Home C'era una volta Brucia la chitarra di Jimi Hendrix

Brucia la chitarra di Jimi Hendrix

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Che cos’è un “package tour”? È una sorta di “offerta speciale” per il pubblico che mette insieme artisti diversi sullo stesso palco. Il 31 marzo 1967 all’Astoria Theatre di Londra, in Finsbury Park fa il suo debutto un “package tour” con un pacchetto di artisti che sembra compilato appositamente per attrarre spettatori di ogni tipo e gusto. In una sorta di azzardata compilation, infatti, si alternano sul palco i Walker Brothers, il re del pop melodico Engelbert Humperdinck, il cantautore Cat Stevens non ancora convertitosi all’Islam e Jimi Hendrix con gli Experience.

Una mescola di artisti oggi inusuale

Una tale mescola di stili e generi musicali oggi farebbe accapponare la pelle, ma in quel periodo non è dissimile da altri “package”. È comunque certo che nessuno ricorderebbe quello spettacolo se Hendrix non l’avesse marchiato a fuoco, non solo per modo di dire. Fin dalle prime battute il chitarrista, da pochi mesi trasferitosi in Gran Bretagna alla corte di Chas Chandler, l’ex chitarrista degli Animals suo scopritore, estimatore e manager, fatica a reprimere la noia per quanto accade sul palco. Jimi detesta i tempi contingentati di quel genere di spettacolo e, ancor di più, non sopporta la superficialità con la quale il pubblico digerisce tutto. Quando sale sul palco è teso come un elastico. Mentre il basso di Noel Redding e la batteria di Mitch Mitchell pompano blues a tutta forza, Hendrix impressiona per il suo modo di trattare la chitarra. Spinge al massimo il volume degli amplificatori, lavora sulla distorsione del suono e introduce cacofonie mai ascoltate prima. Di fronte a tanta forza gli spettatori sono divisi. C’è chi si lascia catturare dal suo carisma trascinante e chi manifesta a gran voce il suo disappunto.

Il suono del fuoco

Jimi, sul palco, non si cura di nulla. La sua attenzione principale è concentrata sulla chitarra. Ne sfrega le corde contro l’asta del microfono, la stimola, la maltratta, la avvicina alla bocca e inizia a suonarla con i denti. Quando l’ultimo brano sta per finire appoggia la chitarra per terra, si inginocchia e le dà fuoco. La fiammata sembra avvolgerlo. Jimi si alza e guarda emozionato il suo strumento che brucia mentre gli amplificatori ne rimandano l’ultima lancinante distorsione. Poi si alza e se ne va. Il pubblico non s’è accorto, ma le sue mani sono state investite dalla prima fiammata. Rientrato tra le quinte dovrà essere accompagnato all’ospedale per essere medicato. Il “numero” della chitarra bruciata diventerà un classico delle sue esibizioni.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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