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Ivan Talarico e Luca Ruocco, niente di nuovo sotto il suolo

Ivan Talarico e Luca Ruocco ci raccontano il loro ultimo spettacolo, Niente di nuovo sotto il suolo, la trilogia composta da La variante E.K., gU.F.O. e Operamolla. 

Sold out e tre serate speciali per Niente di nuovo sotto il suolo in scena lo scorso gennaio al Teatro dell’Orologio di Roma.  Il pubblico ha accolto con grande calore e tantissime risate lo spettacolo nonostante affronti tematiche importanti come il suicidio, l’alienazione e la malattia. Ma è vero, il linguaggio, i giochi di parole, i doppi sensi, l’umorismo di Ivan e Luca rapiscono, proprio come gli alieni di uno dei loro spettacoli, trasportando lo spettatore in un mondo surreale fatto anche di grande leggerezza.

“Gli spettacoli sono stati ideati e prodotti tra il 2013 e il 2015 partendo da un momento di forte disagio artistico e umano e lavorando su tre tematiche molto serie e delicate. Ancora oggi non riusciamo a spiegarci bene perché questi spettacoli facciano molto ridere. Forse questa trilogia ci aiuterà a capirlo. Nostro malgrado”. Ivan e Luca

Prima di tutto: Quando e come si incontrano Ivan e Luca? Quando e come nasce il vostro sodalizio artistico?

[Ivan]: Al primo anno di liceo scientifico. Un bel giorno ci costringono a sederci allo stesso banco. Scambiamo due parole e l’antipatia è immediata. Ci confrontiamo sui temi della scolastica e della retorica e il fastidio aumenta. Poi io vedo i suoi disegni e lui scopre che scrivo canzoni, così l’interesse reciproco ci porta a scrivere insieme (brutti) fumetti. Poi tutto il resto, senza che la simpatia sia mai intervenuta. Se ci trovassimo simpatici sarebbe la fine. Forse continuiamo solo perché diversi e parzialmente insopportabili.

Come nascono i vostri spettacoli? Vi sedete a tavolino e “create”? 

[Luca]: Sì, esatto. Il tavolino ha un ruolo fondamentale durante la prima fase della costruzione dei nostri spettacoli; è la parte creativa che precede le prove e la messa in scena, che poi è quella che personalmente ci soddisfa di più. Il nostro ufficio al terzo piano della Rampa Prenestina e il tavolo sono le location di scambi di idee e suggestioni, della stesura di scalette di titoli e brevi scene che poi lievitano pian piano e diventano nel giro di qualche mese il testo da cui nascerà il nostro spettacolo. Nel periodo di ideazione e scrittura ci vediamo con continuità, quasi esclusivamente di mattina. Come se fossimo ancora al liceo.

Quanto c’è di autobiografico nelle vostre opere?

[Luca]: Tutti i nostri spettacoli nascono o inglobano fatti, personaggi, emozioni o atmosfere che abbiamo vissuto abbastanza da vicino. Non li definirei però “autobiografici”, anche se spesso qualcosa appartiene al mio vissuto o da quello di Ivan.

Il pubblico interagisce nei vostri spettacoli diventando uno dei protagonisti e l’improvvisazione e la creatività diventano fondamentali. Che ruolo ha esattamente nei vostri spettacoli?

[Ivan]: Fino al 2009 siamo stati in tre, al nostro fianco Lorenzo Vecchio che poi è uscito dalla compagnia. Ci siamo sentiti soli, molto soli. All’inizio portare il pubblico in scena serviva a farci compagnia, una compagnia teatrale, intendiamoci e a vincere la noia delle repliche, portando una variante all’interno del nostro modo di fare teatro, che poi sarebbe stata La Variante E.K. (il titolo del primo spettacolo, in cui E.K. è il protagonista, scelto tra gli sconosciuti del pubblico). Inoltre aveva la funzione di mettere in discussione la nostra scrittura consolidata in una rete più viva e cangiante. Fino all’ultimo spettacolo “Operamolla” in cui, dal coinvolgimento di un singolo spettatore, riusciamo a portare fisicamente con noi tutta la platea. E non solo fisicamente.

Che tipo di pubblico viene a vedervi?

[Ivan]: Viene a vederci un pubblico misto: nostalgici, avanguardisti, distratti, impassibili, cedevoli, arguti… persone diverse per fascia d’età, interessi e valori. Un pubblico, insomma.

Parlateci del vostro ultimo spettacolo. In particolare mi ha interessato molto il tema di gU.F.O., perché proprio gli alieni?

[Luca]: Niente di nuovo sotto il suolo è una trilogia formata dai nostri ultimi tre spettacoli: La variante E.K., gU.F.O. e Operamolla. Tutti e tre tenuti insieme da un filo rosso che li avvicina per tematica: siamo partiti affrontando il tema del suicidio, nel primo, per poi passare all’alienazione e alla malattia. Tutti temi assolutamente seri e, per certi versi, cupi che cerchiamo di affrontare dal di dentro, esaminandone e facendone venire a galla gli spigoli più bizzarri, umoristici e surreali.  Per quanto riguarda gU.F.O., l’ufologia è un tema per noi molto interessante: i protagonisti dello spettacolo sono due gufi, Luigino e Marisa, che vivono da sempre asserragliati all’interno del loro appartamento e della loro vita di coppia, mentre fuori alcuni visitatori extra-terrestri tentano di conquistare il pianeta Terra. Gli studi sull’ipnosi regressiva di Corrado Malanga, che ci ha anche onorato della sua presenza in uno dei trailer dello spettacolo, sono arrivati dopo, inserendosi come cornice perfetta quando lo scheletro dello spettacolo, con l’alternanza di gufi e alieni, era già stato concepito.

Qual è il vostro personaggio storico preferito e perché?

[Ivan]: Sicuramente Gesù Cristo, perché è l’esempio più evidente di come la realtà storica sia stata fraintesa e manipolata da e per le masse. Una commedia degli equivoci avvitata su una sola persona che, suo malgrado, cercava di fare del suo meglio in maniera estrosa e originale, codificata addirittura da una religione che ignora la sua storia e vanifica la sua leggenda. È divertente.

Come è stata accolta la trilogia? Lo spettacolo, a grande richiesta del pubblico, è stato prorogato con altre tre repliche, cosa avete provato?

[Luca]: La trilogia è stata accolta davvero bene. Tre repliche straordinarie, dopo una settimana di sold out. Non possiamo davvero lamentarci. Peccato, perché è una delle cose che ci riesce meglio. Siamo campioni di lamentela e negatività mam questa volta, nostro malgrado, siamo davvero contenti. Scherzi a parte, la cosa che più ci soddisfa è il poter raccogliere i feedback degli spettatori a spettacolo concluso, e il verificare che la modalità che usiamo per affrontare i temi “importanti” riesce a sorprendere e divertire la gente, senza distrarla dal nostro invito alla riflessione. E’ quello che è successo anche durante Niente di nuovo sotto il suolo.

Ce ne sono degli altri in cantiere? Potete anticiparci qualcosa sul vostro prossimo lavoro?

[Ivan]: Cerchiamo anche noi delle anticipazioni. Per ora ci sono degli input: la voglia di andare oltre la trilogia, rinnovare le tematiche e i modi, intensificare il lavoro. Ma più di questo ancora non sappiamo.

Luca, ho letto che hai da sempre una grande passione per il cinema horror. Come nasce l’amore per questo genere in particolare?

[Luca]: Confermo. E’ la mia grandissima passione. Credo sia partito tutto dai racconti di spiriti e strane creature con cui mio nonno mi intratteneva fin da piccolissimo. Da quel momento ho maturato un naturale amore verso ogni genere di mostro. Intorno ai 9 anni, poi, l’incontro con il Dylan Dog di Tiziano Sclavi è stata la conferma definitiva di un amore mai più finito, che mi ha portato dritto al cinema horror. Nella mia vita parallela collaboro con giovani produzioni cinematografiche come la Revok Film e con riviste di genere come Splatter e Mostri e faccio parte dello staff organizzativo del Fantafestival di Roma, oltre ad aver fondato il portale InGenereCinema.com.

Il tuo film o regista preferito?

L’horror a cui sono più affezionato è La casa di Sam Raimi, ma il mio preferito è il Nosferatu di Herzog. Amo il cinema di Mario Bava e Dario Argento, ma tra i registi horror contemporanei suggerisco di tenere d’occhio la filmografia di Rob Zombie.

E a te invece Ivan, oltre il teatro cosa ti appassiona?

[Ivan]: Già il teatro, a dire il vero, mi appassiona poco. Salvo rari momenti di folgorazione, quando non vedo la scena viva mi scivola addosso. Preferisco la musica e la scrittura, ma è un periodo storico in cui ascolto e leggo poco e son più concentrato nella composizione. In realtà mi appassiona la vita, la natura quando c’è, la città quando non c’è altro, gli eventi climatici, i rapporti tra le persone, gli imprevisti scarti della realtà e alcune, poche, sublimità artistiche.

 Quanto sono “green” Ivan e Luca?

[Luca]: Poco. Meno di quello che dovremmo, sicuramente. Se vuoi, però, possiamo fornirti degli alibi a nostra discolpa.

 Com’è la vostra giornata tipo?

[Ivan]: L’unica cosa più o meno costante è il vedersi quasi ogni mattina, io e Luca. Il resto non ha forma, tranne le costanti: mangiare, dormire, parlare, muoversi, amare e disamare. A volte giriamo la giostra, a volte ci sediamo sul cavalluccio.

 Come vi trovate a Roma, la vostra città d’adozione?


 [Luca]:
Veniamo entrambi dalla Calabria. Io da Catanzaro, piccola città, Ivan da un paese vicino. Ci siamo spostati a Roma insieme, per l’università. E ci siamo rimasti, nonostante tutte le difficoltà. Roma è una città che tenta in ogni modo di obbligarti ad assumere un certo stile di vita e dei ritmi molto frenetici. E ci riesce molto bene. Ivan ha provato a fuggire via, ma poi ci è tornato. E di tanto in tanto sogna di scappare di nuovo, cercando di convincermi a seguirlo. Non penso ci riuscirà, odio i traslochi, e Roma lo sa.

Nei vostri spettacoli ci sono dei riferimenti all’ecologia, all’ambiente, al rispetto per gli animali?

[Ivan]: Ci sono gli animali, interpretati in maniera astratta. I cavalli cattivi ne “La variante E.K.”, i gufi apatici di “gU.F.O.”, i corvi fulminanti di “Operamolla”. Umanamente rispettiamo ed amiamo molto animali e natura, artisticamente un po’ meno, in scena la realtà è un’altra. Non portiamo valori, non in maniera diretta. Spingiamo all’estremo le conseguenze di quello che vediamo.

Pensate che il teatro, gli artisti, debbano in qualche modo sensibilizzare le persone verso questo tema?

[Luca]: Se l’artista in questione sente di doverlo fare, se vive questo tema davvero da vicino, certo. Non credo, però, ci sia un tema che un artista debba affrontare a priori, se la sua sensibilità non lo mette in condizioni di calarcisi all’interno.

 Luca e Ivan, cos’è che riciclereste di voi e cosa invece buttereste via?

[Ivan]: Ricicleremmo lo sguardo e l’energia. Butteremmo via le idee, una volta consumate, e la fatica.

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