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Sabbie Mobili di Sybille Bedford

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Sybille Bedford Sabbie mobili

La casa editrice Neri Pozza ,all’interno della collana “le grandi scrittrici” propone l’autobiografia di Sybille Bedford ( SABBIE MOBILI pp.333 euro 16,50) una scelta di grande interesse non solo culturale ma anche storica e sociale. Questa casa editrice piccola, ma fuori dal mercato culturalmente massificato, dopo dieci anni ci offre la possibilità di rileggere un testo pubblicato dalla Feltrinelli nel 2005, un anno prima della morte della scrittrice, e mai più riedito.

Questa autobiografia rientra in quei “romanzi dell’esilio” che descrivono le vite degli intellettuali tedeschi che fuggiti dal nazismo vagheranno per tutta l’Europa, e non solo, alla ricerca di una identità ed un progetto di vita che ben pochi troveranno.

Sybille Bedford, un perenne nomadismo

Il declino della Repubblica di Weimar diviene lo scenario non solo di drammi sociali ma segna la fine delle avanguardie artistiche, della creatività e di quelle trasgressioni sessuali e, insomma, diviene l’ultima frontiera prima della fine della democrazia il cui eco è molto presente nell’autobiografia della Bedford. Sybille si inserisce in quel corteo dei grandi intellettuali tra le due guerre; frequenta Erika e Klaus Mann segue adorante Aldous Huxley, Virginia Woolf conosce e diviene amica di Martha Gellhorn, ex moglie di Hemingway, a Capri incontra il grande Auden. Il nazismo , odiato politicamente e culturalmente spinge i Mann, Isherwood, Auden, la Schwarzenbach e molti altri intellettuali nati o vissuti a Berlino a girovagare per l’Europa ove spesso si ritrovano in una cornice apparentemente mondana e quanto mai borghese. Sybille appartiene ad una élite , quella dei ricchi ebrei tedeschi costretti ad un perenne nomadismo.

Parigi, Londra, Roma ,Capri, Ischia la scrittrice descrive con grande leggerezza la sua continua vita da esule. Ciò che colpisce di questo libro è proprio lo scivolare dei ricordi senza alcuna drammaticità ne rimpianti: il rapporto con la madre, egoista, indifferente, trasgressiva e morfinomane viene narrato quasi in forma di diario e senza il peso di un giudizio, il vissuto individuale si frammenta nella tragedia collettiva degli esuli le cui vite vanno in pezzi. La Bedford racconta e descrive il grande malessere e i problemi esistenziali con una sobrietà ed ironia che potrebbero apparire inadeguate, ma la grandezza della scrittrice sta proprio in questa capacità di rendere il lettore partecipe di un dramma individuale e collettivo attraverso un percorso di lettura ricco ma semplice e per nulla cupo.

Sybille Bedford e la frammentarietà del pensiero

In realtà in molte delle opere, degli intellettuali fuggiti dal nazismo, ritroviamo analoga leggerezza ed ironia , pensiamo ad esempio ad “Addio a Berlino” del grande Isherwood o a “Quando si spengono le luci”di Erika Mann in cui attraverso il paradosso e il grottesco si descrive l’avvento del nazismo.

Un’altra caratteristica dell’autobiografia della Bedford colpisce e risulta piuttosto originale è l’ andare avanti e indietro nel tempo senza alcuna apparente logica muovendosi tra gli accadimenti storici e personali senza alcuna continuità ne consequenzialità esprimendo la frammentarietà del suo pensiero carico di storie ed esperienze.