Home C'era una volta Willie Nelson il bianco scritturato dall’etichetta nera

Willie Nelson il bianco scritturato dall’etichetta nera

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ST LOUIS, MO - OCTOBER 04: Willie Nelson performs during Farm Aid 2009 at the Verizon Wireless Amphitheater on October 4, 2009 in St Louis, Missouri. (Photo by Taylor Hill/Getty Images) *** Local Caption *** Willie Nelson

Il 30 marzo 1933, a Forth Worth, in Texas, nasce Willie Nelson, uno dei più singolari ed eccentrici personaggi della musica country.

Un debutto precoce

A sei anni strimpella per la prima volta la chitarra e prima ancora di raggiungere la maggiore età è già un compositore molto apprezzato nel circuito dei locali di Nashville, considerato una sorta di Università del country. Il suo primo successo come autore è Night life, un brano destinato vendere che più di trenta milioni di dischi in oltre settanta versioni diverse. Il suo debutto come interprete è un po’ tardivo. Avviene infatti nel 1962, quando ha già ventinove anni, con il brano Touch me e l’album …and then I wrote. Nonostante tutto sembra che al pubblico Willie Nelson piaccia più come autore che come cantante. Dopo otto anni con la “bianca” RCA e dodici album all’attivo, viene liquidato come un esperimento non perfettamente riuscito. Trova rifugio presso la “nera” Atlantic, una delle etichette simbolo del rhythm and blues, l’unica disposta a dare qualche chance al trentasettenne leone del country, da molti ritenuto ormai fuori dal giro. Contro ogni previsione l’operazione riesce.

Il ritorno al successo

L’album Shotgun Willie, il primo con la nuova casa discografica, vende, nel giro di sei mesi, un numero di copie superiore alla somma di quelle vendute da tutti i suoi dischi precedenti. È il successo. Nel 1976 realizza, con la collaborazione di Jessi Colter, Tompall Glaser e Waylon Jennings, l’album Wanted: the outlaws, il primo disco country a superare il milione di copie vendute negli Stati Uniti. Questo strano cantautore “anziano” miracolato da una delle etichette storiche della musica nera non si fermerà più. Continuerà a comporre canzoni e a sfornare dischi di successo. Saranno debitrici nei confronti della sua creatività anche le colonne sonore di film come “Il cavaliere elettrico” di Sidney Pollack e “Honeysuckle Rose”, nel quale canterà in coppia con Emmylou Harris la canzone On the road again, destinata a vincere uno dei tanti Grammy Awards della sua carriera. Aperto alle più svariate esperienze musicali si lascerà tentare spesso dall’esperienza del lavoro di gruppo lavorando con vari artisti tra i quali Waylon Jennings, Merle Haggard, Kris Kristofferson, Paul English e Johnny Cash. Nel 1985 parteciperà all’organizzazione del Farm Aid, il Festival destinato a raccogliere fondi per aiutare le popolazioni rurali statunitensi vittime della “crisi del grano” e del fallimento di molte banche private.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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