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Edgar Lee Masters, cantore dell’America

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Edgar Lee Masters
il poeta e scrittore americano Edgar Lee Masters

Lee Masters guardò spietatamente alla piccola America del suo tempo e la giudicò e rappresentò in una formicolante commedia umana dove i vizi e il valore di ciascuno germogliano sul terreno assetato e corrotto di una società la cui involuzione è soltanto il caso più clamoroso e tragico di una generale involuzione di tutto l’occidente”. Così il grande scrittore e traduttore Cesare Pavese commentava il capolavoro di questo grandissimo poeta americano, L’Antologia di Spoon River (Einaudi, 2014), un successo editoriale anche in Italia grazie alla celebre traduzione della compianta Fernanda Pivano.

Lee Masters, uno dei maestri della poesia americana

Vita e opere di Lee Masters

Edgar Lee Masters nasce a Garnett (Kansas) il 23 agosto 1869. Dopo aver vissuto nella fattoria dei nonni a Petersburg, all’età di undici anni si trasferisce nella cittadina di Illinos, sulle rive del fiume Spoon. Successivamente lo troviamo a Chicago dove lavora nell’ufficio di un noto avvocato. La permanenza nella città dell’Illinois gli fornisce la possibilità di entrare in contatto con gli ambienti culturali di Chicago e di scrivere poemetti storici e tragedie in versi. Nel 1916 esce The Spoon River, il suo maggior successo editoriale, anche se, dopo la sua pubblicazione, Lee Masters non riuscirà a ripetersi scrivendo, comunque, un’autobiografia, alcuni romanzi e raccolte di racconti. Grazie al successo di The Spoon River, si trasferisce a New York nel 1920 vivendo dei proventi della sua attività di scrittore e di conferenziere pur se, con il passare degli anni, si ridurrà a vivere in estrema povertà. Muore il 15 marzo 1950 a Melrose Park (Pennsylvania) a causa di una polmonite. Tra le sue opere, ricordiamo la tragedia in versi Massimiliano (1902), il poemetto storico, Il sangue dei profeti (1905) e la sua autobiografia Across Spoon River (1936).

Spoon River, l’elogio della normalità

L’Antologia di Spoon River si compone di 243 epitaffi più i versi del componimento messo come prologo La collina. Si tratta di liriche che narrano le vicende di vita comune degli abitanti di Illinos, cittadina sulle rive del fiume Spoon. Tutte le poesie sono una sorta di monologo dei singoli protagonisti dei componimenti, versi in cui si raccontano frangenti delle loro vite; attimi in cui le loro esistenze sono state fissate in un “momento decisivo”. L’umanità che popola L’Antologia di Spoon River è alquanto varia: negozianti, affaristi, vagabondi, casalinghe, soldati, maestre di scuola, giudici, ubriachi, giornalisti; tutte vite apparentemente normali che nascondono, tuttavia, i drammi universali di ogni comunità umana.

I versi della raccolta sono particolarmente drammatici in quanto parlano di ipocrisia, di denaro, di invidia, di ideali traditi, di umiliazioni personali, di potere che hanno condotto gli uomini e le donne di Illinos a situazioni disperate, di rassegnazione e pessimismo. È il caso dell’epitaffio di Nellie Clark, una ragazza stuprata in giovane età e per questo messa ai margini dalla comunità di Illinos non appena si seppe della sua vicenda, dove Lee Masters affronta soprattutto il tema del pregiudizio e della discriminazione sociale; è il caso di Whedon, direttore di un giornale locale la cui storia fa risaltare soprattutto l’ipocrisia umana; è il caso del Procuratore di Stato Fellas, in cui il poeta americano fa emergere i lati di una società americana dominata da un puritanesimo asfissiante; è il caso di Yee Bow, immigrato cinese, che muore dopo una lite con il figlio del locale Pastore e che fornisce a Lee Masters il motivo per parlare dell’oblio della memoria.

Lee Masters mette a nudo il ‘900

Come è stato ben messo in evidenza, con L’Antologia di Spoon River, Lee Masters cerca di “mettere a nudo, in un primo novecento fortemente puritano, una galleria di intimità segrete e imbarazzanti, un susseguirsi di rivelazioni scisse l’una dall’altra ma unite dal senso di fallimento senza spazio né tempo che contraddistingue ogni individuo, [dove] il filo conduttore è proprio lo squallore del fallimento, frutto di ambizioni deluse”. Non c’è dubbio che nelle pagine del suo capolavoro, Lee Masters mostra la capacità di evidenziare l’universalità della condizione umana tramite l’escamotage della confessione personale del defunto come se, in maniera a dir poco paradossale, solamente dopo la propria morte, i protagonisti della cittadina di Spoon (che lo stesso poeta definiva “briciole di pane in una vaschetta di pesci rossi”) riescono a trovare la giusta dimensione esistenziale.

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