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Suzi Quatro, la ragazza del glam

Il 3 giugno 1950 nasce a Detroit, nel Michigan, Suzi Quatro. Piccola di statura e fisicamente più simile a uno scricciolo che a una rockstar, sul palco si trasforma. Con il suo basso e la sua giacca di pelle nera, è una delle prime donne capace di misurarsi con i maschi del rock sul loro stesso terreno: la grinta e la spigolosità del messaggio musicale.

Ragazzaccia dei circuiti alternativi

Figlia del pianista jazz Arthur Quatro, a otto anni debutta su un palcoscenico suonando i bongos nella band del padre, l’Art Quatro Trio. Innamorata della musica nera a quattordici anni canta con il nome d’arte di Suzi Soul. Nel 1965, con la sorella Patti e tre compagni di scuola forma i Pleasure Seekers una soulband dalla vita breve che chiude i battenti dopo un paio di dischi. Nel 1968 aggiunge alla formazione la sorella più giovane, Nancy, e ribattezza il gruppo con il nome di Cradle ritagliandosi un discreto spazio nei circuiti alternativi con gli Amboy Duke di Ted Nugent, Mitch Ryder e gli MC5. All’inizio degli anni Settanta il produttore Mickie Most la convince a trasferirsi in Gran Bretagna. Qui forma una nuova band con il chitarrista Len Tuckey, il batterista Keith Hodge e il tastierista Alastair McKenzie.

Uno dei fenomeni musicali più eclatanti del glam rock

Nel mese di maggio del 1973, dopo un tour al fianco degli Slade, la sua canzone Cant the can arriva al vertice della classifica delle vendite e fa di lei uno dei fenomeni musicali più eclatanti del glam rock. Strapazza i colleghi maschi sfidandoli sullo stesso terreno con una grinta da far paura e un basso elettrico più grande di lei. Diventa anche una bandiera per le sue coetanee: «L’industria discografica non crede al rock suonato dalle donne. Io sono stata la prima a rompere la crosta, adesso tocca voi». Non si cura dell’immagine, né dello stile, per lei il rock è energia. «Si può avere stile e si può avere grinta, ma non si possono avere tutti e due insieme», risponde a chi le suggerire di accentuare la sua femminilità. Quando nella seconda metà degli anni Settanta la sua popolarità inizia a declinare non accetta di riciclarsi. Preferisce pensare a se stessa e a Laura, la figlia nata dalla sua unione con il fido chitarrista Len Tuckey. Dopo un lungo periodo di silenzio, interrotto da qualche rara apparizione televisiva nelle vesti di attrice, sorprenderà pubblico e critica interpretando in teatro la parte della protagonista in una versione del musical “Anna prendi il fucile”.

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