Il 3 giugno 1983 viene ufficialmente confermato che l’AIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita, il virus che agisce sul sistema immunitario distruggendolo, comincia a diffondersi anche in Italia.

Una notizia che cambia la percezione

Il virus, identificato solo pochi mesi prima da ricercatori statunitensi e francesi, colpisce il sistema immunitario rendendo l’organismo incapace di difendersi da infezioni e malattie anche banali. Fino a quel momento, l’epidemia sembrava concentrata soprattutto negli Stati Uniti, dove da tempo si registravano casi misteriosi tra omosessuali, emofilici e tossicodipendenti, ma la notizia del primo caso accertato in Italia cambia drasticamente la percezione del problema: la malattia non è più lontana, è anche qui. La notizia suscita anche un acceso dibattito sociale e politico. Le informazioni sono scarse, i pregiudizi molti.

Discriminazioni e pregiudizi

La disinformazione porta a discriminazioni verso le categorie più colpite, mentre le istituzioni sanitarie cercano di comprendere e contenere il fenomeno. Secondo il Ministero della Sanità nel 1982 sono stati due i decessi provocati dalla malattia. Le associazioni degli omosessuali accusano governo e istituzioni scientifiche di non far nulla per informare la popolazione e i soggetti a rischio sulle precauzioni da prendere per evitare di contrarre il morbo. Con il tempo, grazie alla ricerca scientifica e all’impegno di medici, attivisti e associazioni, l’Italia svilupperà strategie di prevenzione, campagne informative e protocolli terapeutici, ma quel 3 giugno 1983 resta il giorno in cui il Paese dovette aprire gli occhi su una nuova e terribile emergenza sanitaria, destinata a cambiare per sempre il rapporto tra società, scienza e salute pubblica.

 

Previous articleFlemming Ostermann, un danese tra jazz e rock
Next articleMutui green: quali vantaggi per chi sceglie una casa a basso impatto ambientale?
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".