Home C'era una volta Eddie Constantine, il duro dalla voce calda

Eddie Constantine, il duro dalla voce calda

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Il 25 febbraio 1993 muore a Wiesbaden, in Germania l’attore e cantante Eddie Constantine. Con il sorriso largo da conquistatore accompagnato da una piega di ironia e il cappello stile Borsalino, un po’ da duro ma senza esagerare, insieme a Josephine Baker è uno dei pochi statunitensi che possa vantarsi di essere stato capace di conquistare il cuore del diffidente pubblico francese.

Un cantante lirico mancato

Edward Constantinowsky, questo è il vero nome di Eddie Constantine, nasce a Los Angeles in California il 29 ottobre 1917. Suo padre è un baritono russo che lo costringe Edward a studiare musica e canto. Nei sogni del ragazzo però non c’è l’opera lirica, ma i palcoscenici di Broadway. Per questo parte ancora adolescente per New York r per garantirsi il minimo necessario a sopravvivere accetta lavoretti saltuari finché riesce a farsi scritturare in un locale famoso come il Radio City Music Hall dove avviene la svolta destinata a cambiargli per sempre la vita. Il destino ha il corpo seducente e gli occhi ammalianti di Hélène Mousill, una giovane danzatrice del Balletto di Montecarlo. Proprio per raggiungere lei nel 1949 sale su un piroscafo che lo porterà in Europa verso un nuovo e inaspettato destino. Eddie Constantine sbarca sulle coste francesi, raggiunge l’amata Hélène, la sposa e insieme a lei si trasferisce a Parigi.

Il successo nella musica e nel cinema

È il 1949 e il giovane russo nato e cresciuto negli Stati Uniti respira a fondo l’aria degli chansonnier. La sua voce morbida e impostata alla maniera dei crooner statunitensi sembra nata per esaltare i colori della canzoni di quell’epoca. In breve diventa uno dei beniamini del pubblico parigino ottenendo anche varie scritture in programmi radiofonici di successo. Anche il cinema si accorge di lui e nel 1952 gli fa vestire per la prima volta i panni del duro detective privato statunitense Lemmy Caution in “La môme vert-de-gris”, ispirato ai romanzi di Peter Chesney e arrivato in Italia con il titolo “F.B.I. Divisione criminale”. Nel corso degli anni seguenti veste anche i panni del detective Nick Carter, specializzandosi nei ruoli da duro senza mai prendersi troppo sul serio. È proprio quella sottile vena d’ironia che gli consente di passare indenne lo scorrere del tempo senza diventare una grottesca ripetizione di se stesso. Proprio questa sua capacità attira l’attenzione di registi come Jean-Luc Godard che danno nuove sfumature al suo personaggio. Negli anni Settanta si avvicina al nuovo cinema tedesco e lavora con Peter Lilienthal e Rainer Werner Fassbinder. Pur riducendo molto la sua attività non si ritira mai dalle scene.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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