Espandere l’acquacoltura per includere ulteriori specie carnivore come i polpi avrebbe ripercussioni disastrose sugli ecosistemi marini, il benessere animale e la sicurezza alimentare. A lanciare l’allarme è The Growing Threat of Carnivorous Aquaculture (La crescente minaccia dell’acquacoltura carnivora), l’ultimo report di Compassion in World Farming (CIWF), diffuso in occasione della giornata mondiale dedicata ai polpi.
Progettato dall’azienda spagnola di prodotti ittici Nueva Pescanova, il primo allevamento di polpi al mondo potrebbe richiedere già all’avvio delle proprie attività fino a 28.000 tonnellate di pesci selvatici in un anno, per produrre appena 3.000 tonnellate di carne di polpo. Ciò equivarrebbe circa due miliardi di pesci usati per produrre mangime, che potrebbero arrivare all’impressionante numero di sette miliardi entro il 2040.
Il documento svela come – sebbene sia spesso ritenuta come una soluzione alla crescente richiesta di prodotti ittici – l’acquacoltura carnivora (l’allevamento di specie acquatiche dipendenti da mangime per il proprio sostentamento) stia sottoponendo gli stock ittici selvatici, già sovrasfruttati, a una pressione insostenibile. Un problema che l’espansione di questi allevamenti non fa che aggravare.
Espandere l’industria ittica con l’introduzione di nuove specie, come il polpo – sottolinea inoltre il report – indebolirebbe la resilienza degli ecosistemi marini e la sicurezza alimentare globale. Il mangime per i pesci allevati e i polpi verrebbe prodotto sfruttando aree di pesca in Africa occidentale, Sud America e nel Sud-est asiatico, mettendo in serio pericolo l’approvvigionamento alimentare ed economico delle comunità locali.
Informazioni chiave incluse nel report:
- Al momento, l’Italia è il terzo Paese europeo, dopo Spagna e Regno Unito, per la crescita dell’acquacoltura, con un aumento di oltre 2.800 tonnellate all’anno.
- I polpi allevati potrebbero arrivare a consumare fino a 90.700 tonnellate di pesci selvatici all’anno entro il 2040, l’equivalente di circa 7 miliardi di individui, aggravando il sovrasfruttamento degli stock ittici
- Si prevede che l’acquacoltura carnivora nell’UE crescerà del 30% entro il 2040
- La richiesta di pesci catturati in natura nell’UE potrebbe crescere del 70% entro il 2040, arrivando a 2,5 milioni di tonnellate, fino a 192 miliardi di pesci catturati all’anno
- In Europa, dal 1985 sono state introdotte 78 specie aggiuntive negli allevamenti, delle quali il 70% dipende da mangimi di origine animale
- La Spagna si è rifornita di mangime per pesci da 26 Paesi nel 2020, la più grande filiera in Europa
Il documento identifica i Paesi che contribuiscono maggiormente al peggioramento della situazione. In Europa, la Norvegia è il principale produttore ittico, seguita da Regno Unito, Germania, Spagna e Danimarca. Questi Paesi sono anche tra i principali esportatori di farina di pesce e olio di pesce, insieme ai Paesi Bassi.
In concomitanza con la pubblicazione del report, l’associazione di protezione animale e ambientale ha diffuso un nuovo filmato girato sotto copertura che mostra il crudele metodo di macellazione che Nueva Pescanova intende utilizzare nel suo primo allevamento di polpi a Gran Canaria, in Spagna. Il filmato mostra polpi catturati in natura che subiscono una morte lenta e agonizzante, immersi con la forza in una miscela di acqua e ghiaccio, in cui impiegano almeno dieci minuti per morire.
Per fermare questa industria distruttiva, CIWF esorta i decisori politici a sottoscrivere un nuovo impegno globale denominato “Keep Them Wild” (Selvatici per natura), per manifestare il proprio sostegno al divieto dell’allevamento dei polpi e fermare l’espansione insostenibile dell’acquacoltura carnivora. CIWF Italia ha lanciato una petizione in cui si chiede ai ministri italiani competenti – il Ministro dell’Ambiente, il Ministro dell’Agricoltura e il Ministro della Salute – di firmare l’impegno, che è sostenuto da associazioni ed esperti di tutto il mondo.
Elena Lara, Senior Research and Policy Adviser di Compassion in World Farming, commenta:
“L’acquacoltura carnivora è spesso pubblicizzata come una soluzione rapida per la sicurezza alimentare quando, in realtà, non fa che comprometterla.
“La sua espansione verso l’allevamento di polpi saccheggerebbe le risorse alimentari delle comunità costiere del Sud globale, sottraendo cibo alle persone che ne hanno veramente bisogno per alimentare al loro posto il profitto di privati e i mercati di lusso.
“Inoltre, le nostre riprese mostrano in modo lampante ciò che abbiamo sempre sostenuto: semplicemente non esiste un metodo che non sia crudele per macellare i polpi allevati. Dobbiamo agire ora per far sì che i polpi restino selvatici, proteggere i nostri oceani e la sicurezza alimentare.”



























