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Jules Verne e l’informazione del futuro

Jules Verne

Lo scrittore francese Jules Verne

Tra gli scrittori di tutti i tempi che hanno colpito maggiormente l’immaginario, non solo degli adolescenti ma anche degli adulti, uno tra i più famosi è senza dubbio Jules Verne. Il fascino esercitato dalle opere dell’autore francese non si è mai offuscato con il passare del tempo ma, anzi, al contrario, si è rafforzato grazie all’inesauribile fantasia, al vibrante umorismo e alla capacità di anticipare importanti scoperte scientifiche. E, con tutta probabilità, non si sarebbe neppure potuta concepire l’evoluzione del giornalismo moderno. È il caso del suo La giornata di un giornalista americano nel 2890 (Ibis, 2004)

Jules Verne, uno sguardo sul futuro

La giornata di un giornalista americano nel 2890

Pubblicato nel febbraio del 1889 dalla rivista americana The Forum, Verne immagina un’ipotetica società in un futuro molto lontano. Al centro di tutte le vicende che scorrono tra le pagine del libro, vi è Francis Bennett, magnate dell’informazione e proprietario di un influente giornale dall’emblematico nome di Earth-Herald. Il suo quotidiano, diffuso tramite il telefono e il ‘fonografo’, incarna quella che sarà l’informazione del futuro secondo Jules Verne.

Non più un giornale su carta stampata e venduto tramite le tradizionali edicole ma un organo d’informazione in cui le notizie, i commenti e le cronache vengono trasmesse a voce dai giornalisti a tutti gli abbonati del quotidiano. E qui c’è un particolare importante che Jules Verne non dice ma fa intuire tranquillamente e cioè che il pubblico del giornale costituisce una mera realtà passiva, un consumatore di informazione senza la possibilità di formarsi una propria opinione in merito agli eventi e senza la possibilità di esercitare alcuna critica rispetto a ciò che fornisce il giornale di Bennett: “Ogni mattina in luogo di essere stampato, come nei tempi antichi, l’Earth-Herald è ‘parlato’: è in una rapida conversazione con un reporter, un uomo politico, o uno scienziato, che gli abbonati vengono a conoscere ciò che può loro interessare. Quanto ai compratori spiccioli, si sa, per qualche soldo, essi prendono conoscenza dell’esemplare del giorno dentro ad innumerevoli cabine fonografiche”.

La stanza dei romanzieri

Jules Verne ci racconta così la giornata tipo di questo giornalista ed editore, seguendolo mentre si aggira tra i piani della sede che ospita il suo quotidiano e sullo sfondo di una città dove gli spostamenti delle persone avvengono tramite normale trasporto aereo o in tubi pneumatici che corrono tra le sponde dell’Oceano Atlantico e dove la temperatura viene mantenuta costante durante tutte le stagioni dell’anno.

La copertina di “La giornata di un giornalista americano nel 2890”

La prima visita è alla sala dei romanzieri, un’immensa stanza sovrastata da un’enorme cupola trasparente dove “in un angolo, diversi apparecchi telefonici per mezzo dei quali i cento letterati dell’Earth-Herald raccontano cento capitoli di cento romanzi ad un pubblico impaziente”. Dopo aver passato in rassegna la stanza dei romanzieri, Francis Bennett va a fare visita in un’altra zona dell’edificio, ossia la sala dei giornalisti. Qui circa millecinquecento reporter comunicano agli abbonati le notizie: “L’organizzazione di questo servizio incomparabile è stata più volte descritta. Oltre al suo telefono, ogni reporter ha davanti a sé una serie di commutatori, che permettono di instaurare una comunicazione con quella o quell’altra linea telefotica. Gli abbonati hanno dunque non solo il racconto, ma la visione degli avvenimenti, ottenuta attraverso la ‘fotografia intensiva’”. Adiacente alla sala dei reporter vi è poi il dipartimento pubblicità del giornale che ricava la maggior parte dei suoi introiti sulla “pubblicità atmosferica”, ossia sulla pubblicità che viene proiettata sulle nuvole, in modo che essa possa essere vista dalle popolazioni di intere città o anche di interi Paesi: “Sono degli immensi cartelloni, riflessi dalle nubi, e la cui dimensione è tale da permettere di scorgerli in un’intera regione. Da questa galleria, mille proiettori erano occupati senza sosta a lanciare verso le nubi, che li riproducevano a colori, questi annunci smisurati”. Il giornale di questo magnate è in realtà il perno attorno al quale ruotano grandi interessi economici e politici. Francis Bennett non è solamente un giornalista, è soprattutto un finanziere che investe in ricerche scientifiche, imprese spaziali e grandi attività imprenditoriali. È un uomo che gode di un potere politico così forte che, grazie al controllo dell’informazione, diventa il vero dominus del mondo nel 2890.

 Ha propri colloqui con capi di Stato ai quali indica la linea politica da seguire, stipula accordi commerciali e finanziari nei suoi incontri d’affari e si prodiga nell’attività di mecenate di artisti e scienziati. E guadagna tanti soldi: “L’indomani, 26 luglio 2890, il direttore dell’Earth-Herald ricominciava la sua tournée di venti chilometri attraverso i suoi uffici, e, la sera, dopo che il suo totalizzatore aveva terminato di operare, fu calcolato il guadagno della giornata in duecentocinquantamila dollari – cinquantamila in più della vigilia. Un buon mestiere, il mestiere di giornalista alla fine del XXIX secolo”.

Il destino della carta stampata secondo Jules Verne

Anche in questa produzione letteraria meno nota rispetto alle sue opere più famose, Jules Verne ci stupisce per la sua capacità di riuscire a scrutare molto lontano e a descrivere un futuro che nessuno sarebbe riuscito a immaginare all’epoca. È un Jules Verne che si inserirebbe perfettamente nel dibattito attuale circa il destino della carta stampata, della diffusione delle informazioni e del rapporto con il potere politico. Emergono in tutta evidenza la ricchezza e la complessità della produzione letteraria di Jules Verne che, come ha brillantemente scritto Emile Zola, “ha portato alle estreme conseguenze ciò che la scienza considera possibile in teoria, ma che nessuno è riuscito finora a mettere in pratica”.

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