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Cinque anni fa il disastro nel Golfo del Messico

Deepwater Horizon

Cinque anni fa accadde il disastro ambientale causato dalla Deepwater Horizon: una marea nera invadeva il Golfo del Messico e colpiva gran parte delle coste della Florida. Un disastro inimmaginabile che, ancora oggi, avvelena l’ecosistema marino.

Cinque anni fa il disastro della Deepwater Horizon

In acqua vennero sversate oltre 500mila tonnellate di petrolio, morirono 11 persone e questa terribile marea nera si depositò sui fondali causando dei danni in termini ambientali incalcolabili.

Nonostante questi “la storia – denuncia Greenpeace – sembra averci insegnato ben poco. Due settimane fa un vasto incendio è scoppiato su una piattaforma petrolifera permanente della compagnia messicana Pemex, sempre nel Golfo del Messico, provocando 4 morti, 16 feriti e danni ambientali. Immagini satellitari mostrano chiazze di petrolio in prossimità del luogo dell’incidente”.

Avvelenato un intero ecosistema marino

“Eppure – dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – c’è ancora, anche tra i nostri governanti, chi sostiene che le estrazioni di petrolio in mare sono sicure e rappresentano solo una fonte di ricchezza, occupazione, progresso”.

E aggiunge: “Con il decreto Sblocca Italia, contro la cui conversione in legge pende il ricorso di 7 Regioni presso la Corte Costituzionale, il governo Renzi ha spalancato le porte dei nostri mari ai petrolieri. Il decreto rappresenta un piano di sfruttamento intensivo delle risorse di idrocarburi italiane che sono scarse e di pessima qualità”.

Non solo: nel Mediterraneo si riscontra la più alta concentrazione di idrocarburi al mondo (38 milligrammi per metro cubo) e si concentra il 20% del traffico mondiale di idrocarburi, oltre 8 milioni di barili al giorno.

Il disastro della Deepwater Horizon non ha insegnato nulla, sicuramente non ai nostri governanti.

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