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Green economy, un nuovo approccio all’economia

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Secondo l’economista tedesco Joseph Schumpeter la crisi che stiamo vivendo è la normale alternanza prevista dal nostro sistema economico, un sistema che elimina le imprese meno competitive ed obsolete e lascia spazio di crescita all’innovazione tecnologica e di idee. Questo significa che l’attuale crisi potrebbe costituire anche per l’Italia, un’opportunità per rifondare la propria economia. Ed è proprio quello che sta accadendo: il nuovo si chiama green economy.

Green economy in crescita

I dati che vi stiamo per elencare sono incoraggianti. Negli ultimi tre anni, un’azienda italiana su quattro ha investito in prodotti e tecnologie green. Si tratta di 370mila imprese che hanno assunto nel 2011 oltre 220mila figure professionali riconducibili alla green economy. La chimica, la meccanica, l’elettronica e l’agroalimentare puntano sempre più frequentemente sulla riconversione green.

Aumenta l’agricoltura biologica

L’ultimo rapporto sulla situazione dell’agricoltura biologica ad esempio, ha illustrato recentemente che, nel nostro Paese come nel resto del mondo, la produzione biologica ha conquistato fasce importanti di mercato collocando l’Italia tra i primi 10 paesi con superficie agricola più elevata, avendo 1,1 milioni di ettari dedicati all’agricoltura biologica. Per questo i prodotti bio sono destinati ad essere sempre meno di nicchia e sempre più di largo consumo. Troppo poco purtroppo si muove a livello politico: è finalmente pronta la bozza del decreto che andrà a modificare il meccanismo di attribuzione degli incentivi agli impianti da fonti rinnovabili, questa l’unica novità degna di nota, ma novità sostanziali di ampia veduta per ora non ce ne sono.

Sentire green

Ci conforta comunque che il viceministro allo Sviluppo economico e segretario generale della Fondazione Farefuturo, Adolfo Urso, abbia espresso una visione in linea con il “sentire green” : «L’Italia ha le risorse imprenditoriali e qualitative per vincere le sfide ambientali. Dobbiamo fare in modo che la difesa ambientale diventi un’opportunità per le imprese e non una penalizzazione». Speriamo bene.

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