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Amazzonia, cresce l’allevamento sostenibile

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allevamento sostenibile

In un angolo remoto dell’Amazzonia brasiliana, l’agricoltore Lacir Soares sta promuovendo l’allevamento sostenibile per i suoi bovini, lottando contro la deforestazione. La sua impresa, aiutata dagli ambientalisti, dimostra come le cose possono davvero cambiare.

Amazzonia, l’allevamento sostenibile

Negli ultimi dieci anni, l’allevamento del bestiame ha incrementato esponenzialmente la deforestazione e molti consumatori hanno iniziato a capire che il consumo della carne era il principale responsabile della distruzione della più grande foresta pluviale del mondo.

Oggi, l’alternanza delle semine ed il miglioramento della vita del bestiame stanno aiutando Soares a produrre maggiori e migliori quantità di cibo nella sua fattoria, evitando di distruggere il bosco e promuovendo l’allevamento sostenibile. Con oltre 200 milioni di capi di bestiame, il Brasile è il principale esportatore di manzo del mondo: il 20 per cento delle esportazioni di carni bovine provengono dalla regione amazzonica, con un rapporto di una mucca per ettaro.

Soares grazie alle sue pratiche di allevamento sostenibile, riesce a sfamare 2,3 capi per ettaro, dimostrando che “L’equilibrio tra il bestiame e la foresta non è solo un obbligo di legge, ma assicura anche una maggiore produttività”. Egli sa che il rispetto dell’ambiente è la chiave per la sua sopravvivenza economica.

Lotta contro la deforestazione e allevamento sostenibile

Da qualche anno a questa parte, la lotta contro la deforestazione in Amazzonia si è molto intensificata. I pubblici ministeri dei 13 Stati principali produttori di carne stanno intraprendendo azioni legali verso tutti quei supermercati, aziende produttrici di calzature e cosmetiche che acquistano prodotti e materie prime provenienti da aree deforestate. Greenpeace ha reso nota una relazione inquietante sulle materie prime necessarie alle aziende di moda e di calzature, così come ai supermercati e all’industria automobilistica, denunciandone la provenienza proprio da aree deforestate.

Fernando Sampaio, capo esecutivo delle Associazioni Esportatori di carne brasiliane, ha affermato che le problematiche messe in campo hanno spinto il settore industriale a cercare programmi alternativi e parte della soluzione è arrivata dalla tecnologia. Specialmente nelle aree in cui l’accesso è difficile, le mappe satellitari aggiornate in tempo reale, permettono di monitorare il disboscamento illegale.
In base alla nuova legislazione forestale, entrata in vigore lo scorso ottobre, il Governo Federale impone ai produttori di presentare periodicamente un censimento utile a preservare le aree forestali.

Cresce l’allevamento sostenibile 

Anche “Marfrig”, secondo più grande produttore e distributore di carne brasiliano, inizia a promuovere la sostenibilità. Collaborando per la vendita al dettaglio con il gigante americano Wal-Mart e con il gruppo ambientalista americano “The Nature Conservancy”, l’azienda sta cercando di convertire alcune aziende agricole locali in modelli ambientali ed economici che possono essere replicati in molte altre parti del Rio delle Amazzoni. Un esempio è proprio il ranch Soares che sta diventando un esempio di come anche la sostenibilità può diventare un buon affare.

Il procuratore Daniel Azeredo Avelino sostiene che i più importanti produttori di carne stanno accettando questo stato di cose e che si stanno rendendo conto che, persistere nel disboscamento, farebbe perdere loro l’accesso ai mercati.

Questa consapevolezza si sta espandendo anche in altri settori: il famoso marchio di lusso Gucci ad esempio, ha lanciato quest’anno sul mercato una borsa realizzata in pelle Amazon, con certificazione di sostenibilità ambientale.