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Vendetta a Sangue Freddo

Romanzo in pubblicazione

alex evans

1 Capitolo 

Il cielo era carico di acqua. Colore madreperla, stava per diluviare. Ogni nuvola sembrava pesare tonnellate, pronta a riversare il suo peso sul mondo sottostante. Il ragazzo, ventun anni appena compiuti, era rimasto solo nell’automobile posteggiata davanti all’ufficio postale. Lo zio, suo unico accompagnatore in quella giornata grigia, era andato a ritirare una raccomandata in posta. La solitudine nella macchina si era presto trasformata in una prigione. L’abitacolo, stretto e soffocante, sembra amplificare il peso del suo dolore. La sua mente era un vortice. Non c’era un pensiero chiaro, solo frammenti che si accavallavano, scontrandosi l’uno con l’altro. Un’immagine in particolare lo tormentava: un sorriso che ormai esiste solo nei suoi ricordi, accompagnato da una risata che sembrava lontana anni luce. Gli occhi si riempirono di lacrime, prima timide, quasi esitanti, poi irrefrenabili. Come la pioggia che cominciava a battere con forza sui finestrini, anche lui si lasciò andare, inondando il viso di un pianto singhiozzante. Colpì le poltrone anteriori con la fronte, quasi sperando che quel dolore fisico potesse sopraffare quello che gli dilania l’anima. Ma non funzionava. La sofferenza lo stringeva come una morsa, paralizzando, svuotandolo. «Perché?« sussurrò tra i singhiozzi. La sua voce, spezzata, risuonò nell’auto, ma nessuno poteva sentirlo. Nemmeno lui sembrava riconoscere quel suono, così distante dalla voce che usava per scherzare con gli amici o per chiamare la madre a casa. Ora gli sembrava un’eco di qualcosa di rotto. Il suo stomaco si contraeva, e ogni respiro era una lotta. Si sdraiò sul sedile posteriore, cercando sollievo. Il tessuto freddo gli dava un lieve conforto, ma il suo corpo non smetteva di tremare. Pensò a tutto ciò che aveva perso. A come tutto fosse cambiato così in fretta. Ricordava la sua adolescenza come un sogno dorato: i compagni di scuola, le partite di pallone, le risate nei corridoi. Un tempo, pensava che nulla potesse scalfire quella felicità. Eppure ora il suo cuore era lacerato. Non sapeva come rimettere insieme i pezzi. Si sentiva vuoto, come un guscio abbandonato. La sofferenza, quella vera, lo stava consumando. Non solo la mente, ma anche il corpo era ostaggio di quel dolore: lo stomaco chiuso, l’esofago che bruciava, i muscoli contratti in una tensione costante. Quando riusciva a fermare i singhiozzi per qualche istante, il suo cervello si accendeva di un pensiero diverso: la vendetta. Non era un’idea chiara, ma una sensazione che si insinua tra i suoi pensieri. «Un giorno« si disse. «Un giorno restituirò tutto questo dolore« La sua mente cominciò a vagare, ma era troppo stanco per pianificare qualcosa. Si disse che avrebbe ripreso a pensare quando le lacrime si fossero asciugate, quando il respiro non fosse più un sibilo affannoso. Ma sapeva una cosa: il primo capitolo della sua vita era finito. Il tempo dell’innocenza, dell’ingenuità, era svanito. Ora cominciava un nuovo capitolo della sua vita, più duro, più spietato. Si sarebbe preparato. Non sarebbe stato più una vittima. Il mondo, pensava, avrebbe imparato a temere quella sofferenza che lo aveva consumato. E mentre il cielo continuava a scaricare acqua a secchiate, lui rimase lì, avvolto dalla sua disperazione e dal germoglio di una nuova determinazione. Aspettava lo zio, ma dentro di sé sapeva che non aspettava solo quello. Aspettava un segno, qualcosa che gli dicesse come andare avanti. Ma quel segno non arrivava. Non ancora.

 

2 Capitolo

Clinica psichiatrica Martellona (Guidonia. Roma)

La clinica psichiatrica Martellona è un edificio moderno situato in una zona tranquilla e immersa nel verde, ai margini della Tiburtina Valeria, prima di arrivare a Tivoli. Le pareti esterne, rivestite di intonaco bianco e grandi vetrate, lasciano entrare la luce naturale e trasmettono un senso di apertura e serenità. All’interno, i corridoi sono spaziosi e luminosi, con pavimenti in parquet chiaro che riflettono la luce del sole proveniente dalle finestre. Un profumo delicato di lavanda, proveniente dai diffusori collocati lungo le pareti, si mescola all’aria fresca che circola grazie a un moderno sistema di ventilazione. La clinica è rinomata per trattare casi complessi di disturbi mentali, offrendo un ambiente che favorisce il recupero e il benessere. Circondata da giardini curati e alberi maestosi, come pini e querce, invita a passeggiare all’aperto o a rilassarsi in uno dei numerosi spazi dedicati al contatto con la natura. La strada che conduce all’ingresso principale è ampia e ben asfaltata, fiancheggiata da lampioni che di sera diffondono una luce calda e accogliente. L’ingresso principale è caratterizzato da porte in vetro trasparente che si aprono automaticamente, accogliendo i visitatori in un atrio luminoso e decorato con piante verdi e opere d’arte astratta. Al centro, una grande reception in legno chiaro, con un personale sorridente e disponibile, fornisce informazioni e indicazioni. L’atmosfera è tranquilla e rilassata, con un sottofondo musicale che varia tra melodie classiche e suoni della natura. I corridoi della clinica si estendono in un’architettura ben organizzata e intuitiva, con finestre che offrono scorci sul giardino o sulla campagna circostante. Le pareti sono dipinte con tonalità pastello, come azzurro e verde salvia, che infondono calma e serenità. Qua e là, si trovano quadri o fotografie paesaggistiche che richiamano il tema della natura. Le luci a LED, regolabili in intensità, garantiscono un’illuminazione morbida e mai abbagliante, creando un’atmosfera accogliente. Le stanze dei pazienti sono ampie e ben arredate, progettate per offrire un ambiente confortevole e privato. I letti sono dotati di materassi ergonomici e lenzuola in tessuto naturale, disponibili in diverse tonalità di colore per assecondare le preferenze di ogni paziente. Grandi finestre con tende leggere lasciano entrare molta luce naturale durante il giorno, mentre di sera l’illuminazione soffusa crea un’atmosfera rilassante. Ogni stanza dispone di una scrivania, una poltrona comoda e un armadio personale. Alle pareti, piccoli scaffali ospitano libri o oggetti personali che i pazienti possono portare da casa. Le sale comuni sono progettate per favorire l’interazione e il relax. In una di queste si trova un grande televisore a schermo piatto, insieme a una libreria colma di romanzi, riviste e giochi da tavolo. Comodi divani e poltrone sono disposti in modo informale, circondati da piante e decorazioni che ricordano un soggiorno domestico. Tavoli per attività di gruppo, come laboratori creativi o sessioni di gioco, sono distribuiti in un’ampia sala illuminata da lucernari. Gli spazi dedicati alla terapia si trovano in un’ala separata, progettata per offrire massima tranquillità. Le stanze per le terapie individuali sono intime e arredate con sedie ergonomiche e piccoli dettagli che favoriscono la concentrazione, come quadri astratti e lampade a luce calda. Le sale per la terapia di gruppo sono ampie e luminose, con grandi finestre che si affacciano sul giardino e sedie disposte in cerchio intorno a un tavolino centrale. Qui, si trovano anche strumenti per la terapia artistica e musicale, con materiali disponibili per dipingere, suonare o scrivere. All’esterno, il giardino offre una vasta area per passeggiare o sedersi a leggere. Panchine in legno, alcune coperte da pergolati con piante rampicanti, sono distribuite lungo i sentieri. Una fontana centrale emette un delicato suono di acqua che scorre, mentre in un angolo del parco si trova un orto terapeutico, dove i pazienti possono coltivare fiori, erbe aromatiche e ortaggi, sotto la supervisione del personale. La clinica di Martellona si distingue per il suo ambiente sereno e stimolante, dove ogni dettaglio è studiato per promuovere il benessere fisico e mentale. Chiunque entri viene accolto con un sorriso e con la certezza di trovarsi in un luogo che unisce professionalità e umanità, dove il recupero non è solo una possibilità, ma una missione condivisa. Ogni oggetto nella stanza sembra trattenere una parte della sofferenza di Andrea, come se gli stessi muri fossero impregnati della sua angoscia e la riflettessero continuamente su chiunque entrasse. Vicino la porta, un interruttore della luce è l’unico punto di interazione per il bambino, l’altro è vicino al letto. Lo preme ripetutamente, riempiendo lo spazio di un suono costante e ipnotico: click, clack, click, clack.  Ad ogni scatto, la luce si accende e si spegne, proiettando ombre inquietanti sulle pareti fredde della stanza…….

continua…