Home C'era una volta Paul Jones lascia i Manfred Mann

Paul Jones lascia i Manfred Mann

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Il 18 agosto 1966 la notizia che da qualche giorno circola negli ambienti musicali britannici diventa ufficiale: il cantante Paul Jones lascia i Manfred Mann per continuare come solista e, pare, dedicarsi alla carriera cinematografica. Per sostituirlo verranno contattati prima Rod Stewart e Wayne Fontana, ma poi il posto verrà affidato a Mike D’Abo,

Una scelta personale

A detta dei media la fuga del cantante rischia di essere però un duro colpo d’immagine per la band fondata dal sudafricano Mike Lubowitz, in arte Manfred Mann. Paul Jones appartiene, infatti, al nucleo storico del gruppo e la sua figura carismatica ha avuto un ruolo determinante nel suo successo. I tentativi di trattenerlo non ottengono risultati anche perché, stando alle dichiarazioni, non c’è nulla di personale nella scelta di abbandonare il suo vecchio amico Lubowitz. Paul Jones se ne va perché è stanco delle continue mediazioni imposte dalla vita di un gruppo. Ha in mente un progetto solistico che si concretizza nella pubblicazione di dischi di scarso rilievo. Dal punto di vista musicale la sua scelta solistica non lascerà tracce consistenti almeno fino agli anni Ottanta, quando darà vita alla Blues Band con Tom McGuinness. Paul Jones trova, comunque un modo per caratterizzare con la sua personalità quegli anni anche al di fuori dell’esperienza dei Manfred Mann. Viene infatti scelto da regista Peter Watkins per interpretare la parte del protagonista in “Privilege”, uno dei film simbolo degli anni Sessanta.

La band sopravvive lo stesso

Nonostante le previsioni fosche sul loro destino i Manfred Mann, sopravviveranno anche senza il loro storico cantante. Prima di inserire in organico una nuova voce solista tentano, per la verità, di lasciare le cose come stanno pubblicando due EP strumentali Instrumental asylum e Instrumental assassination che, però, lasciano indifferente il pubblico. Abbandonata rapidamente ogni velleità di rinnovamento e inserito in organico il già citato Mike D’Abo, ritroveranno la strada del successo con brani di facile consumo, pur se non privi di originalità come Ha! Said the clown, My name is Jack, Fox on the run e Ragamuffin man, oltre alle dylaniane Just like a woman e The Mighty Quinn.

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".