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Trovata plastica nei muscoli dello squalo

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plastica nei muscoli dello squalo

Nei muscoli dello squalo elefante, il pesce piu’ grande del Mediterraneo, sono state trovate tracce di plastica. Lo ha scoperto lo studio Ose (Operazione squalo elefante) presentato a Berlino durante la Conferenza sui rifiuti marini organizzata dalla Commissione Europea insieme al ministero tedesco dell’Ambiente.

Trovata plastica nei muscoli dello squalo

La ricerca – condotta dall’associazione MedSharks e dal Settore conservazione natura di CTS con il sostegno della Fondazione Principe Alberto II di Monaco e a cui ha collaborato l’universita’ di Siena – ha scoperto ”la presenza di tracce di ftalati, che non si trovano in natura ma sono additivi aggiunti alla plastica per renderla malleabile, nei muscoli dello squalo elefante”, spiega all’ANSA la coordinatrice del progetto, Eleonora de Sabata. ”Cio’ significa che gli squali elefante, gli unici squali insieme a quelli balena a nutrirsi di plancton, hanno mangiato la plastica che galleggia in mare e l’hanno anche assimilata”.

E’ la prima volta che viene trovata plastica in animali così grandi

Le conseguenze dell’assimilazione della plastica non sono al momento note, afferma de Sabata, ”ma sappiamo che gli ftalati hanno la potenzialita’ di modificare il sistema endocrino, quindi la produzione degli ormoni”.

Gli ftalati  – come si legge su Wikipedia  – sono sostanze in genere poco solubili in acqua, molto solubili negli oli e poco volatili. In genere si presentano come liquidi incolori. Vengono ottenuti per esterificazione tra l’anidride ftalica e un alcol opportuno, generalmente compreso tra i 6 ed i 13 atomi di carbonio. Si tratta di composti appunto plastici.

”E’ la prima volta al mondo che questi composti vengono scoperti nelle carni di animali cosi’ grandi”, prosegue la coordinatrice dello studio, mentre invece sono stati gia’ individuati in pesci piu’ piccoli, ”ad esempio sgombri, sardine e gamberi”. Per sapere l’assimilazione della plastica si e’ verificata in altre specie di squalo, che si nutrono di pesci e altri animali marini, ”serviranno altre ricerche”.