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Aumenta il costo dell’acqua, 376 euro medie all’anno per famiglia

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sprecare acqua
foto di Catt Liu

Il Centro Italia, Toscana in testa, guida la classifica delle bollette più care in tema di acqua, che nello scorso 2015 hanno conteggiato tariffe medie annuali per 376 euro a famiglia. L’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva riporta i dati della drammatica situazione del servizio idrico italiano, del sistema delle reti fognarie e del trattamento delle acque reflue.

Acqua sempre più cara per inadempienze del sistema idrico italiano

Acqua pubblica… sempre più cara: nel 2015 il costo dell’acqua ha segnato un +5,9% rispetto al 2014 e +61,4% rispetto al 2007 , un costo medio per famiglia di 376 euro (erano 355 nel 2014).

Le regioni centrali restano in testa alla classifica per le tariffe più alte (511 euro annuali), seguono l’area settentrionale (+5,1%) e quella meridionale (+3,2%), mentre, a livello regionale, le tariffe più elevate si pagano nell’ordine in Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna e Puglia.

I capoluoghi di provincia più salassati sono quelli toscani: Grosseto e Siena con 663 euro, Livorno (628 euro), Pisa (621 euro), Carrara (609 euro).

Tra le città meno care Isernia, con 117 euro (120 nell’anno precedente); segue Milano con 140 euro (e un aumento del 3%). Evidente rialzo anche in Valle d’Aosta (+10,5%) e in Abruzzo (9,8%).

Risanare il servizio idrico italiano, non si può più aspettare

La Corte di Giustizia europea ha già inflitto due condanne all’Italia per inadempienze su sistema delle reti fognarie e trattamento delle acque reflue. Nel 2014 è una nuova procedura di infrazione ha interessato ben 817 agglomerati di cui 175 in Sicilia, 128 in Calabria e 108 in Campania.

Parallelamente, indagini dell’Antitrust hanno portato a sanzionare 4 società italiane che gestiscono il servizio idrico, per pratiche commerciali scorrette nella procedure di fatturazione, richieste di pagamento di morosità, modalità di gestione dei reclami e procedure di messa in mora e distacco.

Le società in questione sono Abbanoa (Sardegna), Acea Ato2 (Lazio centrale e Roma), Gori (Campania), CITL (provincia di Caserta)

Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, afferma: “Auspichiamo che l’introduzione del nuovo sistema di regole omogenee, in tema di qualità contrattuale, possa essere un primo passo per porre tutti i cittadini italiani in una situazione paritaria a livello di diritti legati agli aspetti commerciali, in attesa di un simile provvedimento sulla qualità tecnica che garantisca a tutti l’accesso e la continuità del servizio stesso” – “Accanto ai tre elementi indicati dall’Europa, qualità, accessibilità fisica e accessibilità economica – prosegue – riteniamo indispensabile un ampliamento degli strumenti a tutela del consumatore e una maggiore partecipazione attiva alla definizione del servizio, anche tramite luoghi di consultazione pubblica”.

Un problema di dispersione idrica

Al di là delle tariffe, dell’urgenza di riorganizzare un servizio idrico ad oggi inefficiente e raggiungere un costo dell’acqua equo per tutti i cittadini italiani, resta il dato inquietante dello stato in cui versano le fognature: spicca su tutti  la situazione di Cosenza dove il servizio è amministrato da Sorical, l’ente guidato dal patron dei call center e sindaco di Catanzaro Sergio Abramo con un tasso di dispersione superiore al 60%.

L’Osservatorio conferma che in Italia in media un terzo dell’acqua immessa nelle tubature va sprecata; nel meridione si arriva al 43%, ma a livello regionale le più sprecone sono Lazio (60% il livello di dispersione idrica nel 2014) e Sardegna (52%).

Virtuosi il Trentino Alto Adige con il 18%, le Marche al 19%, Valle d’Aosta al 21% e Lombardia al 22%.

 

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Fonte: ANSA