Home Eco Cultura Caproni poeta, il monito in “versicoli quasi ecologici”

Caproni poeta, il monito in “versicoli quasi ecologici”

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Giorgio Caproni è stato un poeta, un critico letterario e un traduttore italiano. Nato a Livorno il 7 gennaio del 1912 è morto a Roma il 22 gennaio del 1990.

Giorgio Caproni, “versicoli quasi ecologici”

E’ evidente che nella lirica “versicoli quasi ecologici” (tratta dalla raccolta Res Amissa) il poeta quasi ottantenne considerava la poesia come ricerca vana ma ininterrotta di cose che un tempo appartenevano all’uomo e a quella civiltà contadina che Caproni aveva avuto modo di conoscere nei primi decenni del ‘900. E, forse, una delle cose perdute che il poeta richiama con nostalgia è proprio lo sfruttamento equilibrato e rispettoso dell’uomo sull’ambiente.

Per Caproni l’equilibrio Essere Umano – Natura è stravolto principalmente dall’uomo che si crede immune da qualsiasi conseguenza innescata dal proprio agire. La specie umana è la sola in grado di costruire il proprio suicidio collettivo e deturpando la natura l’uomo distrugge se stesso in un atto presuntuoso e irresponsabile. Al contrario, la natura non ha bisogno dell’uomo per vivere.

VERSICOLI QUASI ECOLOGICI

tratto dalla raccolta Res Amissa

Non uccidete il mare, 
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
 (il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
 anche di questo è fatto
 l’uomo.
E chi per introito vile
fulmina un pesce, un fiume, 
non fatelo cavaliere 
del lavoro.
L’amore
 finisce dove finisce l’erba
 e l’acqua muore.
Dove,
 sparendo la foresta
 e l’aria verde, chi resta 
piange
nel sempre più vasto
 squallore vedendo la terra
ridursi da un capo all’altro
 a un misero paese guasto.

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