Home C'era una volta Ennio Sangiusto, l’italiano del twist

Ennio Sangiusto, l’italiano del twist

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Il 22 settembre 1937 nasce a Trieste Ennio Reggente, destinato a godere di una buona popolarità negli anni Cinquanta con il nome d’arte di Ennio Sangiusto. Muove i primi passi artistici nella sua città, dove per lungo tempo si esibisce in molti locali i cui proprietari e gestori quasi mai lo pagano in denaro.

Vagabondo musicale

Il suo destino sembra cambiare quando riesce a strappare un regolare contratto dalla sede triestina della Rai che lo scrittura come cantante melodico – moderno. Ennio però non è il tipo da sottostare a regole e la routine quasi impiegatizia non fa per lui. Appena ha racimolato il denaro necessario saluta tutti e se ne va. Tocca varie città d’Europa. In ciascuna si ferma il tempo necessario per raggranellare qualche solo e poi riparte. Nel suo lungo girovagare si ferma anche a Marsiglia. Come sempre, per sopravvivere accetta di esibirsi in veste di cantante e ballerino in locali non proprio di prim’ordine. Qui incontra strumentisti che propongono i nuovi ritmi che arrivano d’oltreoceano e pian piano arriva a modificare radicalmente il suo repertorio abituale. Il cantante melodico moderno italiano romantico e ammiccante, lo stile che fino a quel momento l’ha fatto sopravvivere nei locali di tutt’Europa, lascia spazio a un brillante intrattenitore capace di confrontarsi con melodie e ritmi che affondano le loro radici nel repertorio tradizionale afrocubano e nelle sonorità derivate dal jazz strumentale.

L’incontro con il twist

A Marsiglia impara anche il twist, una nuova danza arrivata dagli Stati Uniti dove è stata lanciata da Chubby Checker,. Quando ancora nessuno crede che quel “movimento selvaggio” possa attecchire in Italia, lui ne diffonde i passi e ne interpreta le prime canzoni, anche se negli anni successivi altri si attribuiranno il merito dell’affermazione del twist nel nostro paese. La sua carica di simpatia e la sua voce molto ritmata ne fanno l’interprete ideale di una lunga serie di brani destinati al successo. Scanzonato e sorridente non pare mai prendersi sul serio, quasi che cantare e ballare sia per lui più un’esigenza personale che una professione. Indimenticabili restano le sue interpretazioni di brani come Ay che calor, una sorta di cha cha cha dalle accentuate sfumature melodiche e, soprattutto, la curiosa versione di Lanterna blu, un vecchio slow ripresentato nell’inedita veste di un samba melodico. All’inizio degli anni Sessanta sotto l’incalzare di nuove mode la sua popolarità inizia declinare. Tenterà di risalire la china nel 1963 partecipando al festival di Sanremo con un paio di canzoni tra cui l’innovativa e ironica La ballata del pedone.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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