Home C'era una volta Jack Purvis, il trombettista rapinatore

Jack Purvis, il trombettista rapinatore

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Il 30 marzo 1962 muore a San Francisco, in California, il cinquantacinquenne trombettista Jack Purvis, uno dei personaggi più eccentrici della storia del jazz.

Irrequieto come tutti i grandi

Nato a Kokomo, nell’Indiana, impara a suonare la tromba fin da bambino e a quindici anni si esibisce con varie band della sua zona. Successivamente se ne va a Lexington, nel Kentucky dove viene ingaggiato dalla Original Kentucky Night Hawks. A soli vent’anni fa parte dell’organico della big band di Walter Kaufman e, dopo una breve esperienza con gli ensemble di George Cahart e Hal Kemp, nel 1930 entra nella formazione dei California Ramblers. Irrequieto come tutti i grandi strumentisti gira tra i vari gruppi e occasionalmente si esibisce come quarta tromba nella grande orchestra di Fletcher Henderson. A partire dal 1933 sembra aver trovato finalmente un approdo stabile con la band di Charlie Barnet e un lavoro fisso negli studi della Warner Bros, ma è soltanto un’illusione. Due anni dopo, tentato dall’idea di mettersi in proprio, forma un quartetto con il quale si esibisce a lungo al Club 18 di New York. Chiusa anche questa parentesi torna a vagabondare tra varie orchestre, tra cui quella di Joe Hymes e John Wynn.

Dieci anni di carcere senza attenuanti

Si incarica la sorte di frenare la sua irrequietezza. Nel 1937 viene arrestato per rapina a El Paso, nel Texas, e condannato a dieci anni di carcere senza alcuna attenuante. Li sconta tutti, ma non smette di suonare, anzi il periodo carcerario finisce per rappresentare la più lunga esperienza artistica della sua vita. Forma un’orchestra di detenuti, i Rhythm Swingsters, di cui è direttore, arrangiatore, pianista e trombettista e, a partire dal 1938, ottiene l’autorizzazione a trasmettere con regolarità i propri concerti dalla prigione sui canali di una emittente radiofonica. Quando, nel 1947, torna libero decide di chiudere con la musica. Se ne va in Florida e trova un impiego come pilota civile in una piccola compagnia aerea. Da quel momento se ne perdono le tracce. Le sue vicende di quegli anni, compresa la data della morte, sono state ricostruite dagli storici in un periodo successivo. Nel 1949, perso l’impiego come pilota, si adatta a fare il carpentiere a Pittsburg prima di imbarcarsi, come cuoco di bordo, su una nave in partenza da Baltimora. Sulla sua vita non mancano le leggende. La più suggestiva è quella di un haitiano che giura di averlo visto suonare Il volo del calabrone alternando tromba e trombone in un locale di Honolulu.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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