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Valentino Bompiani, l’editore inconfondibile

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L'editore Valentino Bompiani in una foto degli anni '80

“Un’invenzione sempre diversa libro per libro. Come i gatti sui tetti, i libri fanno l’amore con i libri che incontrano”. Così Valentino Bompiani amava spiegare la sua visione dell’editore e i motivi che portavano alla scelta di un determinato manoscritto. Nato ad Ascoli Piceno nel 1898, fece le sue prime esperienze collaborando con Arnoldo Mondadori e, successivamente, ricoprì la carica di direttore editoriale alla Unitas.

La vita editoriale di Valentino Bompiani

I primi anni alla Unitas

Bompiani cominciò a maturare le sue prime idee editoriali tentando di qualificare l’Unitas con una politica più aperta e meno provinciale. La proprietà della casa editrice, tuttavia, si mostrò via via sempre più ostile allo stile di Bompiani costringendolo ad andarsene. Fondò il marchio Bompiani nel 1929 pubblicando la biografia di Don Bosco realizzata da Don Ernesto Vercesi. Proprio sul suo primo libro pubblicato come editore, Bompiani ha raccontato un curioso aneddoto: “I candidi Padri avevano appena finito di stampare Gli Indifferenti di Alberto Moravia. Per incontrare Don Bosco avevo preso un tram invece di un altro. Guarda il caso, al capolinea c’era Moravia”. Al termine della seconda guerra mondiale, la casa editrice Bompiani sviluppò la propria struttura sia aziendale che editoriale avvalendosi dell’apporto di prestigiosi direttori di collana, allargò il proprio catalogo di opere grazie alla pubblicazione di proposte editoriali sia italiane che straniere e, soprattutto, senza smarrire l’interesse per la comprensione dei cambiamenti della società e della cultura italiana.

La Bompiani fu venduta nel 1972 e, attualmente, è in forza al gruppo Rizzoli. Fu anche apprezzato autore teatrale esordendo nel 1931 con l’opera L’amante virtuosa e arrivando al suo apice con Albertina del 1945. Così Bompiani motivava questa sua passione: “Ho scritto per il teatro anche da ragazzo. Saltavo la scuola per andare in biblioteca a leggere Schiller e Shakespeare”. Ha lasciato consistente documentazione riguardo la sua attività di editore in tre libri, Vita privata (1971), Dialoghi a distanza (1986) e Il mestiere dell’editore (1988). Durante il Natale del 1991, sentendo la fine ormai prossima, scrisse un Addio agli amici, una sorta di congedo non solo dalla scena editoriale ma anche dalla vita. Valentino Bompiani si spense a Milano il 23 febbraio 1992.

Nasce la casa editrice Bompiani

La Bompiani nasceva, quindi, durante gli anni del fascismo e in un contesto culturale limitato e provinciale. Saranno queste le ragioni che indurranno il giovane editore marchigiano a inaugurare alcune tra le collane letterarie più innovative, a pubblicare libri legati all’attualità e all’inchiesta e ad aprire a scrittori europei, russi e americani. Parallelamente, Bompiani si dedicava al suo progetto più ambizioso: il Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, seguito, anni dopo, dal Dizionario Bompiani degli autori.

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Bompiani nel suo studio (Foto Archivio Unità)

Dagli anni Trenta in poi, collaboreranno con Bompiani personalità del calibro di Cesare Zavattini, Antonio Banfi, Enzo Paci, Umberto Eco, Antonio Porta, Mario Andreose, Elisabetta Sgarbi e Giovanni Reale mentre, tra gli autori che troveranno posto nel suo catalogo, troviamo, solo per fare alcuni nomi, Antoine de Saint-Exupéry, John Steinbeck, Alberto Moravia, Corrado Alvaro, Erskine Caldwell, T.S. Eliot, Albert Camus, Jean-Paul Sartre, Stephen King, Marguerite Yourcenar, Kurt Vonnegut, Tahar Ben Jelloun, Alberto Savinio, Vitaliano Brancati, Ottiero Ottieri, Ennio Flaiano, Pier Vittorio Tondelli, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Andrea De Carlo, Carmelo Bene, Achille Campanile, Edoardo Nesi, Antonio Scurati, Jun’ichirō Tanizaki, Paulo Coelho, John Ronald Reuel Tolkien e tanti altri ancora. Durante il suo periodo alla guida della casa editrice, Bompiani ha varato circa venti collane di letteratura tra le quali la Letteraria, la più importante, comprendente circa 530 titoli, di cui 240 italiani e ben 290 stranieri, considerata a ragione la raccolta più ricca delle edizioni prime dei maggiori autori italiani del XX secolo; Pantheon, riguardante volumi di letteratura russa, tedesca, spagnola e americana curata da autorevoli scrittori come Bo, Landolfi, Vittorini e Traverso; Delfini, con i disegni di Munari, che rappresentò al tempo stesso un grande successo di vendite e un efficace strumento di cultura a disposizione del vasto pubblico visti i prezzi abbordabili e l’ampio catalogo di titoli. Vi sono poi le raccolte enciclopediche tra cui, su tutte, il già citato Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature. Nel 1938 l’imponente opera era già in via di sviluppo proprio mentre venti di guerra spiravano sul continente europeo. Anche per tale ragione, Bompiani avvertì l’esigenza “di mettere in salvo, con la memoria e lo studio di chi conosceva direttamente le opere, tutto ciò che l’uomo ha pensato e scritto nei millenni, dalle origini a oggi”.

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La copertina del Dizionario Bompiani (Vol. A-Cam)

Le materie trattate furono organizzate in trenta sezioni di lavoro con sessanta coordinatori di sezione: sette volumi dedicati alle “opere” (18.000 voci); un volume ai principali “personaggi” (2.000 nomi); tre volumi agli “autori” (6.000 biografie critiche); due volumi di appendici (2.500 aggiornamenti); un volume alle storie letterarie di tutti i tempi (130 letterature). Il Dizionario vide la luce dopo la conclusione della seconda guerra mondiale tra il 1946 e il 1950. Bompiani era un “editore protagonista”, ispirato, senza dubbio, “da un eccesso di valutazione dovuto all’entusiasmo”, dalla fiducia tipica dell’editore prima dell’uscita di un libro. Si potrebbe dire che era posseduto da quella sana ambizione di creare un qualcosa di originale e unico, mettendo a frutto i consigli degli altri, ascoltando tutti ma decidendo in completa autonomia. Solo così “l’editore protagonista riesce a trasferire nelle scelte la propria natura, curiosità, esigenze, insoddisfazioni e orgoglio, dubbi e speranze”. Com’è stato correttamente osservato, in fin dei conti, Valentino Bompiani non faceva altro che pubblicare libri che avrebbe desiderato scrivere egli stesso. Osservava lo stesso editore nel 1976: “Ci sono, all’ingrosso, due modi editoriali: nel primo, qualche dimensione ideale precede la cosa (il libro); il secondo modo cerca il profitto che segua la cosa”. Il tutto, sempre orientandosi verso quella miscela particolare e segreta che legava il destino dei libri e il destino di generazioni di italiani.

Valentino Bompiani e i suoi autori

Un capitolo importante della sua attività di editore è costituito dal legame con i suoi autori, un rapporto che non si esauriva semplicemente nel “lavoro” ma era, molto spesso, intriso d’amicizia. Come abbiamo già avuto modo di osservare, nel catalogo della Bompiani figuravano scrittori come Zavattini, Alvaro, Savinio, Moravia, Marotta, Brancati, Piovene, Vittorini, V.G. Rossi, Annamaria Ortese, Flaiano, Patti, Bontempelli, Eco, Cardarelli, Gatto.

Ecco qualche riflessione dell’editore stesso sui suoi autori: “Quando Zavattini venne da me non lo conoscevo neppure di nome. Tirò fuori dal taschino o forse dalla manica un rotoletto di ritagli: era il suo primo libro. Io mi sentivo offeso. Aspettavo Stendhal e dovevo perder tempo con le leccornie paesane […] Un giorno, sfogliandolo, l’occhio mi cadde su una frase: ‘il capo ufficio diceva all’impiegato – Le proibisco di pensare alla morte nelle ore d’ufficio’. Saltai sulla sedia”; A Bompiani non piaceva il titolo Vita e morte di Adria e dei suoi figli di Bontempelli il quale accettò di cambiarlo: “Con un altro editore insisterei, ma voglio assolutamente accontentarti perché lo meriti. Vado a fare un giro, mulinando, spero di riscriverti questa sera se ho scoperto qualche cosa”. Ma il titolo non cambiò, per fortuna dell’autore e dell’editore; “Piccolo di statura e tutto raccolto in sé, il suo stesso volto suggeriva l’idea di un oggetto di scavo roso dal tempo. Diceva Pietro Pancrazi che Alvaro assomigliava a un pugno chiuso visto di profilo. Quando venne da me nel 1938 ci parlavamo da anni come due innamorati che s’incontrano sul ponte. Mi dette L’uomo è forte“. Tutti i suoi scritti rientrarono nel catalogo della Bompiani.

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Bompiani con Vittorini e Moravia

Vittorini sorrideva e io sorridevo. Abbiamo parlato del libro che ha scritto, nascondendo ogni sera i fogli sotto i mattoni”. Si trattava di Uomini e no (1945), con tutta probabilità il suo capolavoro; “Di Piovene leggevo gli articoli e i racconti, ma siamo andati avanti dieci anni prima che mi consegnasse nel 1940 Le lettere di una novizia. Dopo i primi romanzi Piovene è passato in altre mani. L’avrei sbranato ma non sono mai riuscito a litigare con lui”. Piovene pubblicò con la Bompiani anche La gazzetta nera (1943) e Pietà contro pietà (1946); “Lo scrittore è l’uomo che si arrampica su un albero, il suo. Trova quello che trova e a un certo momento l’albero fiorisce. Così lavora Moravia“. Tutti e trentotto i libri dello scrittore romano furono dati alle stampe con la Bompiani; “Vitaliano Brancati mi diceva di aver voglia di fare l’editore: ‘Vivo in un piccolo paese vicino a Catania, a Pachino. Un buon paese tranquillo, da fidarsi. In un posto così, ci si fa un’idea metafisica della vita sociale e si finisce col disprezzare la realtà'”. Pubblicò con l’editore marchigiano Don Giovanni in Sicilia (1942), Il bell’Antonio (1949) e Paolo il caldo (1955); “Anche quando gli si stava vicino, Savinio guardava di lontano con gli occhi socchiusi, piegando il capo da un lato. Sulla pagina o sulla tela tra lui e la realtà, c’era sempre quella distanza e quel disequilibrio”.

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La copertina di “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati

Naturalmente, non c’erano solo gli scrittori italiani ma anche gli autori stranieri, specie americani: “Quella che è stata chiamata la scoperta della letteratura americana da parte della cultura italiana avviene negli ultimi anni tra il ’30 e il ’40. La diffusa, incisiva cittadinanza a quella letteratura nel nostro paese comincia e si condensa con la pubblicazione di Uomini e topi di John Steinbeck e di Piccolo campo di Erskine Caldwell. Quei due libri parlavano dell’uomo, della sua condizione e miseria, con diretto impegno sociale e politico”. In particolare, c’è da sottolineare che Bompiani affidò la traduzione di queste sconosciute opere d’oltreoceano ai suoi affermati scrittori: Uomini e topi fu tradotto da Pavese, Piccolo campo da Vittorini e La battaglia di John Steinbeck da Eugenio Montale. Seppur nell’immaginario collettivo del grande pubblico, primeggia la letteratura statunitense nel catalogo della Bompiani, in realtà è la Francia a dominare da un punto di vista quantitativo: “Sto lavorando molto con la Francia. Punto molto su quella carta. Credo di aver concluso in questi giorni la cosa più importante di tutto il mio lavoro d’editore: ha sfondato e sempre più sto sfondando in Francia”. Fu così che trovarono spazio nel catalogo Bompiani le opere di Malraux, Camus, Sartre, Gide, Saint-Exupéry, Aragon, Céline, Bernanos. Bompiani fu anche il primo editore italiano che pubblicò il Mein Kampf di Adolf Hitler. L’opera di editing portò il libro del Fuhrer da 800 a 500 pagine e fu tradotto da Angelo Treves il quale, benché fosse di origine ebraica, si offerse di trasporlo gratuitamente in lingua italiana “perché tutto ciò che Hitler farà dovete saperlo”.


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