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Silvana Fioresi, la cantante che perse la voce

Poco dopo le 13 del 17 giugno 1948 negli studi RAI di Roma in Via Asiago l’orchestra del maestro Armando Fragna sta eseguendo una serie di brani musicali. In quel periodo tutto si svolge in diretta e al microfono si alternano, uno dopo l’altro, le voci soliste della formazione, tra cui spiccano i nomi di Silvana Fioresi e Claudio Villa.

Un boato interrompe il programma

Alle 13,13 un boato interrompe il programma. È esploso il compressore che alimenta l’impianto dell’aria condizionata. Tra le fiamme, il fumo e i gas, operai, impiegati, tecnici, musicisti e cantanti cercano disperatamente di mettersi in salvo nel dedalo di studi e corridoi. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco evita il peggio, ma il bilancio finale è ugualmente impressionante: nove ustionati, duecento feriti e un numero incalcolabile di intossicati dai gas ammoniacali. Tra questi c’è la cantante Silvana Fioresi, svenuta e soccorsa da Claudio Villa e dal regista Riccardo Mantoni. Le condizioni della cantante non sono gravi, ma l’esposizione ai gas ammoniacali sembra aver compromesso in modo definitivo le sue corde vocali. I primi medici che la visitano scuotono la testa. La sua carriera sembra finita lì. All’anagrafe il suo cognome è La Rosa, perché suo padre è il violinista Adriano La Rosa.

Un abbandono e un ritorno

Nata a Genova nel 1921, a nove anni emigra con la famiglia a El Salvador. Tornata in Italia si diploma in pianoforte e canto al Conservatorio di Torino e nel 1940 debutta alla radio, insieme a Norma Bruni e Aldo Donà, interpretando Besame. La sua voce ricca di swing è ormai popolarissima quando, alla fine del 1943, lascia la musica. Dopo la Liberazione, però, torna sui suoi passi e riprende l’attività a Milano con le orchestre di Gorni Kramer e di Luciano Zuccheri. L’incidente del 17 giugno pare troncare per sempre le sue velleità, ma lei non s’arrende. Siccome i gas hanno intaccato solo in parte il suo apparato vocale, decide di sottoporsi a una lunga e faticosa terapia di rieducazione fonetica. Un anno dopo ha recuperato quasi completamente le potenzialità vocali originarie e ricomincia a cantare. Non resterà, però, in Italia. Scritturata per una breve tournée sudamericana rimarrà nel Nuovo Continente per quasi vent’anni diventando una delle interpreti più apprezzate. I suoi dischi arriveranno al vertice delle classifiche di vendita in Argentina, Cile, Brasile, Uruguay, Columbia, Venezuela e Repubblica Dominicana. Tornerà in Italia soltanto nel 1967 e nel 1971 registrerà una serie di dischi antologici con Dino D’Alba.

 

 

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