Home C'era una volta Red Rodney, il trombettista morto e risorto

Red Rodney, il trombettista morto e risorto

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Il 27 settembre 1927 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce il trombettista Red Rodney. Il suo vero nome è Robert Chudnick.

Solo Gillespie e Davis gli sono superiori

Red Rodney studia musica al Mastbaum e a quindici anni comincia a suonare professionalmente passando in molte orchestre, come quelle di Jerry Wald, Jimmy Dorsey, Tony Pastor, Les Brown, George Auld, Claude Thornhill e Gene Krupa. Verso la fine del 1948 entra nell’orchestra di Woody Herman con il quale incide The Crickets e More Moon. I critici apprezzano molto la sua tecnica tanto da scrivere che solo Gillespie e Davis gli sono superiori tra i trombettisti bop. Charlie Parker lo sceglie per sostituire Kenny Dorham presentandolo per quasi un anno in moltissimi locali, a cominciare dal Birdland, in occasione dell’inaugurazione, per finire con tournée che vedono il quintetto impegnato nel sud degli Stati Uniti e anche in Europa con Norman Granz. Non tutto però fila liscio. Rodney ha una dipendenza dalla droga da cui non sa o non vuole liberarsi. Per questa ragione viene arrestato e condannato a disintossicarsi.

La morte e la resurrezione

Dopo aver passato sei mesi in un ospedale di Lexington recupera la sua tromba e va a suonare nei gruppi di Charlie Ventura e di Oscar Pettiford con il quale incide brani stupendi, come Chickasaw, Chasin’ The Bass, Bopscotch e The Most. Suona poi con Stan Kenton e per qualche anno vagabonda tra i piccoli gruppi della sua città natale, apparendo anche nello show televisivo di Sammy Davis. Verso la fine degli anni Cinquanta allarga il suo campo di azione al di furi dell’ambito ristretto del jazz conquistando un pubblico sempre più grande con le sue incursioni nella musica pop. Intenzionato a sfruttare il suo buon momento si stabilisce a Las Vegas suonando con una orchestra che fa da sfondo ai più famosi musicisti che passano per la città. Nel 1964 e 1965 suona con Count Basie poi viene nuovamente bloccato da problemi di salute. Nel 1970 scompare e viene dato per morto, in seguito al ritrovamento nel deserto del Nevada di un cadavere in una Cadillac bruciata. A sorpresa però riappare vivo e vegeto nel 1971. Quattro anni dopo viene arrestato sempre questioni di droga. Successivamente si dedica sempre di più alla musica pop componendo e suonando varie canzoni. Colpito da un cancro muore, questa volta per davvero, il 27 maggio 1994.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".