco quedará al azar, es honra en juego; el líder debe velar para que este sea una verdadera obra de Vulcano. Hablo de artilleros, de la organización de la pirotecnia, de mínimos riesgos, espectacularidad. Hablo de voladores, tableros, bengalas, “cascadas”, morteros, palenques, “palomas”. Según la zona, los artefactos reciben disímiles nombres: “buscapiés”, güines, “palometas”, bateas. Da igual cómo los llamen, lo cierto es el ruido de la explosión, la adrenalina, el temor, el riesgo de la quemadura, el olor a pólvora y un singular aroma a pollo frito —¿acaso es el olor de algún compuesto químico tras la combustión?—. Jóvenes y niños recorrerán el parque y las calles aledañas en busca de petardos sin estallar.

Las parrandas tienen lugar en la plaza mayor del pueblo, junto a la Parroquia. Constituyen el centro de una pasión que arrastra a cubanos residentes en esos pueblos, a quienes nacieron allí pero se han desplazado a otras provincias o países, a centenares de cubanos en calidad de fiesteros interprovinciales, a turistas de medio mundo. No pocos caibarienenses y remedianos colaboran. Da igual dónde residan. Incluso algunos remedianos y caibarienenses, residentes en medio mundo —porque la emigración cubana crece, imparable, muchos cubanos “queman las naves” y se largan en busca de un futuro o una noción de futuro mejor— envían recursos a sus barrios de origen. Compran telas, variado atrezzo, maquillaje. Incluso parte del atrezzo es material reciclado del carnaval de Brasil, llega a Cuba vía Miami.

La lidia entre sansaríes del barrio San Salvador y los carmelitas de El Carmen en Remedios, y las tensiones entre La Marina y La Loma en Caibarién están muy vívidas en mi memoria. Ambas son celebraciones católicas, se desatan, por lo general, entre el 24 y el 25 la primera, y del 27 al 28 de diciembre en Caibarién. El origen de las parrandas se remonta a Remedios —algunos remedianos llevaron estas fiestas a otros pueblos de la región tras asentarse en ellos—; el año 1820 se tiene como inicio de las festividades, bien sencillas por entonces —un cura convocaba a los niños de la villa para que, a puro ruido, sacaran de sus casas a los feligreses poco interesados en participar en las misas de Aguinaldo—. Las parrandas toman su estructura actual en 1851.

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Foto di Ahmel Echevarría

Los barrios, identificados con sus pañoletas, banderas y estandartes, se apropian de la plaza mayor acompañados por un grupo de músicos o piquete parrandero. Himno unificador es la conga o rumba ejecutada; desata pasiones, anima al reto. Es en la tarde cuando se produce la primera parte de esta pasión, sobre las 4 y hasta las 6. Los barrios se alternan en la plaza, a este continuo reemplazo le llaman Entrada. Ocurrirá a lo largo de la fiesta. Jolgorio, caos y orden marcado por la música de ese piquete desaforado: percusión y metales para soliviantar. Rumba y conga alternadas, creo yo, con otro ritmo —llamémosle polca aunque parezca un dislate.

Sin que la música acabe del todo, en los altavoces advierten quién desfila. También anunciará lo próximo antes del aullido de una sirena. El parque se cerrará a los transeúntes con una valla metálica. Al interior del cerco bomberos, policías, artilleros. Lo próximo es la hora del fuego aunque reine el día. Sin miramientos. Disparar morteros, lanzar “palomas”, prenderle fuego a la mecha de las “cascadas”, tableros, güines. La cordura estará en la cabeza de unos pocos: en la de policías, bomberos, en la de quienes toman la precaución de guarecerse bajo los soportales de inmuebles levantados alrededor de la plaza en el siglo XIX.

En la noche, sobre las 10, comienzan las parrandas. Supongo que cuanto ha sucedido en la tarde solo es el primer plato de un manjar bien suculento. El instante en cuestión lleva por nombre Saludo y es ejecutado por cada barrio. Mucha música, otra vez los fuegos de artificio. Allí también transcurre el progresivo encendido del trabajo de plaza.

La calma, llamarla así no es exacto, acontece alrededor de la media noche. En la Parroquial Mayor de San Juan Bautista se celebra la misa. Estamos en Remedios, se trata de la Misa del Gallo, la del 24 de diciembre. Curiosos y feligreses confluyen. Es constante el ir y venir. Fotos, besos, abrazos al final de la misa. Afuera transcurre la supuesta calma. Luego continuarán las Entradas de los barrios, junto con el estallido y las llamas de su pirotecnia, además del desafío avivado por los instrumentos musicales.

El fuego de los artilleros cubrirá, tanto de día como de noche, el fragmento del unánime cielo sobre la plaza mayor y la parroquia. Se trata de lavar con fuego la honra. El fuego de la tarde, inicio de la guerra; el de la noche, colofón. Fuego quemando la piel de algunos artilleros. Fuego esquilmando la de una parte del público, vestido en su mayoría con camisas de mangas largas, gorras o sombreros.

La madrugada es el momento de las carrozas. El paso de las mismas va acompañado de un relato, multiplicada la voz del locutor gracias a los altavoces. Los personajes, ubicados en los diferentes pisos de la carroza, permanecen hieráticos. Solo cobrarán movimiento cuando la carroza cumpla su parte en la parranda. En Remedios y Caibarién, el diseño de las carrozas no conoce límites. Atrezzo, colores, muchísima luz. Allí se desmadran con relatos propios de sagas nórdicas, del Egipto de los faraones, con los desafueros del Imperio Romano, la antigua Grecia… Tal parece, sí, una superproducción made in Hollywood.

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Foto di Ahmel Echevarría

No es movido el transcurrir de los meses en estos pueblos. La fiesta ocurre durante un par de días en el año. Aunque cuenten con servicios y planes gubernamentales, entre la desidia y la falta de recursos marcha la vida en estos pueblos. Moradores marchándose en legión. Otros se casan, procrean, hacen la vida en los mismos barrios de sus padres y abuelos. Están los que se las arreglan de maneras diversas y la familia apenas cabe en sus planes. No falta el placer, pero la vida recia pasa factura.

Delito y deleite. Pacer en el placer, también en el dolor. Hasta la llegada de la parranda, momento donde el delirio alcanza su cota máxima.

 

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