Home C'era una volta Bruno De Filippi, tra jazz e tintarelle di luna

Bruno De Filippi, tra jazz e tintarelle di luna

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L’8 maggio 1930 nasce a Milano il chitarrista Bruno De Filippi, uno dei personaggi chiave della scena musicale milanese degli anni Cinquanta e Sessanta.

Gli inizi al mandolino

Fin da piccolo dimostra precoci inclinazioni musicali tanto da indurre lo zio Andrea, chitarrista, a insegnargli a suonare il mandolino a sette anni. Musicalmente può essere considerato un autodidatta non avendo frequentato con assiduità né lezioni né conservatori e, come accade per la gran parte dei musicisti italiani, la sua attività si sintetizza nel dualismo fra la voglia di fare jazz e la necessità di suonare di tutto. Nel 1951 suona nei Rocky Mountains Ol’ Time Stompers e, quasi in contemporanea, si aggrega al trio jazz del pianista Umberto Blondet. Negli anni Cinquanta si dà un gran da fare e a partire dal 1955 registra anche una serie di dischi jazz di buon livello con il gruppo del pianista Giampiero Boneschi. Tre anni dopo registra per la Music con l’ensemble di Bud Shank insieme al bassista Dave Prell e al batterista Jimmy Pratt.

Tintarella per Mina

Sempre nel 1958 registra per la Philips col quartetto del sassofonista Piero Soffici, per la Liberty col gruppo del pianista e compositore Enrico Intra accompagnando la cantante Lilian Terry e, sempre per la Liberty, con il complesso del pianista Alberto Semprini. Sul fronte della musica pop (che allora si chiama “leggera”) De Filippi inizia intanto un’intensa attività come accompagnatore di cantanti notissimi come Johnny Dorelli e soprattutto Mina che seguirà costantemente fino al 1971 e per la quale compone Tintarella di luna. Nel 1962 partecipa al 7° festival internazionale del jazz di Sanremo, nell’orchestra riunita dal compositore Bill Russo e negli anni successivi accompagna anche il cantante di rhythm & blues Wilson Pickett nel suo giro italiano suonando al fianco dell’organista Lou Bennett e del tenorista Johnny Griffin. Nel breve tempo che gli resta cura anche una rubrica tecnica sulla chitarra per la rivista “Musica Jazz”. Nel 1968 accompagna Louis Armstrong nella sua esibizione al festival della canzone di Sanremo e poi suona a lungo nei complessi diretti da Enrico Intra e in parecchi concerti in cui Severino Gazzelloni si unisce al gruppo. Tra musica jazz e pop deciderà di “tenere i piedi in entrambe le scarpe” e di non scegliere mai. Muore a Milano il 16 gennaio 2010.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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