Home C'era una volta Buffy Sainte-Marie, la folksinger nativa americana

Buffy Sainte-Marie, la folksinger nativa americana

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Il 20 febbraio 1941 a Sabago Lake, nel Maine nasce Buffy Sainte-Marie, una delle protagoniste della rivoluzione folk degli anni Sessanta con brani come Universal soldier, Cod’ine e My country’ tis of thy people you’re dying.

I primi passi nel Greenwich Village

Il suo vero nome è Beverly Sainte-Marie. La sua famiglia appartiene alle tribù native, quelle che i film ci hanno abituato a chiamare indiani o pellirosse. Dopo essersi laureata all’Università del Massachusetts in filosofia orientale si trasferisce a New York, attratta dalla vitalità culturale del Greenwich Village e inizia a cantare nei locali off come il Gerde’s, il Gaslight e il Bitter End. La grande occasione sembra arrivare quando il grande pubblico la scopre e la applaude nel festival di Newport, ma la ragazza è più impegnata a superare i non pochi problemi causati dalla sua dipendenza dalla droga che a inseguire il successo. Chiusa la brutta parentesi esistenziale si impegna attivamente nella difesa dei diritti dei nativi americani, tema che ispira molte delle sue canzoni.

L’autrice di Universal soldier

Nel corso degli anni Sessanta se ne va in giro per il mondo a far concerti toccando l’Europa, l’Australia e l’Asia e pubblica anche alcuni degli album fondamentali del folk di quel periodo come It’s my way!, Many a mile, Little wheel/Spin and spin, Quiet places, Native North American child: an odyssey e Fire, fleet, candlelight. Molti suoi brani diventano famosi anche nell’interpretazione di altri artisti come Universal soldier, portata in classifica da Donovan e Glenn Campbell. Nonostante il successo il music business la stanca presto. Nella seconda metà degli anni Settanta, preferisce lasciare l’ambiente musicale per lavorare in una fondazione di assistenza all’infanzia. Nel 1982, però, compone Up where be belong per la colonna sonora del film “Ufficiale e gentiluomo” che, nell’interpretazione di Joe Cocker e Jennifer Warnes, arriva al primo posto della classifica statunitense e diventa il maggior successo della sua carriera. L’exploit la convince a ritornare a comporre con maggior continuità, pur tenendosi sempre lontana dalle lusinghe dello showbusinnes.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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