Home C'era una volta Tommy Benford, la batteria dei Red Hot Peppers

Tommy Benford, la batteria dei Red Hot Peppers

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Il 19 aprile 1905 nasce a Charleston, in Virginia, il grande batterista Thomas “Tommy” Bedford, uno dei protagonisti dell’avventura dei Red Hot Peppers. Inizia a studiare musica al Jenkin’s Orphanage nel South Carolina insieme al fratello maggiore Bill, suonatore di basso tuba. Comincia a esibirsi giovanissimo con l’orchestra dell’Istituto e nel 1914, quando non ha ancora compiuto dieci anni, partecipa alla tournée che la stessa effettua in Inghilterra. Tornato negli Stati Uniti inizia a studiare batteria con Steve Wright e Herbert Wright. Nei primi anni Venti si fa conoscere tra gli appassionati suonando con il Green River Minstrel Show. In quel decennio diventa molto popolare perché, dopo aver suonato con Elmer Snowden e aver registrato con la orchestra di Charlie Skeets i suoi primi dischi, viene scritturato insieme al fratello Bill da Jelly Roll Morton, per far parte di uno dei gruppi destinati a entrare nella leggenda del jazz: i Red Hot Peppers. Con questo gruppo prende parte a New York a una delle sedute di registrazione più importanti della storia del gruppo di Morton, quella che l’11 giugno 1928 regala al mondo brani come Kansas City Stomp, Shoe Shiner’s Drag, Bogaboo, Mournfull Serenade, Georgia Swing e Shreverport Stomp. Tommy partecipa poi ad altre registrazioni con i Red Hot Peppers nel 1930.

Il periodo europeo

La sua batteria non è però esclusiva di quel gruppo. Più o meno nello stesso periodo, infatti, suona anche con l’orchestra di Edgar Hayes, con quella di suo fratello maggiore Bill Benford e, per un pugno di settimane, con quella di Duke Ellington. Durante gli anni Trenta lavora per molto tempo in Europa, dove arriva dopo essere stato ingaggiato dal violinista Eddie South per una tournée al termine della quale decide di fermarsi. In questo periodo “europeo” suona con Freddy Taylor, Garland Wilson, Louis Bacon, Freddy Johnson e dal 1938 con Willie Lewis, Coleman Hawkins e Bill Coleman. Proprio con quest’ultimo incide vari dischi, alcuni dei quali registrati a Parigi per la Swing con una formazione che comprende anche Stéphane Grappelli e Django Reinhardt.

Una batteria vagabonda

Tornato negli Stati Uniti nel 1943 suona con Noble Sissle e, dal 1946 al 1948, con Snub Mosley, per poi entrare a far parte dell’orchestra di Bob Wilber. Instancabile vagabondo agli inizi degli anni Cinquanta torna in Europa con Jimmy Archey. Suona poi con Rex Stewart e Muggsy Spanier prima di accettare le proposte di vari gruppi dixieland che si esibiscono al Central Plaza e al Jimmy Ryan’s di New York. Gli anni successivi lo vedono alla batteria della band di Freddy Johnson, poi con la Jazz Train Revue noncké con i gruppi di Joe Thomas, Edmond Hall e Danny Barker. Alla metà degli anni Sessanta diminuisce progressivamente l’impegno pur non disdegnando di tanto in tanto di ritornare sulle scene. Negli anni Settanta partecipa all’avventura della Harlem Blues and Jazz Band di Clyde Bernhardt. La sua ultima apparizione risale alla Grande Parade du Jazz di Nizza nel 1975. Muore il 24 marzo 1994 a Mount Vernon, New York.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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