Il 4 giugno 1939 muore precocemente a New York il leggendario trombettista Tommy Ladnier, registrato all’anagrafe con il nome di Thomas James Ladnier.

Allievo di Bunk Johnson

Nato a Mandeville o Florenceville, in Louisiana. 28 maggio 1900, Tommy pur nel corso della sua breve carriera è considerato uno dei trombettisti più geniali che abbiano attraversato la storia del jazz. Nel solco dello stile New Orleans, ereditato dal suo maestro Bunk Johnson, Buddy Petit e King Oliver, unisce a un naturale talento musicale una foga interpretativa unica. Nel 1917 va a Chicago dove suona con l’orchestra del batterista John H. Wickcliffe trasferendosi poi a St. Louis con la formazione del trombettista Charlie Creath. Nel 1921 torna a Chicago e suona con  il violinista Milton Vassar e con Ollie Powers. Nel 1924 incide vari brani con la pianista Lovie Austin una serie di brani prima di suonare con Fate Marable e King Oliver. Nella primavera del 1925 viene scritturato dal pianista e direttore di orchestra Sam Wooding per una tournée in Europa e a Berlino lascia Wooding unendosi per breve tempo all’orchestra del ballerino Louis Douglas in Polonia prima di tornare negli Stati Uniti per unirsi alla band di Billy Fowler. Nell’ottobre del 1926 entra a far parte dell’orchestra di Fletcher Henderson. Sono gli anni di maggior successo della sua carriera.

Una morte inaspettata

Nel giugno del 1928 torna nuovamente in Europa con Sam Wooding e all’inizio del 1929 entra a far parte dell’orchestra del batterista Benny Peyton. Nella primavera del 1930 forma a Parigi una sua orchestra prima di unirsi a quella di Noble Sissle. Tornato a New York suona con Zutty Singleton e nel 1931 forma con Sidney Bechet i New Orleans Feetwarmers che si sciolgono nella primavera del 1933 lasciando i due musicisti in gravi difficoltàò economiche. Per alcuni mesi Ladnier e Bechet lavorano come sarti a New York. Quando Bechet accetta di entrare a far parte dell’orchestra di Sissle, Ladnier non lo segue e si adatta a vari lavori per sopravvivere. Nel 1938, dopo cinque anni di assenza dalla musica, viene ritrovato dal critico Hugues Panassié che lo riporta in studio a New York e gli fa registrare una serie di brani con Mezz Mezzrow, Sidney Bechet, James P. Johnson, Teddy Bunn e Cliff Jackson. Queste registrazioni rimarranno nella storia del jazz. Sembra l’inizio di una nuova fase della sua carriera ma Tommy come sempre sorprende tutti e muore a New York.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".