Home C'era una volta Max Yasgur, l’uomo di Woodstock

Max Yasgur, l’uomo di Woodstock

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L’8 febbraio 1973 muore a cinquantatré anni per una crisi cardiaca Max Yasgur, il proprietario della fattoria sui cui terreni nel 1969 si è svolto il Festival di Woodstock.

Voi avete dimostrato qualcosa al mondo…

Sono rimaste famose le sue parole, pronunciate dal palco al termine del Festival nelle quali è riassunta la filosofia hippy: «Questo è il più grande gruppo di persone che si sia mai radunato in un unico posto… Credo che tutti voi abbiate dimostrato qualcosa al mondo, e cioè che mezzo milione di giovani possano stare insieme e divertirsi ad ascoltare musica, nient’altro che divertimento e musica. Che Dio vi benedica per questo!». Da tre anni era alle prese con i guai legali derivati da quell’evento. Era stato infatti citato in tribunale dai proprietari dei terreni confinanti che chiedono trentacinquemila dollari di risarcimento per i danni provocati dal pubblico alle loro proprietà.

Non ho quei soldi

Quando era stata notificata la citazione non aveva fatto commenti limitandosi a chiarire la sua posizione: «Non ho tutti i soldi che mi chiedono. Andrò davanti ai giudici e glielo dirò…». Pratico più che rassegnato, per lui il mondo era più semplice di come volevano farlo apparire gli altri. Nella battaglia legale non poteva contare sul sostegno di nessuno. Anche i protagonisti del Festival di Woodstock, divenuti improvvisamente delle star, erano lontani, impegnati a far fruttare l’inaspettata popolarità. La causa si trascina per molto tempo, ma non approda a niente, anche perché il buon Max con la sua semplicità troverà un modo originale per uscirne morendo d’infarto e lasciando tutti con un palmo di naso…

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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